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I nuraghi

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I nuraghi

Messaggio da skywalker » 28/05/2018, 6:21

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Abbasanta, resti del Nuraghe Losa.

Il nuraghe (pl. nuraghi, nuraghe/-s runaghe/-s in sardo logudorese, nuraci/-s o nuraxi/-s in sardo campidanese, nuragu/-i in sassarese, naracu/-i in gallurese) 1800 a.C. fino al 1100 a.C.

Alcuni sono più complessi ed articolati, veri e propri castelli nuragici con il mastio che in certi casi raggiungeva un'altezza tra i venticinque e i trenta metri, ma la maggior parte sono torri ristrette verso l'alto, un tempo alte dai dieci ai venti metri, con diametro di base dagli otto ai dieci metri e in alcune zone dislocate a poche centinaia di metri le une dalle altre come nella Valle dei Nuraghi, nella regione storica del Logudoro-Meilogu, oppure nelle regioni della Trexenta e della Marmilla.

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Ricostruzione di un Nuraghe polilobato


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I nuraghi

Messaggio da skywalker » 28/05/2018, 6:23

I primi nuraghi, detti protonuraghi, furono edificati in un'epoca situata quasi certamente nella parte iniziale del II millennio a.C.. Di alcuni 1800 a.C. (per esempio Duos Nuraghes di Borore).

Secondo l'archeologo Giovanni Lilliu, durante la media Età del bronzo, attorno al 1500 a.C./1100 a.C., si ebbe presumibilmente il maggior sviluppo di questi edifici.

Nell'Età del ferro, ossia dal 900 a.C. in poi, non furono costruiti nuovi nuraghi, tuttavia non furono abbandonati ma anzi in alcuni casi vennero ristrutturati e riadattati, forse come luoghi di culto.

Si calcola che siano stati realizzati non meno di 10.000 nuraghi[4]. Ne sopravvivono circa 7.000, in stato di conservazione più o meno buono e distribuiti in tutta la Sardegna con una densità media di 0,27 per km², con punte in alcune regioni (Marghine e Trexenta) dello 0,9.

Le costruzioni nuragiche hanno subito i danni maggiori negli ultimi 150 anni, soprattutto dopo l'emanazione dell'editto delle chiudende quando divennero materiale da costruzione per i muretti a secco che ancora oggi caratterizzano il paesaggio sardo, e con l'ampliamento della rete viaria e l'impiego delle pietre nelle massicciate stradali.

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Abbasanta Nuraghe Losa
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I nuraghi

Messaggio da skywalker » 28/05/2018, 6:25

Origine del nome
La radice Nur della parola nuraghe 2005, pag. 57.)
Secondo l'archeologo Giovanni Ugas dell'Università di Cagliari, la parola nuraghe potrebbe derivare invece da Norax o Norace, eroe degli Iberi-Balari. Immagine
Carta nuragografica della Sardegna (Nuraghi per km²)
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Messaggio da skywalker » 28/05/2018, 7:20

Cronologia
In base ad una classificazione ed alla divisione temporale elaborata dallo studioso Giovanni Lilliu (Nuragico I, II, III, IV, V) l'edificazione dei nuraghi e lo svilupparsi della civiltà nuragica ha seguito diverse fasi collocabili entro l'età del Bronzo e l'età del Ferro. Lo stesso studioso però sconsiglia di adattare schematicamente la sua classificazione alle suddivisioni cronologiche di queste età adoperate per l'Europa continentale, la Penisola italiana e l'Egeo, anche se non mancano parallelismi tra cultura nuragica con elementi delle regioni europee ed egeiche.

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Messaggio da skywalker » 28/05/2018, 7:22

Fasi Civiltà nuragica

Nuragico I
La prima fase, denominata Nuragico I, vede il formarsi dei caratteri principali di questa civiltà. Rispetto ai fenomeni megalitici precedenti (menhirs, dolmens, altare preistorico di Monte d'Accoddi, fortificazioni di Monte Baranta) cominciarono ad essere adottate tecniche e schemi costruttivi più specifici e tra la fine del Bronzo Antico e gli inizi del Bronzo Medio (XVIII-XV secolo a.C.) si ha l'edificazione dei primi protonuraghi, denominati anche pseudonuraghi o nuraghi a corridoio.

