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Fill'e Fortuna e la storia dell'ENAOLI di Iglesias

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Fill'e Fortuna e la storia dell'ENAOLI di Iglesias

Messaggioda skywalker il lunedì 16 aprile 2018, 13:44

Questa mattina si è svolto nei locali dell'IPIA "G. Ferraris" di Iglesias un incontro con la scrittrice Giorgia Loi, alla presentazione hanno contribuito con i loro interventi la dottoressa Daniela Aretino e la professoressa Barbara Guardo.

Giorgia Loi è nata a Iglesias (CI) risidente a Gonnesa (CI). Ha conseguito la laurea in Lettere Classiche presso l’Università degli Studi di Cagliari nel 1999. Nel 2010 ha pubblicato Lettera a Helena con la casa editrice Albatros. Nel 2014 pubblica il romanzo storico Cristalli di quarzo con Edizioni Il Ciliegio.

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La Profe.ssa Loi

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Nel 2017 Fill’e fortuna è una storia come tante che si racconta nella cittadina mineraria di Iglesias, nell'immediato dopoguerra, quando, nel clima di rinascita e ricostruzione postbellica che ha caratterizzato anche la Sardegna sud occidentale, prende vita un’istituzione: il Collegio Enaoli. Inizialmente pensato per accogliere gli orfani del lavoro – arrivati dall'intera isola e dare loro un'opportunità di crescita e formazione, spalancò le porte del mondo dell'occupazione e della vita in genere Che un libro possa essere, tra le tante altre cose, anche una macchina del tempo molto particolare, sicuramente non è il sottoscritto ad affermarlo per primo.

Che “Fill’ e fortuna”, di Giorgia Loi, abbia un fascino particolare per chi, pur non essendoci propriamente nato ha comunque vissuto “ai piedi di Marganai” è invece, a fine lettura, indubbio.

Queste pagine scritte con maestria e passione ci riportano agli anni sessanta, durante i quali le sofferenze e la durezza della miniera, madre e matrigna di tutta l’area del sud ovest sardo, si riflettono sul vivere del protagonista, i cui ricordi ce lo presentano prima bambino e poi adolescente in quel “collegio” Enaoli che, come ben spiegato nel testo, era molto più di questo e nel quale si sperimentarono intuizioni educative e pedagogiche all’avanguardia per quei tempi.

Il mondo di allora è quindi visto attraverso gli occhi del protagonista e dei suoi compagni, con un richiamo – a parere di chi scrive – al “Cuore” di De Amicis ma rivisto, aggiornato, modernizzato e naturalmente e fortemente contestualizzato.

Le pagine di “Fill’e Fortuna” sanno di lentischio, proprio lo stesso che s’incontra per i ripidi sentieri del Marganai, prima che fosse preso d’assalto dai fuori strada, dai SUV, dai “quod” e da altri mezzi meccanici ad alta tecnologia (fatte salve le bici e i cavalli) che, non per colpa loro in quanto meri strumenti, portano chi li guida, forse, ad ignorarne la poesia e la magia.

Sanno anche di un tempo in cui, ancora forse, i rapporti umani, nel bene e nel male, avevano ancora un fortissimo valore, così come gli strettissimi legami familiari, grazie ai quali i ragazzi avevano dei validissimi punti di riferimento e un ceffone dato al momento giusto non faceva automaticamente una denuncia per maltrattamenti… Già, altri tempi davvero.

L’autrice ci conduce quindi, sempre insieme ad Antonio, il protagonista al quale l’appellativo del titolo è attribuito (non sveleremo naturalmente qui il perché) lungo i percorsi della vita di questo “enaolino” strappato alla sua famiglia per cause di forza maggiore e…

Credo i puntini siano doverosi: pur non trattandosi di un giallo, “Fill’e Fortuna” riserva non poche sorprese al lettore che si troverà sempre più coinvolto, capitolo dopo capitolo, nelle vicende dello stesso Antonio e della sua comunità così particolare e allo stesso tempo così intimamente legata ad Iglesias, dintorni e suoi trascorsi, non solo minerari, di nuovo nel bene e nel male.

Apprezzabilissimo anche per il minuzioso e certosino lavoro di documentazione che traspare da ogni riga, “Fill’e Fortuna” ci regala uno spaccato di storia “nostra” (l’autore di questa recensione si rivolge in particolar modo a chi si sente indissolubilmente legato alla terra del Sulcis Iglesiente, ma il libro è godibilissimo da chiunque) che forse rischiava di essere dimenticata o confinata all’oblio.

