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Ales (OR)

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Re: Ales (OR)

Messaggio da skywalker » 22/06/2018, 9:01

Museo del Giocattolo Tradizionale
La locale Scuola Media Statale ha realizzato negli anni scorsi una mostra dei giocattoli tradizionali dell’Alta Marmilla, con il coordinamento di prof. Nando Cossu, che ha riscosso tra l’altro il consenso dell’Istituto di Storia delle tradizioni popolari dell’Università di Cagliari.

La mostra è stata realizzata dagli studenti, nell’ambito di un laboratorio triennale per l’arte della lavorazione di materiali poveri, come ad esempio la canna.

Il Comune di Ales ha ottenuto dal Consiglio di Istituto di detta Scuola l’acquisizione della mostra allo scopo di valorizzarla.

La mostra, ora MUSEO è stata inaugurata il 14 Dicembre 2002 ed è ospitata nei locali delle ex-Scuole Elementari e Materne di Zeppara, ristrutturate appositamente per lo scopo.

Il museo consta anche di un laboratorio di produzione di giocattoli, che in prospettiva può costituire una importante opportunità di formazione-lavoro per i giovani della zona, considerata la ormai cronica situazione di disoccupazione di questo territorio.

L’idonea valorizzazione del Museo costituisce, oltre che un motivo di attrazione culturale per il nostro Comune, un’iniziativa importante anche a livello regionale nell’ambito del recupero delle tradizioni popolari.


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Re: Ales (OR)

Messaggio da skywalker » 22/06/2018, 9:02

erritorio e aspetti economici
Il Territorio alerese

La terra sarda è pregna di Storia, una Storia che stilla dal suolo, dai muri, dalle rocce, dagli stessi alberi. Questa Storia molto spesso è stata resa evanescente da interventi avvenuti sul paesaggio, ma a richiamarcela restano i toponimi, notevolmente valorizzati in questi anni.
Ad Ales - località considerata in parte atipica, quale piccolo centro in cui la Chiesa ha avuto per secoli una centralità che ha limitato la presenza, di pastori, agricoltori, boscaioli... - possiamo vantare comunque una considerevole ricchezza di toponimi, sebbene la maggiore forza agro-pastorale delle comunità limitrofe, ci abbia stretto in confini angusti, specie sul monte.
Da Aquafrida, sul Monte Arci, parco arredato per il pic-nic e servizi di ristorazione e alloggio, il territorio comincia a degradare sul versante occidentale del monte, rappresentando una sorta di belvedere sul Golfo di Oristano. La ricchezza paesaggistica e naturalistica del posto, acque, bosco di lecci, fauna, aria pura... la lasciamo all’osservazione del viaggiatore. Siamo in sostanza in prossimità del cratere di un vulcano primordiale, ad 800 metri sul livello del mare, che nei pressi conserva altri segni della storia primitiva, come Gemitoriu, necropoli megalitica che sorge nel punto più alto del territorio alerese, vicino a Conca de s’eda. Più sotto troviamo su Pranu de santa Maria, ove sorgeva verosimilmente l’acropoli, stanti le tracce di un luogo sacro, oggi sostituito da una cappella dedicata alla Madonna della neve.
Su Pranu è il luogo pianeggiante più esteso dell’intero territorio comunale, ma siamo intorno ai 750 metri slm. Dopo inizia la ripida discesa per una strada panoramica lunga oltre 10 km, che finisce solo all’inizio del paese. Scendendo troviamo una lunga serie di officine e stazioni per la lavorazione e la raccolta dell’ossidiana, classificate in base a sopralluoghi di archeologi, compresi giacimenti lungo la linea Serra quaddaris – Pizzighinu – Corongiu de su Porcu, ed inoltre sorgenti, corsi d’acqua, un’ampia tipologia di macchia mediterranea, la bellissima cascata Sa spendula e la particolare muraglia di Conca Mraxi, affioramento roccioso che caratterizza l’intera Marmilla, ai cui piedi si perpetua ancora l’antico paberili comunale di Pranu piccinu.
Da qui in poi iniziano i terreni privati, dunque più soggetti a trasformazione e dove maggiormente ci viene in soccorso la toponomastica, ricordandoci antiche conformazioni o caratteristiche del suolo (Murriali, Sa terra scefa, Su krakiri mannu, Carroppu, Mitza sabida).
Una visita a Pranu Espis, all’altezza dei tornanti, ci mostra le vestigia del primo acquedotto comunale, inaugurato da don Franceschino Spada, nobile e Sindaco locale dell’inizio del secolo scorso. Più sotto Pitzu Teneru, altra altura caratteristica, ricorda le colline a mammella tipiche della zona e da cui la stessa prende il nome. Ancora più giù Forraidi (forno di Bidi), è riferito a delle piccole grotte naturali che venivano usate come forni di cottura per l'argilla nei pressi appunto di Bidi, località sottostante.
Una serie di toponimi si riferiscono a specie botaniche come Siliqua, Suergiu, Meliana, Arbuzzu, Gureu, Zudda, Tiria, Pirastu, Orrobi, Sessini, Matzaguda, Filixi, Acciola, Eda, Cerexia, Figu, Lostincu, Ruda, Orruargiu, Olinarbu, Fa, Lostincu, Lattua, Lua, Pira, Ena, Cixiri, Colavigu, Arenada, Ixibi, Axia, Scova, Zudda…Un altro gruppo riguarda invece specie faunistiche Quaddaris, Abis, Perdixi, Kopiu, Tidu, Espis, Porcu, Bentruxiu, Zuaddia, Craba, Cuccu, Baccas, Bois, Margiani. Uno di questi Pitzu su Bentruxiu, nel periodo delle nebbie, acquista un aspetto suggestivo e misterioso. Non molto lontano, in località Turatzu, si trova un gigantesco menhir a tre punte, diventato proverbiale nel paese per la sua grandezza.
Usciti dalla panoramica per Aquafrida, lasciato il paese sulla sinistra, sulla S.S. Uras-Laconi, verso Morgongiori, possiamo visitare una vasta parte del territorio alerese interessato da resti dell’insediamento romano e preromano, da Is baus, Funtana Murta e dintorni, sulla destra, a Bruncu Cixiri, Padroriu, Su Entosu, Su paris de is gruttas, dalla parte opposta (i segni più evidenti sono delle ampie grotte, un nuraghe, tombe scavate nella roccia, un ponte).
Ma da Funtana Murta, tornando indietro fino a Minda gureu e Cungiau traucci, si estende il fitto bosco de Sa gioffa, che da secoli fa parte del paesaggio fissato nella memoria degli aleresi e nasconde in se dei percorsi suggestivi. Per andare a Padroriu (Pratorius, una sorta di “campi elisi” locali), si svolta nella strada vicinale di Attonigu, dunque si va verso possedimenti che nel periodo giudicale erano appartenuti al Giudice (su Donnicu), come Hortus dominicus, lo conferma il toponimo Donigalla (donnicalia = del donno). Nelle vicinanze la spoglia , ma suggestiva collina de is Mandonis, conserva i resti dell’insediamento archeologico più noto dei dintorni, anche perchè oggetto di diverse leggende, il menhir Su fruconi de Prabanta e non lontano la domus de janas, Su forru de Luxia arrabiosa, si parla dunque di streghe o di fate.
Percorsi oltre due terzi della strada vicinale di Attonigu, giungiamo a Barumeli, villaggio scomparso nel basso medioevo, a ricordare il quale, oltre al nome, rimangono solo i ruderi dell’omonimo castello, che si erge su una collina che domina il paesaggio a 360 gradi. La zona è caratterizzata da boschetti di sughera, anche di fronte al colle di Barumeli (Sa conca de sa menga), mentre ai suoi piedi scorre un torrente che d’inverno suole allagare i terreni circostanti, nel punto denominato S’utturu de is laccus. Poco dopo, sulla sinistra si imbocca la strada che da Barumeli porta ad Ales, incontrando attraverso Corr’e bois (che richiama simbologie apotropaico/scaramantiche), il primo dei colli che circonda il paese Su cuccuru de is argiolas, che si eleva in prossimità delle antiche aie, gli altri sono, in senso antiorario, Otzili, Santu Pedru, Pramandara (ove sorge Villa Miranda, antica casa contadina), Mont’ ‘e Zeppara, Corte bestious. L’unico sbocco non collinare è quello che conduce a Curcuris, una sorta di striscia pianeggiante, tra l’altura di Perda fitta e il tracciato sopraelevato della vecchia ferrovia, lungo il quale si trova ancora qualche rudere della chiesa di Santu Cirigu, probabilmente appartenente, alla già citata villa di Barumeli.
Poco prima della stazione, alla fine di Via Don Milani, la strada attraverso campi e vigne, ci porta in prossimità della frazione di Zeppara e al fiume, il maggior corso d’acqua alerese, antica meta estiva di giovani bagnanti locali, tanto che sono precisamente designati i gorghi, come Carroppu de is zepparesus, Carroppu de is abaresus, Carroppu de is crucuresus.
Proseguendo si può visitare il villaggio di Zeppara, frazione di Ales, il cui vecchio territorio comunale nasconde tanta storia ancora da scoprire, abbiamo già detto dell’importante corso d’acqua, citiamo anche le vasche per la lavorazione dell’orbace a Krakkera, la grotta di San Potito a Frissa, la casa romana di Jenna Angiu, oltre al caratteristico paesaggio urbano, rimasto per certi versi fedele all’antica tipologia, segnaliamo in particolare la casa Prinzis. Se invece di entrare a Zeppara si rientra ad Ales attraverso Sa tuppa de s’axia, si noterà sulla destra la collina di Pubada, alle cui spalle sta il misterioso pendio dal sinistro nome di Pala de sa furca.
Uscendo da Zeppara sulla S.S. 442, riprendendo la direzione per Ales, giungiamo in località Cannasarai, da dove può avviarsi una impegnativa scalata verso il nuraghe di Gergui, di struttura complessa, ma probabilmente anche nascosta dai crolli.
Continuando lungo la strada statale e svoltando verso Pau si può visitare la parte residua del territorio comunale. Superando Su ponti biancu, meta un tempo di passeggiate e buon belvedere, costeggiando su Mont’e Zeppara, si arriva in località Olinarbus (sa foresta), nome che designa un vasto territorio privato, antica destinazione di scampagnate, che include ruderi nuragici, notevoli scorci paesaggistici, mentre nella parte più a nord (Corongiu de su porcu ed oltre), si avverte la presenza dell’ossidiana.
Il rientro ad Ales può avvenire lungo ciò che resta della vecchia strada, che porta direttamente a Santa Maria e costeggia per ampi tratti la gola del rio Canali, ove prima del sito del vecchio mulino, si trovano grotte che hanno sollecitato la fantasia di generazioni di adolescenti aleresi, che vi si recavano per cogliere e fumare la Clematide – Intzillu (Clematis vitalba), prima acre sigaretta. Nella zona è presente il sito Funtan’e allumiu, il cui nome richiama la presenza di acque solforose.
L’ingresso da Santa Maria, oltre a richiamare alla mente altri paesaggi, altre vesti, altre sembianze e fattezze, altri rumori e pensamenti, consente un’escursione tra le antiche vie del nucleo primario del paese, anche se ci si deve accontentare solo di scorci, in quanto troppe trasformazioni hanno cancellato aspetti, che oggi avrebbero valorizzato il rione. Tuttavia alcune fogge, alcune case, alcuni portali, cortili vestigia sparse, resistono ancora nella via Santa Maria, nella Via Donna Elena Salis, in via Is Floris, in via Marconi e in Via Eleonora D’Arborea. Il discorso vale anche per Via Sardegna, legata però a un periodo successivo al trasferimento della Diocesi e per le traverse della Via Donna Violante Carroz (che per esigenze intuibili oggi si chiama Via Roma), ove si trasferirono le famiglie dei braccianti immigrati e altre tipologie varie di abitanti, alle dipendenze dei nobili locali e della chiesa, quando si formò su bixinau(‘xiau) de jossu.