Si evidenzia nell'architettura funeraria la costruzione delle tombe dei giganti con stele centinata, gli ipogei con prospetto architettonico e le tombe di tipo misto. La cultura materiale utilizza ceramiche tipo Bonnanaro. Costruzioni tipiche di questo periodo sono quelle di Sa Korona di Villagreca e Bruncu Madugui di Gesturi.

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Copertura a tholos nel nuraghe Santu Antine

Nuragico II
Questa fase viene situata nella media Età del Bronzo, intorno al XVII-XIV secolo a.C.; fa la sua comparsa il nuraghe a thòlos, caratterizzato dal modulo ripetitivo della torre tronco-conica. All'interno ospita una o più camere sovrapposte, coperte a falsa volta, con la tecnica cosiddetta ad aggetto. Rispetto alla Fase I si nota una brusca svolta costruttiva nella civiltà nuragica. Un'ipotesi molto accreditata è quella che collega queste innovazioni a influssi esterni minoico-micenei, che hanno portato il tholos in tutta la Grecia e in Sicilia, seppur con funzioni sepolcrali che al nuraghe difficilmente possono essere riconosciute[8].

Nella fase II si ha la costruzione della maggior parte dei nuraghi, e probabilmente della loro quasi totalità. Le tombe dei giganti presentano una facciata con i caratteristici filari di pietre infisse a coltello, si scolpiscono betili aniconici e poi con segni schematici. Si notano nelle ceramiche le decorazioni a pettine, con nervature o con decorazioni metopale. Le armi sono di importazione orientale.


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Ricostruzione Nuraghe Santu Antine

Nuragico III
Il Nuragico III è la fase situata nel periodo del Bronzo Recente e Finale, fra il XII e il IX secolo a.C..

Al singolo nuraghe già esistente, si addossano altre torri e corpi di fabbrica, raccordate da cortine murarie per formare un vero e proprio bastione turrito, fino a realizzare delle strutture di notevole articolazione ed imponenza, con i bastioni provvisti di torri angolari, spesso in numero di tre, come il nuraghe Santu Antine a Torralba o il nuraghe Losa ad Abbasanta, ma anche di quattro torri, come Su Nuraxi a Barumini e il nuraghe Santa Barbara a Macomer, o addirittura anche cinque, come il nuraghe Arrubiu ad Orroli.

Nelle tombe dei giganti si notano fregi a dentelli, compaiono tempietti a cella rettangolare, tempietti a megaron, templi a pozzo. Compaiono inoltre i betili antropomorfi, le ceramiche micenee, i lingotti di rame a pelle di bue, le armi di tipo egeo.

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Serra Orrios, Dorgali. Villaggio nuragico

Nuragico IV
Il Nuragico IV, ormai nell'Età del Ferro, copre un arco temporale che va dal IX secolo a.C. al V secolo a.C., i nuraghi complessi si evolvono ulteriormente e i villaggi aumentano di dimensioni. Nell'architettura funeraria si notano tombe individuali a fossa e a pozzetto.

Si osservano i villaggi santuario, le grotte sacre e i templi a pozzo di tipo isodomo. La cultura materiale utilizza ceramiche geometriche, ambre e bronzi di importazione tirrenica, importazioni fenicio-puniche. Si registra la comparsa della statuaria in pietra a tutto tondo, dei bronzi figurati e delle navicelle in bronzo.[senza fonte]

Nuragico V
Il Nuragico V va dal V secolo all'invasione romana e vede la nascita della resistenza sarda alla penetrazione cartaginese, e poi le battaglie e le attività di guerriglia contro i romani.
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I nuraghi

Messaggio da skywalker » 28/05/2018, 7:24

Descrizione generale

Vista la varietà delle costruzioni che tradizionalmente sono raggruppate sotto la dicitura di "nuraghe" è difficile fornire una descrizione univoca.