Giorgia Loi ha impedito che ciò avvenisse, gliene siamo davvero molto grati.

“Fill’e Fortuna”, Giorgia Loi, edizioni il Ciliegio, disponibile in libreria e nei principali store on line.. Attualmente insegna letteratura italiana e storia nella scuola superiore.

Nel presentare quest'ultima opera della Prof.ssa Loi agli alunni presenti in aula magna, tra le tante cose dette è emerso un dato che mi ha colpito, mi riferisco al fatto che sulla rete della storia dell'ENAOLI non si trova molto materiale, direi quasi nulla.

Questo argomento si pone come obiettivo di colmare questa lacuna e possibilmente far si che la storia di questa importante, per allora Istituzione, venga conosciuta dal maggior numero di persone, non fosse altro perché racconta storie di uomini che partendo da situazioni non facili dava loro un'opportunità di riscatto sociale. E non meno importante perchè fa parte della nostra storia di questa parte di Sardegna
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Re: Fill'e Fortuna e la storia dell'ENAOLI

Messaggioda skywalker il lunedì 16 aprile 2018, 15:21

Origine dell’ENAOLI e Sviluppo dell’Ente
ORIGINE DELL’ENAOLI

La nascita dell’ENAOLI risale al 1940, in seguito ad una tragica esplosione avvenuta in una cava a Piacenza che provocò la morte di molti lavoratori. Questo incidente lasciò tanti figlioli (orfani di almeno un genitore) nel totale abbandono, senza protezione da parte della società.


Coloro che presiedevano alle sorti dell’Istituto Nazionale Infortuni pensarono, allora, di provvedere all’assistenza di questi fanciulli. La benefica iniziativa trovò forma concreta in un decreto emesso dall’Ente per l’Assistenza degli Orfani dei Lavoratori Italiani morti per infortunio sul lavoro (EAOLI). Tale istituzione non ebbe mai i suoi normali organi amministrativi, né compiti ben definiti, per cui percorse il suo cammino in mezzo a notevoli difficoltà. Nonostante questo, l’intrinseca bontà dell’opera la fece affermare nel campo della Previdenza Sociale.

I vari Ministri del Lavoro che si susseguirono dopo la Liberazione ebbero particolarmente cara l’opera e l’Istituto Infortuni che a suo tempo la concepì e la fornì all’inizio dei mezzi necessari, non mancò di considerarla sempre come una delle istituzioni collaterali più benefiche a cui non poteva mancare il totale suo appoggio. Nel periodo immediatamente successivo l’opera fu quindi meglio studiata nella sua alta funzione di Ente di Assistenza agli Orfani del Lavoro.

SVILUPPO DELL’ENTE

In data 27 Novembre 1947, la Commissione per la riforma della Previdenza Sociale fece in modo che le assistenze riservate ai figli degli infortunati sul lavoro fossero estese anche a quelli dei caduti durante il servizio. I primi di gennaio del 1948, il Ministro Amintore Fanfani fece preparare una nuova legge che, tenendo conto dell’esperienza fatta e dei voti espressi, creasse un nuovo Ente con una impostazione aggiornata ed una più alta estensione dei compiti. Fu così che il 17 marzo 1948 il nuovo Provvedimento Legislativo fu presentato dal Ministro del Lavoro al Consiglio dei Ministri che lo approvò. Ufficialmente questa legge porta la data del 23 marzo 1948. Il nuovo Ente prendeva la più completa denominazione di Ente Nazionale Assistenza Orfani di Lavoratori Italiani ed ebbe i suoi normali organi amministrativi. Il 16 aprile 1948 il Ministro ne insediava il Consiglio di Amministrazione, ma secondo la legge l’ENAOLI iniziava giuridicamente la sua esistenza il 1 maggio 1948.
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Re: Fill'e Fortuna e la storia dell'ENAOLI di Iglesias