Aspetti Economici
Il Comune di Ales è oggi costituito da due nuclei abitati, quello di Ales centro e quello della frazione di Zeppara, comune autonomo fino al 1927, che dista dal capoluogo poco più di 2 km e conta 220 abitanti.
Ales, storico centro del basso oristanese e dell’alta Marmilla, ha visto la sua storia di piccolo villaggio ad economia agro-pastorale, improvvisamente trasformata in seguito al trasferimento nel suo territorio della Diocesi di Uselis, che diede luogo alla nascita di un nuovo agglomerato urbano intorno alla Cattedrale e al congiungimento all’antica villa mediante il Corso de “sa mesu ‘idda” .
Così, nel corso dei secoli, l’economia alerese si è trasformata, Ales divenne la villa più importante e popolosa del Marchesato di Quirra, subì anche lo spopolamento a causa delle intemperie e della peste, ma nello stesso tempo come centro più importante della zona, ha visto insediarsi la Curia Baronale e tutta una serie di uffici civili, man mano che venivano istituiti. Nel secolo scorso, oltre a quelli ancora esistenti, erano presenti ad Ales, l’Ufficio delle imposte, del Catasto, del Registro, la Pretura, l’Unità Sanitaria locale, poi accentrati nel capoluogo provinciale. Anche se in anni recenti sono stati istituiti altri servizi: Vigili del fuoco, Giudice di pace, Distretto sanitario.
Da decenni l’economia alerese è basata principalmente sul terziario. Questo stato di cose ha prodotto un costante ricambio della popolazione, per immigrazione di lavoratori dei vari servizi in continuo ricambio, e per emigrazione di famiglie locali in cerca di lavoro. Le famiglie originarie di Ales attualmente residenti, sono pochissime.
Accanto alla popolazione residente, vi è però una notevole popolazione fluttuante, i pendolari, che si recano ad Ales per lavoro, per usufruire dei servizi, per turismo e altri motivi, e si valuta che in un anno, sia almeno cinque volte la popolazione residente.
Ales oggi dispone, oltre agli uffici comunale e diocesani di Uffici e strutture inerenti il lavoro, i trasporti, l’energia (centrale eolica), le acque, l’agricoltura, la previdenza sociale; ospita una banca, la Telecom, il Giudice di pace, i vigili del fuoco, la guardia forestale, i carabinieri, la farmacia, il mattatoio, una stazione di servizio, l’ufficio postale. Il Distretto sanitario, dispone tra l’altro di un Poliambulatorio, la Guardia medica, il Pronto intervento (118), il Centro di salute mentale, una casa-famiglia, il Consultorio. Vi sono poi diversi servizi assistenziali (AIAS, patronati, Charitas), per lo sport e attività ricreative (calcio, tennis, calcetto, pallavolo, pallacanestro, bocce, equitazione, percorso vita, parco giochi), le scuole materne, elementari, medie e superiori, un Ente di formazione professionale, il Museo del giocattolo, dell’arte cinefotografica e dell’arte sacra; vi ha sede la Comunità Montana (ente intercomunale), nell’ambito del volontariato è presente l’AVIS e i Volontari del soccorso; diverse sono le associazioni culturali e sportive; importante la presenza e il funzionamento dell’Archivio Diocesano, che custodisce documenti a partire dal 1600 e la redazione del quindicinale diocesano Nuovo Cammino.
Si è già fatto cenno, qui e là, alle strutture culturali presenti nell’abitato e nel territorio comunale, che è utile ricordare in questa sede, in quanto organiche all’economia del paese, come la casa natale di Antonio Gramsci, il Piano d’uso collettivo A Gramsci di Jo Pomodoro, la Cattedrale e le altre chiese, i Musei del Giocattolo, Cinefotografico e dell’Arte Sacra, la Biblioteca Comunale “Peppinetto Boy”, il Cine-teatro e l’Arena San Luigi, il Castello di Barumeli, l’Archivio Diocesano, diversi angoli dei quartieri storici, ove costruzioni e vie hanno conservato l’antica tipologia (Santa Maria, pressi della Cattedrale, casa Xema, antico carcere, casa del contadino, asilo francescano).
Questa massiccia presenza di servizi ha dato vita nel corso degli anni a diffuse attività economiche private, soprattutto in ambito commerciale, dove si contano ben quaranta esercizi commerciali che abbracciano tutti i generi merceologici, si può contare inoltre su sei bar, due ristoranti, un piccolo villaggio turistico con bungalow, due bed & breakfast, due pescherie, venditori di prodotti propri, rivendita di dolci tipici, tra cui il rinomato torrone, pasticceria, autonoleggio.
La stessa presenza si registra anche per diverse altre attività artigiane e agricole, per studi tecnici e di professionisti, consulenza e rappresentanza. La nuova piazza, attigua alla zona artigianale, in loc. Otzili, ospita ogni lunedì un vasto mercato ambulante, che attira consumatori di tutta la zona.
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Re: Ales (OR)

