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Albagiara (OR)

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Albagiara (OR)

Messaggio da skywalker » 21/06/2018, 9:58

Albagiara (Ollasta in sardo[3]) è un comune italiano di 263 abitanti della provincia di Oristano in Sardegna.

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Storia
Albagiara fu in passato denominata Ollastra Usellus (già comune autonomo dal 1861 al 1927), per essere poi aggregata ad Usellus[4]. Riacquistò l'autonomia nel 1959 con la denominazione di Ollasta (L.R. n. 1), poi mutata in Albagiara nel 1964 (L.R. n. 9).


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Re: Albagiara (OR)

Messaggio da skywalker » 21/06/2018, 9:58

Monumenti e luoghi d'interesse
Siti archeologici
Nel territorio di Albagiara sono presenti cinque nuraghi:

Nuraghe Bingias
Nuraghe Furisinu
Nuraghe Lea
Nuraghe Lussorio
Nuraghe Porcili
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Re: Albagiara (OR)

Messaggio da skywalker » 21/06/2018, 9:58

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Re: Albagiara (OR)

Messaggio da skywalker » 21/06/2018, 9:59

Lingue e dialetti
La variante del sardo parlata ad Albagiara è il campidanese occidentale.

Economia
La sua economia si basa sulle attività agricole (oliveti) e sulla lavorazione del legno.
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Re: Albagiara (OR)

Messaggio da skywalker » 21/06/2018, 9:59

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Re: Albagiara (OR)

Messaggio da skywalker » 21/06/2018, 10:00

Albagiara, situata ai piedi del versante nord dell'Altopiano della Giara è un caratteristico centro dell'Alta Marmilla che conta circa 300 abitanti. Il paese apparteneva al giudicato di Arborea. L'antico nome del paese, Ollasta, venne cambiato nel 1962 in quello attuale a significare lo stretto legame che unisce il paese e i suoi abitanti all'Altopiano, anche se ancora oggi nel parlare comune la chiamiamo ancora con il suo nome d’origine.
Ollasta è un nome ricco di simbolismo: paese dell’ulivo, simbolo di pace. Olio simbolo di consacrazione e di mitezza.

Ma anche Albagiara ha un forte significato: dalla Giara spunta il sole, l’alba, speranza e vita.

Non si sa molto di Ollasta nell’antichità Quando è sorta? Nel suo territorio esistono numerosi nuraghi che ci fanno pensare a un’origine pre-romana.
Di età romana invece esistono nel paese esistono quattro abitati ove sono stati rinvenute tombe con corredo funerario e altri reperti, costituiti da tracce di muri appena affiorati dal terreno, massi di crollo , embrici e da abbondanti frammenti di ceramica.
Sono state rinvenute anche numerose monete e una statuetta in bronzo di Agrippina.
In Sardegna esistevano due villaggi e una diocesi che si chiamavano con questo nome:

La diocesi è più propriamente chiamata Ogliastra, ed è quella che fino all’anno 1927 ebbe sede a Tortolì, e che con bolla pontificia del 15 giugno 1927 ebbe nuova sede a Lanusei.
I due villaggi invece sono Ollasta-Usellus e Ollasta- Simaxis. Il paese era compreso nella diocesi di Ales ed era diviso in 4 vicinati:

Santu Pedru;
Planu-Ibba;
Pinna fiscura;
Su Forraxi.
La prima volta che troviamo il nome di Ollasta è nel libro delle decime pontificie del 1341 dove la chiamavano Ocliastra et Funtana probabilmente per qualche fontana antica del luogo oppure per la presenza nel suo territorio di numerose sorgenti d’acqua.
Il più vecchio registro che ora si possiede è intitolato Libro de la Iglesia de Santu Pedru de Ulastra de useddus, incomincia col 10 di Agosto quando era Canonico Andrea Loy. Come si vede in questo tempo la parrocchia è la chiesa di San Pietro, la chiesa di San Sebastiano non esisteva ancora. Le terre appartenenti alla parrocchia di San Pietro erano nelle seguenti località:

Su bau de s’ilixi;
Sa pira de nysi chiloni;
Is campus;
Sa funtana de su linabru;
Satu de pala mestia;
Cùcuru de Scovedu, Pranu Ibba;
Is corrias de bruncu Olìas;
Sa scala de crafai;
Santa Barbara;
Planu de mèndulas;
Is prunas;
Nuraxi Serci;
Sa bingia de Sisinni Misas;
Is corrias de Serra;
Santu Perdu Becciu;
Sa pira Roma;
Santu Giorgi;
Corrìas longas;
Cadèda;
Su forraxi;
Su cungiadeddu de Donnu Domigu Piga;
S’Argiola de Planu;
Su Pirastu.
Queste terre coltivate direttamente per conto della chiesa a grano o a fave, oppure date in affitto , o in parte lavorate a roadìa, la rendita era modesta e veniva impiegata per i restauri della chiesa per l’acquisto di cera o per arredi e paramenti.