La divisione più semplice è quella tra il "protonuraghe", o nuraghe "a corridoio", con una distribuzione degli spazi prevalentemente orizzontale e il nuraghe "a tholos"[9]. La maggioranza dei nuraghi è di quest'ultimo tipo, costituito da singole costruzioni megalitiche a tronco di cono con uno o più ambienti interni, anche sovrapposti e coperti a "tholos".[10] Al loro interno, oltre alle camere circolari si aprono spesso altri ambienti minori quali nicchie, magazzini, silos. Attorno alla torre singola si svilupparono talvolta architetture più complesse come bastioni con torri aggiuntive e cinte murarie.

Le mura che lo compongono sono poderose e possono arrivare ad uno spessore di quattro o cinque metri, con un diametro esterno fino a trenta-cinquanta metri alla base, diminuendo poi con l'aumentare dell'altezza, con inclinazione più accentuata nelle torri più antiche. L'altezza supera non di rado i venti metri.

La particolare forma è dovuta alla singolare tecnica di costruzione che prevede solide fondazioni con grossi blocchi di pietra squadrati e sovrapposti a secco, in maniera circolare, senza utilizzo di leganti e tenuti insieme dal loro stesso peso. Man mano che si procede in altezza, i filari disposti in opera isodoma si restringono progressivamente e diminuisce anche la proporzione dei massi, ora sempre più piccoli e meglio lavorati.

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Feritorie e finestra del Nuraghe Su Mulinu, Villanovafranca

La parte superiore era occupata da una terrazza alla quale si accedeva tramite una scala elicoidale, illuminata nel percorso ascendente da feritoie ricavate nelle spesse mura. La porta di ingresso si apre preferenzialmente a mezzogiorno ed immette in un corridoio ai cui lati si aprono sovente delle nicchie e che conduce ad una camera rotonda, la cui volta è formata da anelli di pietre che si restringono progressivamente, andando a chiudersi secondo la tecnica della volta a tholos, sempre senza l'utilizzo di leganti, né centine di supporto durante l'edificazione.

Furono costruiti prevalentemente in posizione dominante, su un cucuzzolo, ai bordi di un altopiano o all'imboccatura di una valle o in prossimità di approdi lungo le coste, ma frequentemente sorgono anche nel mezzo di
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Messaggio da skywalker » 28/05/2018, 7:28

Tipologie

Il problema di una divisione in categorie delle tipologie di nuraghe è stato affrontato in tempi recenti da vari studiosi anche se non vi sono ancora soluzioni univoche.

La categorizzazione delle diverse tipologie è generalmente morfologica o temporale, e in alcuni casi qualcuno cerca di far corrispondere le due cose. La divisione più generica è, come già si è accennato, quella tra nuraghe a torre e nuraghe a corridoio.

Qualcuno aggiunge a queste due altre tipologie, qualcun altro invece preferisce considerarle delle sottocategorie. Ad ogni modo, le tipologie più importanti possono essere considerate queste.

Nuraghi a corridoio o protonuraghi

Lo stesso argomento in dettaglio: Protonuraghe.

Chiamati anche "pseudo-nuraghi" o "protonuraghi", i nuraghi a corridoio sono la tipologia più antica. Differiscono in maniera significativa dai nuraghi classici per l'aspetto più tozzo e la planimetria generalmente irregolare e perché al loro interno non ospitano la grande camera circolare tipica del nuraghe, ma uno o più corridoi, o comunque ambienti minori.

L'altezza di norma non superava i 10 metri benché la superficie occupata da queste costruzioni era in media notevolmente maggiore rispetto a quelli a torre.

L'ambiente più funzionale e forse più importante di questi edifici era il terrazzo che probabilmente ospitava delle coperture lignee che fungevano da ambienti abitativi.