Messaggio da skywalker » 22/06/2018, 9:07

Ufitziu de sa limba sarda

cresia UFITZIU DE SA LIMBA SARDA

S’Ufìtziu Linguìsticu Sardu trabballat po:
- amparai sa lìngua sarda de is perìgulus chi ndi bessint de is interferèntzias linguìsticas allenas;
- cumbati s’arriscu de abbandonu linguìsticu po arraxonis culturalis, sotzialis, econòmicas;
- istesiai sa pèrdida de s’ identidadi culturali personali e a comunu chi nci podit essi;
- afortiai su nci essi de sa lìngua nosta, pesendindi sa cunditzioni, s’istatus e is logus de impreu puru;
- donai ammostu de su sardu a intru de s’Enti nostu e duncas in su territòriu chi ddi pertocat, a cuncordu cun is abisòngius de sa vida de immui;
- acabbai s’arretza de ispaniadura e favoressimentu linguìsticu in logu provinciali;
- trabballai a istrintu in chistionis operativas, linguìsticas e iscientìficas cun s’”Ufìtziu de sa Limba Sarda” (USL) de sa Provìntzia e cuncordai in su logu totus is atzionis e initziativas chi abisòngiant a s’isvilupu e presèntzia amministrativa e sotziali de sa lìngua;
- afortiai s’istatus e is impreus de sa lìngua sarda me in chistionis de fainas de s’Enti proponidori;
- isboddiamentu de tareas de collaboratzioni, furriadura, interpretariau, segretariau linguìsticu, consulèntzia, produsidura in duas lìnguas, avisus, mòdulus, delìberas, materialis informativus e promotzionalis;pisca
- arragorta de is inditus e de is abisòngius de impreu linguìsticu chi nci at me in s’Enti; isparxidura a intru etotu de s’Enti de is materialis, documentus e propostas fatas de su Serbìtziu Linguìsticu Provinciali o de s’ULS;
- satisfamentu de is arrechestas de consulèntzia linguìstica chi ndi iant a podi arribai de is citadinus, in manera cumpàtibili cun su tempus a disponimentu;
- fainas de consulèntzia avatu sa biblioteca po sa ratzionalizatzioni de sa setzioni Sardìnnia, in mesu a totu cunforma a su prefilu linguìsticu;
- cuncordadura de fainas deretas a sa sensibilizatzioni de s’imparu a a s’impreu de sa lìngua sarda, incrùida puru sa sighidura de su follu informativu po sa populatzioni;
- acumprimentu de istudieddus e cichixeddas, interbentus in sa realtadi locali (po ndi nai una is iscolas);
- ònnia àtera faina previdia de sa delìbera G.M. nu 21 de su 22.03.2010.
Po cali chi siat de custas o atras questionis, totus podeis pregontai de s’Ufitziu de sa limba sarda.

GHIA TURISTICA

Ìndixiabas

- Sa Stòria

- Una figura istòrica: Donna Violanti Carroz

- Su satu

- Unu de bidda: Antoni Gramsci

- Aspetus econòmicus

Ischedas :

1- Catedrali de is Santus Pedru e Pàulu

2- Sa Crèsia de Santu Sebastianu

3- Crèsia de Santu Simeoni Monsenniori.

4- Su Casteddu de Barumeli

5- Acuafrida

6- Museu de su giogu traditzionali de Sardigna

7- Jenna Àngiu

8- Domu de su messaju Printzis

9- Crèsia de Santa Maria

10- Capella de sa Madonna de s’Arrosàriu

11-Domu nadia de Antoni Gramsci

12- Pratza de manìgiu comunu a Antoni Gramsci

13- Seminàriu Tridentinu

14- Domu de su messaju

brontzetus

Sa Stòria

Asuba de s’etimologia de su nòmini “Abas” ddui funt pentzadas medas, ma est beridadosu chi Abas bèngiat de su latinu Alas (in lìngua sarda Abas=ali) chi aiat bolli nai cabudu, “chi istat a s’atra parti”, (a is abas de su monti “ – ab alas, in lìngua sarda apabas =acoa) arrispetu de calincun’atra localidadi de referimentu, incapas Uselis, ma cun prus beridadi, Aristanis.

Custu supostu aiat a donai arrexoni a sa nascida de sa bidda in s’època sardu – romana, ma non mancant atras pentzadas chi arrenguitzant e chi si basant asuba arrasonamentus e istùdius linguìsticus.

Difati si podit notai ca s’arrexina –AL prelatina e cun mamma orientali, s’agatat in sa toponomàstica chi si podit fai torrai a s’edadi de is nuraxis.

Sa bidda s’agatat in sa parti a faci a soli de sa costera orientali de su monti, ingiriada de coddus. Su satu abaresu est dominau de su vulcanu de Monti Arci, chi s’est formau in s’era Cenozòica e s’est istudau in su Neozòicu.

Su logu prus artu est sa Conca de s’eda (789 m) a 11 chilòmetrus de sa bidda. Aintru de is risorsas de su pranu, ddui funt sa perda cròbina e mitzas meda, chi ant permìtiu su nasci de arrius medas e de s’iscabiossu de àcua “Sa spendula”.

A is peis de su monti si strantàxiant totu a ingìriu is coddus “Cùcuru mont’e Tzepara” (377m ), Pramandara (sa tanka) ( 239m), Santu Pedru (222 m), Otzili (223 m), su cùcuru de is Argiolas (242 m), Masoi de cabras (282 m) e in mesu ddui est Abas, fabricada cumenti a un’ imbudu me is costeras de custus coddus.

Assentada me in sa parti a tramuntana e ponenti de sa Marmidda, Abas làcanat a nord cun Pramas, Pau, Bàini; a est cun Useddus, Ollasta, Gonnonò; a sud cun Curcuris; a ovest cun Mragaxori, Marrùbiu, Santa Justa.

Su territòriu est de 29,73 chilòmetrus cuadraus e contat prus o mancu 1700 abaresus, ma cun medas chi batzigànt in sa ztìtadina, ma no ddui bivint.

S’òmini s’est stabìliu in su satu abaresu intra de su 6 milla e su 4 milla inantis de Cristu; in su monti, po cantu est istètiu iscobertu fintzas a immoi, funt istètius agataus bintises logus, intra oficinas e logus de arregorta de sa perda crobina, chi est una perda vulcànica impreada de is òminis primitivus po fai trastus e armas.

A Conca de s’eda, in unu logu chi tzèrriant Gemitòriu, s’est agatau unu campusantu prenuràgicu; atrus rastus de vida preistòrica funt bessius a pillu in sa rocca manna de Conca Mraxi.

Sa tzivilidadi nuràgica, intru de su 2000 e su 700 a.C., est marcada de is nuraxis de strutura cumplessa me in Gergui e Otzili, e de nuraxis a una turri feti cumenti cussus de Padròriu, Bruncu Perda Calloni, Pranu espis, Olinarbus (sa foresta), Cadresa.

De s’edadi de is Romanus est abarrada sa necròpoli de Is baus, Mori fa, Perda s’altari, Piras; de sa matessi edadi funt puru su triclìniu de brunzu agatau a Otzili e sa tumba stuvonada in sa roca calcària chi bessit a pillu de sa terra in Padròriu (Bruncu cìxiri).

S’istòria de Abas est acapiada a istrintu cun sa colònia antiga de is Romanus chi fiat Uselis, nàscia in s’ 84 a.C; su Cristianèsimu, chi si fiat isvilupau a primu me is bias consolaris, aiat a tenni de seguru me in Uselis unu episcòpiu, assumancu fintzas a su segundu sèculu apustis de Cristu. Lassada Uselis poita fiat sempri impostada e perigulosa meda, is munsennoris fiant andaus a Abas, chi fiàt divènniu s’episcòpiu nou.

Su momentu de custu tramudu non si sciri cun siguresa: incapas in su 158 prus o mancu, candu asuba de Uselis no si sciri prus nudda po sèculus, o fortzis in su 476 d.c., candu benit sciorrocada, o mancai me is primus annus de su XI sèculu, un’edadi prus acanta a cussa documentada.

Sa primu nova de unu munsennori in Abas si fait torrai de su Matei a su 348 (Cassianu), ma parit prus de crei Santu Gregòriu Mannu chi pigaiat a arremoni unu tali Vincentius (599), mentris de siguru munsennori de Abas fut istètiu Maurus (1147 – 1182), e a cussu fut sussèdiu Comita Pais, poita su nòmini e sa càrriga de issu cumparrint in dd’unu diploma de su iùdici Barisoni d’Arbarè de su 1182.