Le persone secolari più importanti e fiduciarie dell’ autorità ecclesiastica nell’amministrazione della chiesa erano:

Giuliano Meli;
Salvatore Loru;
Antioco Piga;
Nicola Mameli;
Nanni Cicu;
Domenico Piga.

I canonici più importanti di Ollasta invece furono:

Andrea Loy (1591-1598)
Gerolamo Porcella (1600-1611)

I documenti di questa epoca danno al villaggio il nome Ulastra – Useddus; il significato è quello di Oliveto della Città Romana di Usellus.
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Re: Albagiara (OR)

Messaggio da skywalker » 21/06/2018, 10:01

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Una comoda strada collega il centro abitato con la splendida località di "Su Padenti", un bellissimo bosco di roverelle, sughere e lecci,al quale si accede, attraverso un sistema di sentieri bene indicato, all'altipiano della Giara dove è possibile incontrare i caratteristici cavallini.

Il territorio di Albagiara presenta un patrimonio archeologico di rilievo. Particolarmente interessanti appaiono i siti risalenti al periodo nuragico,tra i quali si segnalano il nuraghe di S.Lussorio dove sono ben evidenti anche i resti risalenti al periodo romano. Di notevole valore storico anche i siti di Nuraghe Bingias, Nuraghe Lea Nuraghe Cala Piscinas. Il centro storico si presenta particolarmente interessante con le sue tipiche case in pietra, alcuni antichi portali e "lollas".

Nel territorio di Ollasta –Albagiara figurano alcuni nomi di santi che fanno supporre l’esistenza di chiese in quella località: Santa barbara; Santu Perdu Becciu antecedente all’attuale chiesa di San Pietro ossia prima del 1500; San lussorio dove sino al 1700 si celebrava la festa. San Lussorio era un comandante dell’esercito romano, poi martire cristiano, che sostò nel territorio durante i suoi viaggi tra Kalaris e Forum Traiani(Fordongianus).

Ora la festa si celebra il 23 di settembre nella chiesa di San Sebastiano,risalente al XVI secolo.

Come abbiamo detto prima, esattamente sino al 2 febbraio del 1600 la parrocchia era San Pietro che conserva elementi architettonici riconducibili all’interno della cultura tardogotica sarda. La chiesa è stata restaurata nell’ultimo decennio del XX secolo, esiste tutt’ oggi con il ruolo di chiesa secondaria e custode dell’antico cimitero monumentale, essa costituiva il nucleo attorno al quale si sviluppava il centro abitato nel rione che ancora oggi ne porta il nome San Pietro.

San Sebastiano
La parrocchia di san Sebastiano fu invece eretta fra il 1615 e il 1621 , divenuta parrocchia nel 1632.
Fu il canonico prebendato Francesco Noga a iniziare il 22 maggio 1615 la chiesa di San Sebastiano. Alla costruzione lavorarono maestri costruttori tra i più rinomati dell’epoca in particolare l’architetto Sassarese Ambrogio Zichina, che in seguito fece in noce gli attuali stalli del coro della cattedrale di Ales.

La chiesa è lunga 23 metri, larga 6 e alta 7.
Già nel 1635 aveva due cappelle, riconoscibili a quelle in prossimità del presbiterio e, come questo volto, voltate a crociera con gemma pendula in chiave.
Il coro e le due cappelle precedentemente citate sono a volta solida, di stile gotico, a costoloni incrociati con rosone centrale, scolpiti con movimenti zoomorfi, fitomorfi, aniconici, le altre due cappelle, più recenti costruite intorno al 1705-1714 adiacenti alle precedenti hanno volta a botte, si affacciano sull’unica navata percorsa da tre archi diaframma e coperto da un tetto ligneo.L’edificio ha conservato alcuni arredi di pietra fra cui l’acquasantiera seicentesca con vasca di pietra sagomata ,policroma e cappotta di legno intagliato e dipinto, con plico dadiforme e la bella pila per l’acqua benedetta di arenaria modanata e scolpita a bassorilievi , con alto piedistallo a formelle fitoforme e catino di grande circonferenza a baccelli.
Nelle cappelle alcuni altari a parete con colonne rudentate e nicchia con catino a conchiglia.

È invece in legno il curioso altare maggiore del 700, opera di un maestro Gallo, restaurato e riportato all’antico splendore, recentemente,esattamente nel 2005, la base dell’altare maggiore risale al 1620 perfezionata nel 1647, mentre la parte superiore in legno modanato intagliato e dipinto in policromia, è del 1786 monumentale nell’artistica sincronia dei giardini, colonnine e pregiato tabernacolo e corona superiore.