Poco conosciuti fino a qualche decennio fa sono al centro di studi e dispute fra gli studiosi che hanno iniziato a considerarli fondamentali per la comprensione del "fenomeno nuragico". Sulla denominazione stessa non c'è ancora unanimità: il termine "nuraghe a corridoio" è contestato da Giovanni Ugas che preferirebbe l'utilizzo del solo termine "protonuraghe", con connotazione temporale, in base alla precedente costruzione di questo tipo di nuraghe[13], che comunque rappresenta una regola con molte eccezioni.

Mauro Peppino Zedda, predilige invece una semantica morfologica sostituendo entrambi i termini con "nuraghe a bastione" suddividendo ulteriormente la categoria in tre classi inferiori: "a corridoi architravati", "a corridoi aggettanti", "a camere". Gli studi di Zedda, però, non sono avallati da nessun comitato scientifico.

Dei circa 7.000 nuraghi censiti solo 300 circa sono di questo tipo.

Nuraghi di tipo misto
Questa tipologia si distingue per il rifascio effettuato in epoche successive, si suppone dovuto ad un cambio di progettazione dei nuraghes a corridoio, o per altre esigenze.


Nuraghe Is Paras - Isili. La sua tholos è alta ben 11,80 metri ed è la più elevata in tutta la Sardegna nuragica, seconda, per quel periodo solo alla cosiddetta tomba di Agamennone.
Nuraghi monotorre a "tholos"
È il nuraghe per antonomasia e rappresenta la quasi totalità dei nuraghi della Sardegna.

La torre, di forma tronco-conica, ospita al proprio interno una o più camere sovrapposte, coperte appunto da una falsa volta, o più spesso con la tecnica ad "aggetto" del thòlos, cioè sovrapponendo giri di pietre via via più stretti fino a chiudere la volta. In genere venivano innalzati due circoli murari concentrici, e l'interstizio che ne risultava veniva riempito di pietrame.

L'accesso, architravato, è generalmente sullo stesso piano di calpestio del suolo e immette in un andito che immette frontalmente nella camera centrale e lateralmente (generalmente a sinistra) nella scala elicoidale ricavata all'interno della massa muraria che conduce al terrazzo o alla camera superiore.

Oltre all'andito, alla camera centrale e a quelle superiori sono spesso presenti altri ambienti minori come nicchie e cellette ricavate nello spessore murario ma anche pozzi o silos scavati nel pavimento.

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Ricostruzione del nuraghe Santa Barbara di Villanova Truschedu, esempio di nuraghe a tancato.

Nuraghi a tancato
Costituiscono l'evoluzione dei nuraghi monotorre: alla torre principale veniva aggiunta in un secondo tempo un altro edificio circolare, raccordato alla torre originaria tramite due cortine murarie racchiudenti al loro interno un cortile, talvolta fornito di un pozzo.

Un esempio di nuraghe appartenente a questa tipologia è il nuraghe santa Barbara a Villanova Truschedu. In tale nuraghe l'ingresso al complesso avveniva tramite un corridoio ai cui margini si trovano due nicchie contrapposte.

In momenti successivi venivano aggiunte altre torri e altre cortine murarie fino a farne dei complessi polilobati.

Il nuraghe Arrubiu di Orroli fu una reggia nuragica il cui mastio centrale raggiungeva in origine un'altezza compresa tra i venticinque e i trenta metri.
Nuraghi polilobati
Chiamati anche regge nuragiche, i nuraghi polilobati sono quelli meno frequenti. Molto elaborati e spesso concepiti in modo unitario, costituivano vere e proprie fortezze con varie torri unite tra loro da alti bastioni la cui funzione era quella di proteggere il mastio centrale.

Secondo la teoria militare, dalla torre arroccata su una cima isolata, semplice vedetta situata al confine del territorio di pertinenza della singola tribù, o a presidio dei punti strategici più rilevanti come le vie d'accesso alle vallate, i sentieri che salivano agli altopiani, i corsi d'acqua, i guadi, le fonti, etc., si giunse successivamente alle complesse costruzioni, comprendenti fino a ventuno torri e dalle mura spesse alcuni metri, ubicate al centro dell'area di comune interesse, forse utilizzata come residenza fortificata dell'autorità politica, civile, militare e probabilmente anche religiosa della regione.