Abas at fatu parti fintzas a su 1410 a su iudicau de Arbarè, curadoria Part’e Usellus, e fut sa biddamanna. Sa biddixedda a s’inghitzu si fiat ammaniada totu a ingìriu de sa cresiedda de Santa Maria e, cun su passai de is annus, est arribada fintzas a sa catedrali, fata in unu coddu chi abarraiat a 500 metrus de is domus de sa bidda prus antiga. Sa crèsia manna de Santu Pedru est istètia torrada a fai medas bortas poita funt accontèssius assumancu duus isciarrocus. Cussa chi bideus immoi est istètia pesada in su 1683 sighendi is òrdinis de s’architetu genovesu Domenico Spotorno: est a trassa de una cruxi romana cun a pitzus unu cimbòriu artu 36 metrus. Sa crèsia manna tenit una faciada Baroca e aintru est arrica de màrmurus, pinturas e decorus; mantennit puru unu tesoru arricu meda.

In su 1503 sa diòcesi est istètia posta imparis a cussa de Terraba, ma cun totu custu sa sedi est abarrada me in Abas. Intamis, no tocat a s’iscaresci is atras tres crèsias puru, chi funt: Santa Maria, chi est testimongiada fintzas de su 1535; Santu Sebastianu, bofia costruiri de su munsennori Manunta, e de sa Biada Vergini de su Arrosàriu, chi benit de totus tzerriada “Capelledda” e chi est istètia acabada in su 1721.

De importu mannu funt puru: su Seminàriu tridentinu (1826), s’episcòpiu (1935), sa Pratza de manìgiu comunu a Gramsci fatu de Giò Pomodoro (1977), e s’Archìviu istòricu diocesanu, ca tenit documentus catalogaus chi torrant a su 1600.

Prus o mancu a unu chilòmetru de Abas s’agataiat sa villa Barumeli ca fiat isparèssia a s’inghitzu de s’edadi de sa modernidadi e inguni acanta ddui fiat su casteddu cun su matessi nòmini.

Lassendi sa S.S. 131 acanta a Uras e sighendi in sa S.p. 442 s’arribat a Abas passendi po una bia panoràmica chi fait biri sa bellesa de su Monte Arci. Is domus de Abas si bint de botu, tressendi in una parti de su coddu de Codina manna. In sa bidda s’agatant ancora cosas meda de s’antigòriu, siat in calincuna bia istrinta istrinta, siat in fabricaus medas chi tenint ancora su portalli a arcu in s’intrada. Su centru est trassigiau de unu cursu longu e a s’acabu ddui est sa crèsia manna. Fintzas a sa metadi de su sèculu passau, is bècius bistiant a bistimenta sarda: berrita, cropetu, cratzonis de arroba po s’òmini, blusa, pabisceddas e gunnedda prissada po sa fèmina.

In Abas s’agatant ufìtzius e servìtzius medas. Dui funt sa Comunidadi Montana, su Distretu sanitàriu e cussu iscolàsticu, s’ufìtziu de su iùdici de paxi e iscolas medas, fintzas cussa superiori.

In s’econòmia, su setori de importu prus mannu est cussu tertziàriu, de is servìtzius, apustis s’agatant maistus de is artis, butegheris e messajus puru.

In Abas est nàsciu Antoni Gramsci (su 22 de gennàrgiu de su 1891), filòsofu fàmau e polìticu chi est andau contras su fascismu. Mancai non fiant nàscius in Abas, a custa bidda funt acapiadas a istrintu is vidas de is Monsennioris suus, e intra de custus si funt fatus prus nodius Giuseppe Maria Pilo (1761 – 1786) e Francesco Zunnui Casula(1867 – 1893). Su Monsenniori de immoi est Giovanni Detori de Otzieri.

Is festas prus mannas e intèndias funt Santa Maria (s’8 de su mesi de Cabudanni), Santu Sebastianu ( su 20 de gennàrgiu), Corpus Domini (festa de beranu chi mutat dii), e in sa biddixedda de Tzèpara Santu Simeoni (su 18 de friàrgiu) e Sant’Antiògu (cuìndixi diis a pustis Paschixedda), chi finint totu cun ballus in pratza e ispàssiu mannu de sa genti.

Una figura istòrica: Donna Violanti Carroz.

Donna Violanti Carroz , contissa de Chirra, fiàt bìvia intra de su XV e su XVI sèculu. Fiat acapiada meda a Abas, una de is biddas prus de importu de su territòriu e sedi sola de Monsenniori de totu su feudu suu, e aundi aiat tentu contus bonus cun su Monsenniori Giovanni Sanna.

Nel 1504 custa contissa aiat tentu comenti a feudu su casteddu de Barumeli, chi, si pentzat, dd’apat donau sa fama de sennora de tìmiri e autoritària. Aiat fatu impicai su predi Giovanni Castania di Bonòrsoli, esponendi-ddu a pustis a su biri de sa genti . Ma po custu fiàt istètia iscomunicada e dd’iant liau totus is benis e fata prasonera. Apustis si fiat pentida e ci fiat arrennescida a si fai perdonai e, fortzis, cumenti a sinnialli de ammenda, aiat finantziau sa ricostruidura noa de sa catedrali de su tempus suu. Si fiàt morta in su 1510.

Fintzas a pagu tempus a immoi, sa chi oi est sa bia Roma portaiat su nòminu suu. Sa contissa est arregordada de su giassu Sa perda de sa Marchesa puru, poita parrit ca inguni ddi praxessit a si firmai.



Su satu

Sa terra sarda est prena de istòria, una istòria chi ndi essit de sa terra, de is murus, de is arrocas, de is matas etotu. Custa, meda bortas, dd’ant cuada interbentus chi ddui funt istètius in pitzus de su paesàgiu, ma pò dda fai torrai in menti abarrant is topònimus, apretziaus meda in custus ùrtimus annus.

Abas podit bantai una toponomàstica arrica, e mancai siat unu centru piticu sa Crèsia, cosa insòllita po issa, at tentu po sèculus una centralidadi chi at limitau sa presèntzia de pastoris, messajus, segalinnas, custu puru si sa fortza prus manna de messaria e pastoria de is comunidadis a làcana apat inserrau su comunu in làcanas istrintas, su prus in su monti.

De Acuafrida, in Monti Arci, parcu assentau po ispuntinus, servìtzius de ristoranti e po dromiri, su satu cumintzat a ndi callai in sa costera a manu manca de su monti, fendi-sì una gènia de bellavista asuba de su golfu de Aristanis. Lassaus a su turista a istimai s’arrichesa de is elementus de su paesàgiu e de sa natura de su logu: s’àcua lìmpia, su padenti de ìllixi, is animalis meda, s’àiri ìnnida… Seus acanta de sa buca de unu vulcanu primigèniu, a 800 metrus asuba de su livellu de su mari, e inguni acanta s’allogant atras arruinas de s’istòria primitiva, comenti Gemitòriu, una necròpoli megalìtica chi si pesat in su coddu prus artu de su satu abaresu, acanta de Conca de s’eda. Prus asuta agataus su Pranu de Santa Maria, in ui casi cun seguresa si pesaiat s’acròpoli, biu ca ddui funt is arrastus de unu logu sacru, a dii de oi cambiau cun una capella dedicada a sa Madonna de sa niì.

Su pranu est su logu pranu prus mannu de totu su satu de su Comunu, mancai assentau asuba de un’artura (750 m). Lassande-ddu si sighit una contra panoràmica de prus de 10 Km, chi acabat sceti cumenti cumintzat sa bidda. In su caminu podeus agatai unas cantu oficinas e istatzionis po su traballu e sa boddidura de s’ossidiana, allistadas de is archeòlogus; unus cantu istèrrius de su pròpiu minerali vulcànicu in tretu in tretu de sa lìnia Serra cuaddaris – Pitzighinu – Coròngiu de su Porcu, e in prus, ingiriaus de una arrica variedadi de “macchia mediterranea” mitzas, caminus de àcua, su strumpu bellu de Sa Spendula e sa muralla curiosa de Conca marxi, arroca chi ndi essit a pillu chi est tìpica de totu sa Marmidda, in is peis de custa sighit a bìviri ancora su paberili antigu de su Comunu: Pranu picinu.

De innoi, a sighiri, cumentzant is cungiaus privaus, duncas prus apertus a mudaduras e in ui ancora de prus arribat a s’agiudai sa toponomàstica, chi s’arregordat de cunformatzionis antigas o caraterìsticas de sa terra (Murriali, Sa terra scefa, Su crachiri mannu, Carropu, Mitza sabida).