Il primo tabernacolo di legno era del 1632 (sostituito recentemente perchè completamente rovinato)
È del 1662 la paratoria in noce, ideata dal maestro B.Cossu di Nurallao, recentemente restaurata che si trova nella sacristia.

Gli oggetti sacri di maggior pregio sono gli argenti, fra i quali la croce processionale, dai caratteri tardogotici, in argento sbalzato e cesellato, eseguita probabilmente alla fine del600, il calice e la pisside, dalle linee pure ed eleganti, una più antica pisside marchiata con il punzone civico di Cagliari dove fu realizzata fra la fine del500 e l’inizio del 600.

Della prima metà del 600 la nostra parrocchia conserva inoltre la custodia dei vasetti per olii santi in argento, cesellato e fuso, turibolo architettonico d’argento sbalzato a traforo, secchiello e aspersorio sempre d’argento sbalzato, ostensorio d’argento laminato e inciso dorato.
Della fine del 600 e inizio 700 sono infine alcune statue lignee, tra cui una di San Lussorio, proveniente dall’antica chiesa del santo.
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Re: Albagiara (OR)

Messaggio da skywalker » 21/06/2018, 10:01

La casa museo
Il recupero del patrimonio storico, artistico, monumentale, archeologico ed etnografico del territorio di ALBAGIARA, in passato (Alto Medioevo) inserito nella Curatoria Giudicale Arborense di PARTE USELLUS, ha indotto l'Amministrazione Comunale a considerare, tra gli atti di programmazione, interventi a tale scopo mirati.
Infatti la conservazione e valorizzazione della Chiesetta di San Pietro con annesso piccolo cimitero databile, nel suo impianto originario, tra il XV ed il XVI secolo, della Chiesa parrocchiale di San Sebastiano, edificata nello stesso periodo, insieme alla valorizzazione del sito archeologico di San Lussorio, costituiscono i primi interventi proposti con varie acquisizioni finanziarie.

Sarà, comunque, necessario definire, nell’ambito della ricerca storica sulle frequentazioni antropiche del territorio, una scala d'interventi prioritari per valore storico, necessità di conservazione e stato di degrado delle stratificazioni.

Anche le volumetrie residenziali contadine di pianura ed i volumi ad esse complementari (fabbricati rurali) dovranno entrare a pieno titolo nel complesso delle testimonianze del passato da conservare e valorizzare per riconsegnarle al bene comune rivitalizzate per destinazione.

La residenza, quale testimonianza dello sviluppo sociale ed economico del territorio, non poteva restare fuori dal quadro di conservazione avviato.

Fra le azioni di conservazione portate a termine, infatti, rileva la “Casa Malloci”, buon esempio di architettura residenziale contadina, che il riuso rivitalizzerà per destinazione museale etnografica ed archeologica.
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Re: Albagiara (OR)

Messaggio da skywalker » 21/06/2018, 10:02

Il costume tradizionale

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Il sistema vestimentario oggi riconosciuto come costume popolare della Sardegna rappresenta l’esito di un lungo processo di trasformazione e rifunzionalizzazione indumentaria che prende avvio nel XVI e si conclude alla fine del XIX secolo.

L’Ottocento produce una documentazione testuale e iconografica di straordinaria ampiezza e varietà che comprende anche il vestire tradizionale.
Questa letteratura formalizza e rende finalmente visibile il catalogo delle articolazioni dell’abbigliamento utilizzato dalla gran parte della popolazione dell’Isola e, nel contempo ne sancisce la fine come vestire d’uso; sicché è una sorta d’inventario prae morte che viene fuori dal mare magnum di studi ponderosi, relazioni, diari, reportages, memorie, che inviati governativi, letterati, militari o viaggiatori un po’ fuori rotta dal Grand Tour, al termine del loro soggiorno, danno alle stampe a Torino, Milano, Parigi, Londra, Lipsia e altre città europee. Quest’ampia letteratura sui modi e le tipologie del vestire tradizionale sardo, privilegiarono le “tappe” consuete dell’itinerario sardo, escludendo, almeno allo stato attuale del riscontro delle fonti, per usare le denominazioni di derivazione giudicale, le microregioni a sud del Monte Arci (Marmilla, Parte Montis e Parte Usellus, dove su quest’ultima, appunto, ricade Ollasta). Venendo meno il riscontro sulle fonti bibliografiche edite, rimaneva da esplorare, secondo le modalità dell’indagine demologia (Delitala), l’ampio e articolato fronte delle testimonianze orali e delle fonti iconografiche recenziori (fotografie).
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