Messaggioda araldina01 il martedì 17 aprile 2018, 0:29


Conosciamo le vicende di questo ente ad Iglesias perchè i documenti del Collegio ENAOLI di Iglesias pervennero all’Archivio storico Comunale cittadino nel 2004, grazie ad una donazione fortemente voluta, organizzata e seguita dal dott. Renzo Pasci che per diversi anni era stato direttore del Collegio. La pratica si svolse in pochissimo tempo:
dalla prima comunicazione dell'Istituto professionale di stato per l'industria e l'artigianato con indirizzo turistico e alberghiero Galileo Ferraris di Iglesias, in cui il dirigente scolastico, prof. Giorgio Pibiri, comunicava al sindaco della città l'esistenza presso il suo istituto della documentazione dell'Enaoli e della volontà, sua e dell'ex Direttore dott. Pasci, di donarla all'Archivio storico del comune di Iglesias affinché lo custodisse e valorizzasse in modo che “tutti i cittadini possano fruire dell'opportunità di consultare la documentazione di un periodo storico sicuramente importantissimo per la città”;
fino alla comunicazione del Comune alla Soprintendenza Archivistica relativamente al trasloco del materiale avvenuto poi il 2 e 3 febbraio 2004.

La documentazione, a seguito del trasloco, consisteva in 117 faldoni, 135 catalogatori ad anelli e 13 scatole per un totale di circa 40 m.l. in cui si riflette la vita del collegio in tutti i suoi aspetti, da quello patrimoniale a quello scolastico, da quello economico a quello pedagogico e via discorrendo.

L’istituzione del collegio iglesiente fu ipotizzata nel 1948 dal Presidente nazionale dell’Enaoli, il prof. Emilio Giaccone, di concerto con l’allora Presidente dell’Inps, ed ex sindaco di Iglesias, Angelo Corsi.
L’intesa tra i due, testimoniata da un fitto carteggio, portò subito alla ricerca di un luogo dove erigere lo stabile destinato ad ospitare il collegio. Vennero coinvolte le società minerarie (il deputato Corsi comunicò il progetto alle varie Società minerarie, facendo riferimento alla visita del prof. Giaccone in Sardegna che infatti è testimoniata da un articolo de L'Unione Sarda del 2 marzo 1949) e il Comune. Il Sindaco Carlo Meloni e l’ingegner Enrico Musio, Direttore della “Monteponi”, si attivarono per centrare l’obiettivo in tempi brevi. Musio cedette l’area retrostante le Case Operaie ricevendo in contraccambio quella di Vergine Maria, e si occupò anche di far predisporre un primo progetto:
quello dell'ingegner architetto Magnani che però in seguito fu modificato. Fu lo stesso prof. Giaccone a proporre alcune osservazioni sul tipo di collegio da istituire ad Iglesias con una approfondita relazione. In essa si segnala come "nell'industria moderna dominano ormai macchina e tecnicismo ...l'operaio a sua volta deve sempre più specializzarsi...non basta ad esempio essere un comune meccanico; occorre divenire tornitore, fresatore, laminatore etc addestrato nella condotta di macchine multiple, che sappia lavorare con molta precisione e con alto rendimento..."
Si trova dunque la migliore soluzione in una scuola professionale affiancata dal convitto, dal collegio in cui "l'orfano passerebbe per queste fasi:
- un periodo di osservazione e di orientamento
- l'istruzione professionale di base per formarsi nel mestiere
- il passaggio alla scuola industriale di specializzazione continuando l'educazione in convitto
- l'addestramento in appositi reparti d'officina per allievi specializzati, esclusivamente riservati ai medesimi
- l'assunzione dopo il 18° anno nel ramo in cui si è qualificato presso quella data industria tipica
- l'affiancamento all'ex allievo perché continui il suo perfezionamento e progredisca nella sua carriera..."
Si evidenzia inoltre una grande differenza con un'altra istituzione assistenziale (che tra l'altro esisteva ad Iglesias proprio accanto all'ENAOLI): "Gli orfani dei lavoratori...sono i più colpiti dalla sorte ... L'orfanotrofio che sa di ospizio li umilia; vogliono invece diventare bravi e capaci lavoratori, perfezionarsi nella professione, conquistarsi nella vita dignitoso posto e così onorare la memoria dei loro cari troppo presto scomparsi."
E "L'ENAOLI che ormai li riunisce in una grande famiglia ha nel suo programma e fra i suoi obiettivi questo: creare il convitto-tipo a fianco dell'impresa e della scuola industriale in cooperazione diretta con i responsabili dell'impresa e coadiuvarli ad una eletta formazione delle maestranze"