Una bisita a Pranu Espis, a s’artesa de is furriadas de sa bia, s’ ammostat is arruinas de su primu acuedotu comunali, incingiau de don Francischinu Ispada, sìndigu de innoi a s’inghitzu de su sèculu passau.

Unu pagu prus asuta si bidit Pitzu Tèneru, un’atra artura chi caraterizat su logu, chi torrat a pigai s’istruturas de is coddus a forma de sinu, tìpica de sa zona e de in ui diat èssiri arribau su nòmini de Marmidda. Ancora prus in antis, agataus Forraidi (forru de Bidi), su nòmini suu inditat unas cantu grutixeddas naturalis chi s’umperant comenti forrus po coi s’arxidda acanta, apuntu, de Bidi, logu chi s’agatat asuta.

Unus cantus topònimus s’arreferint a matas, comenti Siliqua, Suèrgiu, Meliana, Abrutzu, Gureu, Tzudda, Tiria, Pirastu, Orrobi, Sèssini, Matzaguda, Filixi, Acciola, Eda, Cerèxia, Figu, Lostincu, Ruda, Orruàrgiu, Olinarbu, Fa, Lostincu, Latua, Lua, Pira, Ena, Cìxiri, Colavigu, Arenada, Ìxibi, Àxia, Scova, Tzudda…

Unu atru grupu pertocat invècias gènias de animalis: Cuaddaris, Abis, Perdixi, Còpiu, Tidu, Espis, Porcu, Bentrùxiu, Tzuaddia, Craba, Cucu, Bacas, Bois, Margiani. Sa localidadi Pitzu su bentrùxiu (Pitzu de su bentrùxiu) candu ddui est nèbida ndi pigat una bisura atraenti e arcana. No a tesu meda, in localidadi Turatzu, s’agatat unu menhir mannu diaberu cun tres coddus, portau a dìciu in sa bidda po sa mannesa cosa sua.

Bessendi de s’istrada panoràmica po Acuafrida, lassendi sa bidda a manu manca, in s’istrada istatali Uras-Làconi, andendi po Mragaxori, podeus bisitai un’atru tretu de su satu abaresu interessau de is arruinas de s’insediamentu romanu e preromanu: de Is baus, Funtana murta e inguni a ingìriu a manu dereta, a Bruncu cìxiri, Padròriu, Su entosu e Su paris de is grutas, de sa parti a faci (is sìnnius prus crarus funt grutas mannas, unu nuraxi, tumbas stuvonadas in sa roca, unu ponti).

Andendi a s’imbressi in su tretu de Funtana Murta fintzas a Minda gureu e Cungiau trauci, si podit biri su padenti fitu de Sa giofa, de sèculus meda parti de sa memòria istòrica de is abaresus, arricu de caminadas bellas meda. Po andai a Padròriu (Pratorius, una gènia de”Campus Elisus” localis), si fùrriat in s’istrada bixinali de Atònigu, duncas si sighit in tretu in tretu de possedimentus chi in su tempus giudicali fiant de su Iùdici (su Donnicu), in calidadi de Hortus domincus, cumenti cunfirmat su topònimu Donigalla (donnicalia= de su donnu). Inguni, acanta su cùcuru ispollau ma bellu de is Mandonis, s’allogant is arrestus de s’insediamentu archeològicu prus connotu in sa zona e argumentu de contus antigus asuba de brùscias o janas: est su menhir Su fruconi de Prabanta e de sa domus de janas Su forru de Luxia arrabiosa, inguni acanta.

Fatas prus de duas de is tres partis de s’istrada bixinali de Atònigu, arribaus in su giassu in ui s’agataiat, fintzas a s’acabu de s’Edadi de Mesu, sa biddixedda de Barumeli, e a dd’arregordai, nòmini a parti, abarrant sceti is arruinas de su casteddu cun su pròpiu nòmini, chi si pesat in pitzus de unu coddu chi dominat su paesàgiu a 360 gradus.

Sa localidadi est arrica meda de padenteddus de suèrxiu, in sa pala de Barumeli e in Sa conca de sa menga, e a is peis de custus duus cùcurus passat un’arriu chi in s’ierru est sòlitu a allagai is terrenus totu a ingìriu in su puntu chi ddi narant S’ùturu de is lacus . Sighendi, s’imbucat, a manu manca, in s’istrada chi ndi arribat a Abas, atobiendi, passendi po Corr’e bois (chi ndi torrat sìmbulus apotropàicus/superstitziosus), su primu de is coddus chi ingìriant sa bidda, Su coddu de is argiolas, chi si nci pesat acanta de is argiolas antigas. Is atrus coddus funt, in sensu antioràriu, Otzili, Santu Pedru, Pramandara (in ui si pesat Bidda Miranda, antiga domu de messajus), Mont’e Tzèpara, Masoni Cabras. S’ùnica imbucada a foras de is coddus est cussa chi portat a Curcuris, una gènia de corria prana intra de s’artura de Perda fita e su sinnau prus artziau de sa ferrovia betza, in tretu in tretu de custu s’agatat ancora calincuna arruina de sa crèsia de Santu Cirigu, chi incapas fadiat parti de sa giai nomonada bidda de Barumeli.

Unu pagu in antis de s’istatzioni, sighendi totu sa ruga de Don Milani, s’agatat unu caminu chi, passendi po campus e bìngias, portat acanta de sa fratzioni de Tzèpara e a su frùmini, su cursu de àcua abaresu prus de importu, chi in s’antichidadi in s’istadi fiat unu logu de arribu po is giòvunus localis chi bolliant fai bànnius, tantu chi is nòmini de is carropus, Carropu de is tzeparesus, Carropu de is abaresus, Carropu de is crucuresus, ndi torrant s’orìgini de is chi ddus frecuentaiant.

Sighendi, si podit bisitai sa biddixedda de Tzèpara, fratzioni de Abas, e su territòriu de s’antigu comunu cosa sua cuat meda de s’istòria ancora de iscuverri. De su cursu de àcua de importantzia manna s’est giai nau, naraus ancora de is lacus po traballai s’orbaci a Crachera, sa gruta de Santu Potiu a Frissa, sa domu romana de Jenna àngiu, e, in prus, sa bisura bella de sa bidda, abarrada po unus cantu tretus comenti fiat in s’antichidadi: sinnalaus, in pariculari, sa domu Printzis. Chi, a su postu de intrai me in Tzèpara, torrat a intrai in Abas, passendi po Sa tuppa de s’àxia, si at a biri a manu dereta su coddu de Pubada, chi a palas tenit una pala arcana cun su nòmini sinistru de Pala de sa furca.

Intrendi de Tzèpara in s’istrada istatali 442 e pighendi sa diretzioni po Abas, arribaus in localidadi Cannasarai, de in ui si podit cumentzai una pigada triballosa andendi a su nuraxi Gergui, s’istrutura cumplessa cosa sua in parti non si podit biri po nexi de sa sciusciada e de unu depòsitu de furundulla. Sighendi in tretu in tretu de s’istrada istatali e furriendi in diretzioni de Pau si podit bisitai sa parti chi abarrat de su satu comunali. Passau Su ponti biancu, bellu meda po sa castiada bella chi si podit giai a sa bidda e chi unu tempus fiat unu logu de arribu po passillai, e torrendi costa costa de su Mont’e Tzèpara, si arribat in localidadi Olinarbus (sa foresta), nòmini chi ndi torrat a unu cungiau mannu meda chi fiat in s’antichidadi logu de arribu po iscampanniadas, chi inserrat arruinas de nuraxis e tretus de paesàgius bellus meda, e in sa parti prus conca a susu (Coròngiu de su porcu e a sighiri), cumentzat a si biri s’ossidiana.

Sa torrada in Abas si podit fai in tretu in tretu de su chi abarrat de s’istrada bècia, chi portat inderetura a Santa Maria costa costa, po tretus longus, de s’ùturu de s’arriu Canali. In antis de su giassu in ui si pesaiat su molinu bèciu , s’agatant grutas chi ant postu in motu sa fantasia de generatzionis de giovoneddus abaresus, chi andaiant inguni po boddiri e fumai su trunchiteddu de intzillu (clematis vitalba) chi primu fiat una sigareta marigosa.

In sa zona s’agatat su giassu Funtana’e allumiu, su nòmini cosa sua ndi torrat sa presèntzia de àcua tzrufurosa.

S’intrada passendi de Santa Maria est comenti unu brinchidu in su tempus passau, chi fai torrai a conca a s’abaresu atrus paesàgius, atrus bistiris, atrus corpus e atras fàcias, atrus sonus e pentzamentus e permitit de fai una passillada intra de is rugas antigas in su coru de sa primu bidda, mancai si nci depat acuntentai sceti de tretixeddus, poita tropus assentaduras ant iscancellau tretus chi a dì de oi iant pòtziu fai prus bellu su bixinau.