Questi "castelli" megalitici costituivano delle vere e proprie regge, ed erano circondati da altre cinte murarie più esterne, talora fornite anch'esse di torri (i cosiddetti antemurali), che circondavano i bastioni a costituire una vera e propria ulteriore linea avanzata di difesa.

Dopo le piramidi egizie sono considerati come le più alte costruzioni megalitiche mai costruite durante l'Età del Bronzo nel Mediterraneo protostorico. La torre centrale del nuraghe Arrubiu ad Orroli, uno dei più grandi dell'Isola, secondo i calcoli eseguiti dai ricercatori raggiungeva un'altezza compresa tra i venticinque e i trenta metri, e la sua planimetria comprendeva altre diciannove torri (probabilmente ventuno) articolate intorno a diversi cortili, occupando per intero un'area di tremila m², escluso il villaggio che si estendeva al di fuori delle cinte murarie. Era il risultato di un disegno unitario che comprendeva sia il mastio che i bastioni pentagonali, il tutto costruito nella medesima fase nel XIV secolo a.C.
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Messaggio da skywalker » 28/05/2018, 7:30

Villaggi nuragici
Alcuni nuraghi sorgono isolati, altri sono invece circondati o collegati tra di loro da un sistema di muri di cinta che racchiudono i resti di capanne, tanto da assumere l'aspetto di un villaggio. Infatti le popolazioni nuragiche spesso risiedevano in questi villaggi addossati alle torri principali e ai bastioni. Questi insediamenti erano costituiti da un insieme di capanne più o meno semplici, la vita quotidiana si svolgeva dunque all'interno di queste modeste dimore di pietra, con il tetto in genere realizzato con tronchi e rami, spesso intonacate all'interno con del fango o argilla, e talora isolate con sughero. Non tutti i villaggi sono nuragici. Il villaggio di Su Nuraxi di Barumini, ad esempio, è successivo al nuraghe e costruito anzi con pezzi che - inizialmente - erano elementi costitutivi del nuraghe.

Nell'ultima fase della civiltà nuragica si sviluppa un tipo di capanna più evoluta, indicativo di una maggiore articolazione delle attività: si tratta della capanna a settori, che talora assume anche le dimensioni di un vero e proprio isolato, cioè divisa in piccoli ambienti affacciati su un cortiletto e dotata spesso anche di un forno per la panificazione.

Fra gli edifici pubblici che caratterizzavano i villaggi, si segnalano soprattutto le cosiddette capanne delle riunioni, provviste di un sedile in pietra alla base e destinate presumibilmente alle assemblee dei notabili del villaggio.

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Ricostruzione di un villaggio nuragico.

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Messaggio da skywalker » 28/05/2018, 7:44

Particolari costruttivi

Come già si è detto una definizione generica di nuraghe è per forza di cose riduttiva vista la grande diffusione e varietà di queste costruzioni.

Anche le classificazioni morfologiche e cronologiche, benché utili, non sono esaustive riguardo a caratteristiche che, sebbene possano sembrare minori, sono oggetto di studi quantitativi e qualitativi e rivestono una grande importanza nella comprensione di molti caratteri della civiltà nuragica stessa.

Dimensioni
Le dimensioni dei nuraghi variano soprattutto in base alla loro tipologia: i nuraghi a corridoio hanno una superficie molto variabile mentre la maggior parte delle torri a tholos rientra in una fascia dimensionale più stretta.

I protonuraghi passano quindi dai quasi 1.700 m² del nuraghe Biriola di Dualchi ai 51 del Carrarzu Iddia di Bortigali. Il dato medio ricavato da 66 costruzioni del Marghine e della Planargia (nell'intera Sardegna i protonuraghi censiti finora sono circa 300) si assesta sui 234 m², mentre la fascia più rappresentata è quella tra i 101 e i 200 m² (45% dei rilevamenti).