Arrivarono i finanziamenti e il 18 marzo 1951 ci fu la posa della prima pietra come testimonia un invito del prof. Giaccone al Sindaco, alla Giunta ed al Consiglio della città. In due anni e mezzo, a novembre del 1953, l’edificio fu pronto ed il 15 febbraio 1955, nello stabile di via Canepa, arrivarono i primi ragazzi.
All’inizio arrivarono 60 orfani che furono divisi in 4 squadre. Ben presto divennero 200, provenienti da tutta la Sardegna. Si creò una sezione staccata della Scuola di Avviamento e si predisposero i corsi di apprendistato per i ragazzi che, compiuti i 15 anni, potevano frequentare le officine.
Tra il 1956 ed il 1962, a causa della crisi dell’industria mineraria, si abbandonò il progetto didattico iniziale a favore di corsi professionali per termo-idro-sanitari, meccanici, elettricisti, motoristi d’automezzi.
Infatti abbiamo una lettera di invito per la Giornata della Befana predisposta su carta intestata in cui il mittente è Istituto ENAOLI dell'Aggiustatore.
Nel dettaglio poi, una circolare da Roma del 08/05/1959, si sofferma sulle caratteristiche di questo istituto: posti, indirizzo professionale, impostazione scolastica.
Nel 1962 viene approvato il cambio di denominazione: ora è ENAOLI Ente...Collegio di Iglesias Istituto professionale per meccanici ed elettricisti
Intanto i ragazzi partecipano positivamente ai cosiddetti giochi di primavera.
Istituiti per la prima volta nel 1961, le gare finali a Roma tra il 27 ed il 30 aprile, videro la partecipazione di ben 250 allievi di 14 collegi. La caratteristica fondamentale fu "la varietà delle prove di cui si compongono: culturali, sportive, di canto, di abilità pratica, di capacità di rapporto con l'ambiente esterno. Loro scopo è stato quello di incoraggiare l'attività delle squadre attraverso le quali si articola la vita dei collegi secondo la molteplicità degli interessi dei ragazzi e dei giovani."
Nel primo anno il collegio di Iglesias, con i suoi ragazzi più grandi, si piazza al primo posto nella prova culturale e al secondo posto nella prova mista, cioè nella gimkana.
Nella classifica generale i ragazzi più grandi otterranno un meritatissimo terzo posto nazionale ed i più piccoli un dignitoso decimo posto.
L'anno successivo, il 1962, invece, la categoria A guadagnerà il primo posto ed la B il quinto.

Tra il 1962 ed il 1972 l’arrivo di un’aria nuova cominciò con il riporre in soffitta la divisa grigia che distingueva i ragazzi, ai quali fu anche permesso di uscire senza l’accompagnamento dell’istitutore.
I collegiali, sempre più numerosi, studiavano nelle scuole cittadine entrando in contatto con ragazzi esterni e, vera rivoluzione, con le ragazze.

Oltre ai laboratori per l’insegnamento di un mestiere, c’erano le cucine, il teatro, il cineforum, i campi sportivi, una biblioteca dove arrivavano dieci quotidiani e cinque settimanali.
Una struttura complessa alla quale, con l’istituzione di laboratori per il tempo libero, fornirono il loro apporto anche “esterni” come don Pietro Allori, Giancarlo Dalmonte, Paolo Secci e Aldo Mura per la musica, Sigismondo Melis per il laboratorio di ceramica, Giovanni Manca per la falegnameria e Vittorio Trentin per lo sport. Si modificò radicalmente la struttura dell’edificio in cui le camerate con 25 letti vennero sostituite da camerette a due letti, arredate e personalizzate con bagni e docce ai piani.
I ragazzi arrivavano in collegio per imparare un mestiere e costruirsi un futuro. Molti di loro finirono chi alla Fiat, chi alla Saras. Tutti o quasi si laurearono e oggi c’è chi è primario d’ospedale, chi manager e chi fa l’astronomo.
Poi nei locali venne accolto l’Istituto professionale di Stato di Cagliari che assorbì la scuola del Collegio, che così divenne pubblica e si aprì anche agli studenti di Iglesias, Carbonia, Sant'Antioco e Guspini, con l’attivazione dei corsi per: Elettricista Installatore, Elettromeccanico e Congegnatore Meccanico, della durata di tre anni.
La novità irrompe con tutta la sua carica nella vita del Collegio, come si evidenzia in un verbale del Comitato consultivo di direzione del 26/1/66, e non pare del tutto positiva...
Nel 1971 le sedi d’Iglesias, Carbonia e Sant'Antioco richiesero l'autonomia dalla sede centrale di Cagliari; così, viene istituito l’IPSIA “Galileo Ferraris” con sede centrale di Iglesias e sedi coordinate Carbonia e Sant'Antioco.