Cumenti si siat unas cantu maneras, unas cantu domus, portallis, cotillas e arruinas ispràxias s’aguantant ancora in sa ruga de Santa Maria, in sa ruga de Donna Èlena Salis, in sa ruga de Is Floris, in sa ruga Marconi e in sa ruga de Eleonora d’Arbarè. Custu discursu balit puru po sa ruga Sardigna, mancai seus chistionendi de una zona nàscia a pustis de s’arribu de sa Diòcesi de Abas, e po is traversas de sa ruga de Donna Violanti Carroz (immoi ruga de Roma), in ui fiant andadas a bìviri unas cantu famìllias, cun fintzas cussas de is assurtius chi prestaiant manobra, traballendi po is famìllias nòbilis de su logu e po sa Crèsia, candu fiat nàsciu su bixinau (‘xiau) de jossu.

Unu de bidda: ANTONI GRAMSCI

Antoni Gramsci fiat nàsciu in Abas su 22 de gennàrgiu de su 1891, de Franciscu ( de orìgini calabresa/albanesa) e Pepina Marcias de Bilartzi (Aristanis). In su 1894 totu sa famìllia fiat andada a bìviri in Sòrgono (Nùgoro). In su 1902 Gramsci aiat otènniu sa lissèntzia de s’iscola elementari in Bilartzi e in su 1905 si fiat iscritu in su liceu ginnàsiu de Santu Lussurzu, po andai a coa in su 1908 in su Liceu Detori de Casteddu. In cuddus tempus aiat incumentzau a lìgiri giornalis sotzialistas, pighendi parti a unas cantu manifestatzionis e chistionis de argumentu culturali e polìticu.

Otènniu su diploma de su Liceu, in su 1911 aiat bintu una borsa de istùdiu e si fiat iscritu in sa Facultadi de Lìteras e Filosofia de s’Universidadi de Torinu, in ui aiat traficau me in is ambientis de is immigraus sardus e aiat istrintu is primus cuntatus cun su movimentu socialista torinesu. In su 1912 aiat sighiu is letzionis de s’Universidadi e aiat giau unus cantu esàminis. In is annus torinesus aiat iscritu po “Il grido del popolo” e “L’Avanti!” (1914), “La città futura” (1917), su setimanali “L’ordine nuovo” (1919) -chi diventau giornali in su 1912, fiat istètiu dirìgiu de issu etotu- e su giornali “L’Unità” (1924).

Su 21 de gennàrgiu de su 1921 fiat istètiu unu de is fundadoris de su Partitu Comunista de s’Itàlia e sòciu de su Cumitau centrali.

In su 1922 in Rùssia, ospitau de su PCUS, si fiat totu pigau de sa giòvona violinista Giùlia Schucht, chi fiat diventada sa pobidda sua e mamma de is fillus Dèliu e Giulianu.

Su 6 de abrili de su 1924, apustis de una campànnia eletorali cuntrassenniada de viulèntzia e intimorigiaduras fascistas, fiat istètiu votau comenti deputau e fiat abarrau a bìviri in Roma. Fiat intrau me in su Cumitau esecutivu de su partitu e fiat istètiu votau comenti Segretàriu Generali.

S’8 de onniasantu de su 1926, apustis de is leis ispecialis de su regimi fascista, fiat istètiu fatu presoneri cun sa parti manna de su grupu dirigenti comunista e, mancai teniat s’imunidadi de parlamentari, inserrau in sa presoni de Regina Coeli. In su processu, chi si fiat tènniu in Roma in is mesis de Maju e Làmpadas de su 1928, fiat istètiu cundannau a prus de bint’annus de presoni, scontaus me in is presonis de Milanu, Nàpoli, Palermu, Ùstica, Turi (Bari), Civitavècchia.

In su friàrgiu de su 1929, in sa presoni de Turi, aiat incumentzau a iscriri is Cuadernus de sa presoni.

In su mesi de austu de su 1935 dd’iant mòviu in sa clìnica “Quisisana” de Roma, in ui si fiat mortu su 27 de abrili de su 1937. Is cìnixus de su corpu cosa sua fiant istètius interraus in su campusantu de su Beranu de Roma e mòvius, a pustis de sa Liberatzioni, in su gimitòriu de is Inglesus.

Aspetus econòmicus

Su Comunu de Abas est formau de is centrus abitaus de Abas e Tzèpara. Custa ùrtima, fratzioni de 220 abitantis chi aiat tènniu autonomia de Comunu fintzas a su 1927, est a unu pagu prus de 2 Km a tesu de sa citadi.

Abas, localidadi istòrica de sa zona bàscia de Artistanis e de s’arta Marmidda, at biu s’istòria sua de biddixedda pitica cun econòmia de messaria e pastoria totu a una borta mudada a pustis de sa tramudadura in su territòriu cosa sua de sa Diòcesi de Uselis, chi aiat fatu nasci una citadi noa a ingìriu de sa Catedrali, chi fiat lòmpia a coa a s’aciungi a sa bidda antiga po mesu de su caminu de Sa mesu ‘idda.

Diaici, cun su passai de is sèculus, s’economia abaresa est mudada e Abas s’est fata sa bidda prus de importu e prus populada de su Marchesau de Chirra.

At passau fintzas perìudus de spopulamentu po nexi de su tempus malu e de sa pesti, ma in su pròpiu tempus, comenti centru prus importanti de sa zona, at biu s’aposentai de sa cùria de is baronis e de ufìtzius civilis de importàntzia manna.

In su sèculu passau (in prus de atrus ufìtzius meda chi s’agatant ancora) ddui fiant in Abas s’Ufìtzius de is Impostas, de su Catastu, de su Registru, sa Pretura, s’Unidadi Sanitària locali, a coa passaus a su capulogu de sa provìntzia.

Sa presèntzia de custus ufìtzius ddui at fatu èssiri unu càmbiu mannu de genti, po s’arribada de is traballantis de totu is servìtzius, sempri càmbia càmbia, e po s’andada de is famìllias localis po circai traballu a foras. Is famìllias de orìgini abaresa, chi a dì de oi bivint in Abas, funt pagu diaberus.

In prus, acanta de sa poulatzioni residenti, ddui est unu anda e torra mannu meda de genti chi andat in Abas po traballu o po s’abàlliri de is servìtzius; cun aintru is turistas puru si contat ca, aintru de un’annu, sa bidda giait ospitalidadi a cincu bortas sa populatzioni chi ddui bivit.

De una pariga de dexinas de annus s’economia abaresa s’aguantat su prus a su setori tertziàriu.

Abas a dì de oi tenit disponimentu, a prus de is ufìtzius de su Comunu e de sa Diòcesi, de servìtzius e istruturas chi pertocant su traballu, is trasportus, s’energia (centrali eòlica), s’àcua, sa messaria, sa previdèntzia sociali; de is iscolas maternas, elementaris, mesanas e superioris, e de unu enti de formatzioni professionali; tenit su giassu sa Comunidadi Montana (enti subra comunali), giait ospitalidadi a una banca, a sa Telecom, a su Iùdici de Paxi, is Guàrdias de su fogu, a is Guàrdias forestalis, a is Carabineris, a s’apotecaria, su bocidròxiu, una istatzioni de servìtziu, s’ufìtziu de sa Posta, e su Distretu sanitàriu chi tenit a disponimentu, a parti de s’atru, de unu poliambulatòriu, de sa guàrdia mèdica, de su prontu interventu (118), de su centru po sa saludi de menti, de una domu-famìllia, de su consultòriu chi atendit a unas cantu atras fainas. Ddui funt fintzas unus cantu servìtzius de assistèntzia (s’AIAS, patronaus, sa Càritas), istruturas po su sport e po passai su tempus (palloni, tennis, calcetu, pallabolu, pallacanestru, bòcias, cuaddu, caminu de sa vida, parcu po giogai). Po su chi pertocat su voluntariau ddui funt s’AVIS e is Volontàrius de su sucursu, ddui funt fintzas unas cantu associatzionis culturalis e sportivas.

S’est giai nau de is istruturas culturalis aintru de su centru abitau e de su territòriu comunali, chi est de profetu arregordai innoi, in cantu orgànicas a s’economia de sa bidda, est a nai su Museu de is giogus, cussu cinefotogràficu e su de s’Arti Sacra, sa biblioteca comunali “Pepineddu Boy”, s’aprontadura de su giornali diocesanu chi bessit dònnia 15 dìs “Caminu Nou”, su cine-teatru e s’arena de Santu Luisu, e fintzas, importanti meda, s’archìviu diocesanu, chi allogat documentus a incumentzai de su 1600.