I nuraghi a torre hanno invece superfici comprese tra i 635 m² del nuraghe Tolinu di Noragugume e i 32 di Sa Rocca Pischinale a Bosa, la fascia più ricorrente è anche in questo caso quella che oscilla tra i 101 e i 200 m² che rappresenta in questo caso ben il 75% dei 231 nuraghi dello studio eseguito.

Il diametro dei nuraghi a torre varia dai 10 ai 15 metri (media di 12,30 nel Marghine - Planargia) e l'altezza dai 10 ai 22 metri. La torre Nuragica più alta, quella del Nuraghe Arrubiu, superava in origine i 27 metri

L'inclinazione della muratura varia tra i 10° e i 16° con una tendenza evolutiva, seppur non strettamente progressiva, tra i nuraghi più antichi (come Domu 'e s'Orku di Sarroch) e quelli più recenti (Nuraghe Altoriu) a costruire con pendenze sempre meno accentuate.


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Nuraghe Nieddu, Codrongianos. Nelle costruzioni più antiche l'inclinazione delle torri è più accentuata.
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Messaggio da skywalker » 28/05/2018, 7:47

Scale


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Vano scala del Nuraghe Mannu

Scala elicoidale del nuraghe Rumanedda a Sassari
Nei nuraghi sono spesso presenti delle scale, che possono essere di vario tipo. È credibile, per quanto non direttamente dimostrabile, che le costruzioni con ambienti disposti su più livelli siano la diretta evoluzione di nuraghi a camera singola nei quali la sommità era probabilmente raggiungibile mediante scale in legno.

Un'ulteriore evoluzione è rappresentata dalle scale interne in muratura, che nei nuraghi a tholos ha due varianti principali: scala "di camera" e scala "d'andito". La prima, costruita nello spazio della camera centrale, evitava di perforare la massa muraria e quindi di comprometterne la struttura statica, ma iniziava più in alto del pianterreno e doveva essere quindi raggiunta mediante scalette mobili in legno o corde. Questa tipologia sembra essere quella cronologicamente anteriore in quanto presente in nuraghi scarsamente articolati, cioè privi di spazi aggiuntivi come nicchie e cellette, indizi di una padronanza tecnica più avanzata.

La scala "d'andito" si diparte dall'andito generalmente a sinistra e corre all'interno delle mura stesse interrompendosi ad ogni ripiano ai quali permette l'accesso. I nuraghi con scala d'andito presentano generalmente la planimetria considerata più matura, cioè la camera a tre nicchie.

In alcuni nuraghi di quest'ultimo tipo (nuraghe Ala di Pozzomaggiore, Li Luzzani e Rumanedda a Sassari) si ha l'associazione dei due tipi di scala, a sottolineare la varietà e flessibilità delle costruzioni nuragiche, in questi casi le relative scale di camera prendono il nome di "scala sussidiaria" e sono spesso direttamente collegate ad un ambiente peculiare, denominato "mezzanino" che sovrasta l'andito. La scala sussidiaria può iniziare dalla camera del pianterreno, in quella del primo piano o attraversare più livell.

Esistono nuraghi a tholos, anche importanti, privi di scale in muratura come il nuraghe Asoru di San Vito, Sa Domu 'e s'Orku a Castiadas e il nuraghe Arrubiu di Orroli.

La discriminante esclusivamente cronologica ed evolutiva del tipo di scala sembrerebbe ormai ampiamente da rivalutare in base a nuovi studi ed osservazioni. Sarebbe riconoscibile, secondo alcuni studiosi, una sorta di criterio geografico nella distribuzione delle tipologie di scala: nella Sardegna centro-settentrionale i nuraghi presentano generalmente la scala ad andito (75% nell'oristanese), nella provincia di Cagliari (90%), nel Sarrabus e nell'Ogliastra i nuraghi sono per lo più senza scala, e, dove presente, è del tipo a camera. Il Sarcidano, la Barbagia e il Campidano del Milis presentano invece una situazione più confusa. I nuraghi con scala accessoria sono praticamente appannaggio del centro-nord Sardegna con una spiccata prevalenza nell'Anglona.
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