Ma i tempi mutarono ed il ruolo dell’Enaoli cambiò. Nel 1971 il vento della contestazione studentesca arrivò anche in collegio con disordini e scioperi che prelusero alla fase discendente della parabola.

Il periodo compreso fra 1972 e 1983 può essere considerato come la fase conclusiva. A gestire la chiusura fu Vincenzo Petraroia che fronteggiò anche casi disperati di giovani che arrivavano in collegio direttamente dai riformatori o dal carcere minorile, casi che richiesero una maggiore attività da parte dei servizi sociali.
Ormai le scuole potevano essere raggiunte da qualsiasi paese della Sardegna con maggiore facilità e l’ENAOLI cominciò a privilegiare l’assistenza economica alle famiglie considerando superata l’assistenza in Collegio.
Nel 1979 l’ENAOLI cessò di esistere a livello nazionale ma in Sardegna fu gestito ancora per circa 10 anni da un cosiddetto "Ufficio stralcio".
Il collegio di Iglesias cessò di funzionare, il personale venne trasferito, gli arredi utilizzabili spostati in altre strutture, i locali destinati a vari enti.

Insomma la vita del collegio finisce mentre ancora continua, sebbene mutata negli indirizzi, quell'esperienza professionale che così tanti ragazzi ha formato nel tempo.
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Re: Fill'e Fortuna e la storia dell'ENAOLI di Iglesias

Messaggioda skywalker il martedì 17 aprile 2018, 1:38

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Messaggioda skywalker il martedì 17 aprile 2018, 9:20

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Re: Fill'e Fortuna e la storia dell'ENAOLI di Iglesias

Messaggioda Cuore Rossoblu il martedì 17 aprile 2018, 10:56

Ma quanto è interessante questo argomento. Bravo bravissimo Sky per averlo aperto e un grazie di cuore al personale dell'Archivio Storico di Iglesias che ha messo a disposizione questi preziosi e rari documenti.
Se i muri dell'attuale IPIA potessero parlare chissà quante storie racconterebbero.... quanti pianti, quante gioie, quante sconfitte e amarezze, ma anche tante soddisfazioni e riscatti di vita.
I documenti che "gelosamente" e fortunatamente son custoditi nell'archivio Storico, adesso son patrimonio di tutti... chissà quanti ragazzi son diventati dei validi uomini grazie all'opportunità avuta dal famoso Istituto ENAOLI.
Mi piace tanto questo argomento e son sicura che sarà di interesse per tante persone e .... chissà che qualche Enaolino non si ritrovi a leggere queste pagine e magari possa aggiungere qualcosa in merito.

Adesso mi ripropongo di leggere il libro "Fill'e fortuna" che dai primi stralci letti ieri nella presentazione sembra molto intrigante. ;) ;)
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Re: Fill'e Fortuna e la storia dell'ENAOLI di Iglesias

Messaggioda skywalker il martedì 17 aprile 2018, 11:16

RADIOMESSAGGIO DI SUA SANTITÀ PIO XII
AI DIRIGENTI DELL'ENTE NAZIONALE ASSISTENZA
ORFANI DEI LAVORATORI ITALIANI (ENAOLI),
IN OCCASIONE DEL X ANNIVERSARIO DI ATTIVITÀ*