Funt de bisitai fintzas, sa domu nadia de Antoni Gramsci, sa Pratza de manìgiu comunu po Gramsci de Giò Pomodoro, sa Catedrali e is atras crèsias, su casteddu de Barumeli, e ancora, unus cantu tretus de is bixinaus istòricus, in ui domus e rugas ant mantènniu sa bisura antiga (Santa Maria, su bixinau de sa Catedrali, sa domu Xema, sa presoni antiga, sa Domu de su messaju, s’asillu francescanu).

Custa presèntzia manna de servìtzius e istruturas at fatu nasci, passendi is annus, unas cantu atividadis econòmicas privadas, su prus in s’àmbitu commerciali, si podint contai infatis unas coranta butegas chi tenint dònnia gènia de cosa. Ddui funt puru seis tzilleris, duus ristorantis, unu villàgiu turìsticu piticheddu cun domixeddas, duus bed & breakfast, duas pischerias, bendidoris de cosa de papai fata in domu, una butega de drucis tìpicus cun fintzas su turroni portau a nòmini, una ofelleria e servìtzius pò pigai a nolègiu màchinas.

De importàntzia fintzas sa presèntzia de istùdius tènnicus e de professioneris, cunsulentis e rapresentantis de commèrciu ma, mancai siat ammanniau meda su setori tertziàriu, sighint a traballai unas cantu siendas de messaria e unas cantu atividadis de maistus. Sa pratza noa acanta de sa zona artigianali in localidadi Otzili, giait ospitalidadi dònnia duus lunis a unu mercau ambulanti chi ndi fait assurtiri cumpradoris de totu sa zona.

Ischedas

1- Catedrali de is Santus Pedru e Pàulu (sec.XII-XVII)

Cunsacrada de su Monsenniori Dìdaco Cugiali su 9 de maju de su 1688, est istètia fabricada in tres annus cun su progetu de s’architetu Domenico Spotorno, mortu in su 1684 e interrau aintru de sa Catedrali.

Sa faciada de aforas in stili barocu, tenit puru sa cùpola manna e dus campanilis simmètricus, in ui si podit intrai passendi de sa lolla insòllita chi s’agatat aforas, subrantada de unu terratzu mannu. Est istètia pesada asuba de is arruinas de sa Crèsia Manna antiga.

Custa si pesaiat asuba de unu presuntu giassu in ui biviant is paras in su momentu de sa tramudadura ùrtima de su giassu de su Monsenniori in Abas, a giru de s’annu milli, e ndi fiat arruta in su 1683, a s’acabu de unu perìudu longu de mudaduras.

Aintru ddui funt ses capellas, is prus mannas formant su transetu, in pràtica una navada de travessu a cussa principali chi tenit sa cripta; est prena de aposenteddus, màrmurus, cuàdrus e murus pintaus.

S’absidi, chi tenit su logu in ui si ponint is cantoris de linna, e s’altari funt artziaus, e si podit intrai aintru passendi de una scalera chi s’agatat in mesu e duas chi s’agatant a is costas; ddui funt puru is sagrestias, is àulas capitolaris, de su tesoru e sa cotilla de apalas.

2- Sa Crèsia de Santu Sebastianu (Sec.XVII)

Custa crèsia est istètia fabricada in su 1663, po arringratziai a su Santu de ai salvau Abas de sa pesti manna chi fiat arribada dexi annus prima. Est istètia torrada a nou in su 1724 e in su 1838 e, apustis, at tentu accòncius medas in su tempus. Sa vida prena de turmentu de custa crèsia, chi est istètia torrada a aperri in su 1999, tenit aintru de issa tres sèculus de sa vida prus in ativìdadi de Abas: aiat ospitau sa primu iscola de sa diòcesi de Abas (1671), est istètia oratòriu de su grèmiu de is messajus e de cussu de is maistus de is artis chi beniant tzèrriaus cun una arrepicada diversa de is campanas. Fut sedi de sa sotziedadi de s’agiudu a pari; acanta a sa crèsia si fadaiat sa festa prus bella de sa bidda chi inghitzaiat cumbidendi totu sa genti de parti de is pipius chi passaiant po is bias sonendi pitiolus. Si acabaiat cun su fogadoni in sa pratza de sa crèsia e cun unu ispètaculu de launeddas fatu de is maistus de su logu.

Sa crèsia prus antiga fut a bòvida e sa faciada fiat Baroca, cun unu campanileddu a vela e frontoni cun duas “esses” chi castiaiant a sa cruxi.

3- Crèsia de Santu Simeoni Monsenniori. (sec.XVI)

Ddui est sceti custa crèsia in totu sa Sardigna chi est intrigada a Santu Simeòni, Monsenniori de Gerusalemmi. Sa prenda istìchia in sa bòvida de sa capella intrigada a Sant’Antiogu fissat sa data de su fabricau a su 1586. Su stili est cussu gòticu catalanu: s’afaciada est lisa chi serrat dereta cun coberdura a costeras de linna.

Aintru, ddui est una navada feti, cun duas capellas a pranta cuadrada. Sa bòvida est a ingruxera costonada e prendada foras chi su presbitèriu chi tenit bòvida a cuponi. De importu funt sa capelledda in perda a trassa gòtica cun coronduleddas e trancafilus decoraus, is duas gennas rinascimentalis, cun una chi tenit una iscridura a lìteras cuidalis, s’altari de su Setixentus, is lachitas de s’àcua santa. Su campanili est fatu de pagu tempus (1933), primu invècias is campanas fiant in una bìfora in s’afaciada.

4- Su Casteddu de Barumeli (sec. VI – XIII)

Fatu in edadi de is iùdicis, est istètiu fabricau asuba su sciùsciu de unu forti bitzantinu, acanta de su situ prenuràgicu, a 325 metrus asuba de su livellu de su mari. Su casteddu s’isvilupaiat a ingìriu de una turri cun dexi facis e a una turri tunda e ocupaiat unu tretu mannu (prus o mancu 1190 mq) asuba de unu coddu in sa parti a faci a soli e a ponenti de Abas, oramai de propriedadi de su comunu de Abas de su 1998. In sa parti de bàsciu de innia, a intra de sa parti a faci a soli e cussa a levanti, s’agataiat sa villa de Barumeli chi nci fiat ancora in sa metadi de su XIV sèculu e chi at donau su nòmini a su casteddu.

In su tempus de oi, est su solu casteddu chi abarrat de su sistema de amparu de su iudicadu de s’Arbarè, in provìntzia de Aristanis. In s’edadi de su domìniu de is aragonesus, est istètiu infeudau a is Carroz de Chirra, e prus che totu a sa cuntissa Donna Violanti, “sa marchesa”, po su pòpulu. Custu tretu est sugetu a ligòngius ambientalis, atìsticus e istòricus. Una suergera afiancaiat sa bia chi andaiat a su Casteddu, aundi si podit gosai unu panorama a 360 gradus (cun sa Jara, su Monti Arci, sa Marmidda). E comenti dònnia casteddu asuba de s’istòria sua sa genti contat contus e fàbulas medas.

5- Acuafrida (Era cenozòica)

Tretu de Monti Arci chi is abaresus sighiant po andai in su capulogu iudicali de s’Arbarè, o mancai feti po fai linna in s’ispràxida manna de “macchia mediterranea” de Santa Maria.

A tesu de 11 chilòmetrus de Abas, nd’afigurat su càbudu a monti de su territòriu cosa sua. Si podit arribai po mesu de una istrada panoràmica chi artziat a monti giai de s’essia de sa bidda, sighendi una corria de su satu arrica de mitzas, arrius e istrumpus, chi si funt formaus in is essiduras a pillu de is arrocas, a regordu de is coladas de lava de su vulcanu chi fiat ativu in su Miocene. Sa ghettada de nord giait ancora s’ossidiana, pedra manigiada po fai armas, ainas e trastus traballosus meda. Su logu est prexerosu gràtzias a unu padenti de ìllixis bècius de sèculus, a prus o mancu 800 metrus asuba de su livellu de su mari, de sempri logu de arribu po gitas foras de sa bidda de is abaresus e oi parcu atretzau connotu a livellu europeu.

Sa zona est istètia populada giai de su 4000 in antis de Cristu, comenti testimòngiant unus cantu giassus e sa necròpoli prenuràgica de Gemitòriu.

6-Museu de su giogu traditzionali de Sardigna

Annu 1993

Is artìculus chi faint custu Museu, fatus de is discentis de s’iscola mesana istatali de Abas in is tres annus de su 1993 a su 1996, cuntzertaus de su dotori in traditzionis popolaris professori Nando Cossu, funt istètius arregallaus a su Comunu de Abas in su 1999.

S’espositzioni si presentat comenti unu documentu etnogràficu ùnicu in Sardigna, gràtzias a sa circa fata inantis chi at interessau unas cantu biddas de sa zona.

Su museu contat prus de 200 giogus chi is piciocheddus ant fatu cun su coru. Est pretziu in noi partis e allogat copiaduras de armis, mezus de trasportu, istrumentus po’ fai mùsica, pipias de tzàpulu, giogus de movimentu, de destresa, de is festas, de cassa, pisca e atrus ancora.

A sa mostra s’acumpàngiat puru unu laboratòriu po fabricai, chi bollit fai de s’initziativa unu momentu po fai impresa po is giòvunus e po su pòpulu totu.

7-Jenna Àngiu I sèc. d.C.

Coddu in su territòriu de su comunu antigu de Tzèpara (Cèpara:òrtu), in ui funt istètias agatadas is arruinas de una villa rùstica de edadi imperiali.

Sa scrobeta si depit a su Monsenniori Garau, chi iat arregortu una làpida romana fulliada inguni e dd’iat arregallada a su museu archeològicu de Casteddu.

S’iscritzioni ponit a sa villa sa data de su 62 apustis de Cristu (815 annus apustis de sa fondatzioni de Roma), edadi de Nerone, e giait s’atributzioni de sa fabricadura a sa voluntadi de is Cònsolis P.Mario Celso e L.Afinio Gallo. S’òpera depiat duncas èssiri pùblica.

S’iscritura de sa tumba ndi torrat fintzas una lista de nòminis de òrigini sardu-pùnica, comenti Celele, Bacoru, Mislius, Benets, Cora…, chi iant postu arrexinas in sa popolatzioni locali non latinizada ancora.

8-Domu de su messaju Printzis (sèc.XVIII)

Antiga domu de messajus cun sa corti, de orìgini ispagnola, allogada innida fintzas a oi de s’abbistesa e de su rispetu po sa memòria de su tempus passau de is meris cosa sua, s’ùrtimu de custus su sennori Srabadori Printzis (connotu comenti Deddu Liccu, spatzau candu teniat prus de centu annus).

Sa cotilla manna allogat, casi innidus, ainas de maistus, de messajus e is istaddas; sa domu tenit sa lolla traditzionali (su stabi) e at arregotu is antigas istruturas de aintru e sa crobetura antiga.

9- Crèsia de Santa Maria (sèc.XII - XVI)

De s’època cristiana antiga, s’agataiat in unu logu de padenti prenu de àcuas chi nd’arribaiant de is mitzas de monti e sa biddixedda de Abas, inserrada de duus arrius, fiat cuntènnia in totu asuba de su cucureddu in ui si pesat sa cresiedda. Po su connotu fiat sa crèsia manna de sa bidda, chi ddui fiat in su momentu de sa tramudadura de su Monsenniori de Useddus, documentau giai in su XIII sèculu e fut sa sedi provisòria de su Monsenniori. A palas de sa crèsia s’agatat su campusantu antigu.

In su 1792 sa cresiedda iat guadangiau su tìtulu de santuàriu diocesanu, acapiau po unu pagu de tempus fintzas a su cultu de Santa Greca.

10- Capella de sa Madonna de s’Arrosàriu (Annu 1721)

Connota comenti Capelledda, si podit giai sa data gràtzias a s’iscritura de sa tumba chi immoi s’agatat in sa petzeria de su portalli, chi narat “ Custa òpera est istètia cumpletada in s’annu de su Senniori 1721” bòfia de is cunfradias localis de s’Arrosàriu (fundada in su 1624) e de sa Vèrgini Dolorosa, sa cresiedda fiat unu centru de forti vida spirituali (Cida Santa, Corpus Dòmini, Santu Franciscu, Santus Cosma e Damianu, Santu Danielli- a issu est titulau unu altareddu piticu) e puru assistentziali, poita innoi fiant spratzias mexinas debadas a is pòborus.

De notai, in totu is tonus de colori de sa pedra de cracina groghita e de terra lutzana birdi, su portalli trilìticu, sa ventana cun arcu a giru, is grunnissas e is cantonis, su campanileddu a vela cun duas ventanas agutzas, sa cruxi guadangiada asusu de su fundamentu de sa navada. S’àbsidi giait ospitalidadi a s’ispantosa istàtua de linna de sa Madonna cun su pipiu (arta 1,75 metrus e datada in unu perìudu aintru de su XV e su XVII sèculu), posta in una pala de altari dorada de stili barocu, cun drapus arrùbius iscurus, de sabori barocu etotu.

11-Domu nadia de Antoni Gramsci (22 Gennàrgiu de su 1891)

Sa domu si pesat in sa ruga chi arribat a sa Catedrali e mantennit feti pagus tretus de sa primu istrutura. S’afaciada giait inderetura a sa bia, is logus de apalas fiant dedicaus a fainas de is messajus e de is maistus.

Su fàbricu, passau me in manus de unus cantu meris e assentau fintzas a manìgiu pùblicu e a tzilleri, est istètiu comporau de sa Regioni in is annus ’80 de su sèculu XX e, de su 1988, est de manìgiu de su Comunu. De insaras totu is logus de sa domu funt a disponimentu po finalidadis culturalis e socialis. Custus logus funt, in dònnia manera, sa sedi de is cummemoratzionis in onori de Gramsci giai de su 1947, candu, a dexi annus de sa morti, a sa presèntzia de Pamiru Tolliati, fiat istètia posta una làpida po arregordu de custu paesanu istimau.

12- Pratza de manìgiu comunu a Antoni Gramsci (Annu 1977)

Monumentu pesau in sa pratza Antoni Gramsci po is 40 annus de sa morti de su filòsofu abaresu. S’òpera, de pedra de cracina e basartu de Monti Arci, dd’at fata s’architetu Giò Pomodoro, agiudau de picapedreris, maistus de muru e manobra locali.

In sa Pratza est assentada una iscultura de pedra arba de Trani chi bollit afigurai su soli, comenti fonti de briu e de sa genti de sa bidda in preghiera.

Su monumentu est prenu de sinnus e sìmbulus chi afigurant s’ispàtziu, su tempus, is cuatrus elementus primàrius de sa natura e sa civilidadi de messaria e pastoria, cun una giminera manna chi, candu ddui funt manifestatzionis o atòbius de genti, benit alluta diaberus.

13- Seminàriu Tridentinu (Annu 1795)

Est istètiu pesau de su Monsenniori Giuanni Maria Pilo, a issu est titulada sa ruga chi s’incarat a sa parti de asuba. Su palàtziu, chi acostat a sa Catedrali, fiat istètiu postu a càmbiu de is aposentus de su seminàriu bèciu (fundau in su 1703 de su Monsenniori Sidori Masones Nin), postus in ui oi si pesat sa sala de teatru.

Sa parti de aintru est caraterizada de bòvidas a fùrriu e murus fortis meda chi arregordant cussus de is cumbentus. Cun su passai de is annus ant tentu manìgius diversus: de ospidalli a iscola superiori, a ufìtzius a oratòriu e giassu po mostras. A su princìpiu de su XXI sèculu funt istètius assentaus su prus a museu de s’arti sacra e archìviu istòricu diocesanu.

In is àulas cosa sua si est formada fintzas genti de importu mannu e làica de sa zona.

14- Domu de su Messaju

Sa domu de su messaju est unu enti morali fundau po atendi is traballadoris prus pòborus de sa bidda. Dd’aiat bòfia Don Francisinu Ispada, sìndigu de Abas de su 1910 a su 1914, chi aiat arregallau po custu iscopu unus cantu benis de sa sienda cosa sua, cun aintru fintzas sa domu sua po is fainas de messaria chi s’agatat in sa ruga de Donna Violanti Carroz . Intra de is atras òperas dènnias de su nobilòmini comenti primu citadinu s’arregordant: sa primu retza de àcua, sa statzioni de su trenu, s’asillu po is pipius.
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Re: Ales (OR)

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Re: Ales (OR)

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Re: Ales (OR)

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Re: Ales (OR)

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Re: Ales (OR)

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Re: Ales (OR)

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Re: Ales (OR)

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