Aula della Benedizione - Martedì, 29 aprile 1958



Di gran cuore vi diamo il benvenuto, Signori Dirigenti, e diletti giovani dell'« Ente Nazionale per l'Assistenza agli Orfani dei Lavoratori Italiani », convenuti presso di Noi per renderCi partecipi della vostra letizia nella fausta ricorrenza del decimo anniversario di fondazione del vostro provvido Istituto. Tra le nobili espressioni con cui l'esimio Presidente manifestava l'unanime devoto vostro desiderio di renderCi visita, abbiamo notata con particolare gradimento quella con cui egli Ci assicura che voi tutti, Dirigenti, educatori e giovani, vi considerate « una grande famiglia ». Ci è apparso allora tanto più opportuno il Nostro intervento in mezzo a voi, poiché Ci sembra che la prerogativa di Padre, derivanteCi dall'ufficio di Vicario di Cristo, debba estendersi in modo particolare ai fanciulli immaturamente privati del padre terreno. Sì, diletti fanciulli e fanciulle, sul cui capo non si poserà più la mano carezzevole del padre o della madre, voi sarete sempre i beniamini del Papa. Egli, che nella sua potestà spirituale e nella universalità del suo affetto, rappresenta sulla terra, per quanto indegnamente, il « Padre che sta nei cieli », si considera in modo speciale Padre vostro, conforme alla tradizione della Chiesa, che ha sempre dedicato agli orfani le sue materne premure. Potete dunque comprendere quanto gradita Ci riesca la vostra visita, e con quanta intima soddisfazione, dopo aver compiuto la Nostra parte anche in questo campo, seguiamo tutto ciò che si attua da Enti pubblici e privati a vantaggio degli « Orfani dei Lavoratori », specialmente di quelli che con la perdita dei genitori sono rimasti del tutto privi di ogni soccorso. Desideriamo, pertanto, prima di benedirvi sulla soglia del secondo decennio del vostro Ente, di esporvi qualche breve Nostro pensiero, con l'intento di contribuire, in quel che possiamo, al pieno conseguimento degli elevati scopi, che la Nazione si propone per mezzo del vostro Istituto.

L'assistenza agli orfani dei lavoratori, così com'è oggi organizzata in Italia, con apposito Ente di diritto pubblico, è uno dei segni più eloquenti del progresso civile della vostra Patria. La solidità dei fondamenti giuridici dell'ENAOLI, la sua struttura, la disponibilità dei mezzi finanziari, la preparazione e dedizione delle persone preposte a dirigere e ad educare, la molteplicità delle opere ed il rilevante numero delle sedi, in una parola, la benefica attività svolta nel trascorso decennio dalla rinnovata compagine dell'Istituto, tornano ad onore della comunità nazionale, che può vantare in esso una delle più provvide conquiste in favore della classe lavoratrice. L'Ente, infatti, — come abbiamo notato nelle relazioni cortesemente inviateCi — è in grado di estendere la sua assistenza a molte decine di migliaia di fanciulli bisognosi, prestando loro quei benefici servizi, che le famiglie disagiate non potrebbero altrimenti fornire, come, per esempio, sussidi in danaro, indumenti, borse di studio, soggiorni in colonie climatiche, cure mediche, scuole di qualificazione professionale, e soprattutto, ove il bisogno sia accertato, la compiuta educazione in appositi Collegi e semiconvitti. Nei Collegi interni, che rappresentano il massimo impegno dell'Ente, e raggiungono la cifra di circa 400, vengono educati oltre 20.000 tra fanciulli e fanciulle, in gran parte per opera di Religiosi.

Il vostro Ente vuole conseguire pienamente le finalità di un'assistenza degna di una nazione altamente civile, come la vostra, e rispondente ai nobili sentimenti che animano le persone le quali ad essa si dedicano. Ora l'assistenza ai figli dei lavoratori dev'essere annoverata tra le più moderne ed avanzate attuazioni del progresso sociale in Italia. Al quale riguardo viene spesso proposta la questione, non inutile se discussa senza animosità di parte, a quale delle due ideologie, la cristiana o la materialistica, debba attribuirsi il merito di una così benefica istituzione. Si potrà avere una risposta improntata a verità, a condizione che si sappiano distinguere i fatti occasionali da quelli essenziali e determinanti, e si tenga conto della insofferenza di gran parte della società del secolo XIX riguardo al cristianesimo, divenuta aperta ostilità proprio al momento cruciale della trasformazione del mondo del lavoro. Orbene il fatto che ha maturato e determinato nel fondo degli animi la sete di giustizia sociale, particolarmente in favore dei lavoratori oppressi dalla nuova economia, fu l'intimo senso cristiano, di cui era nutrita lungamente la stessa società e i singoli uomini, nonostante che non se ne volesse riconoscere la fonte. Donde avrebbero attinto quegli uomini i concetti di giustizia, di rispetto alla persona, di pietà verso gli umili, senza la luce del Vangelo, perennata nel mondo dagli insegnanti della Chiesa? Certamente questi e simili concetti non derivano dalla pseudoscienza materialistica, né dai postulati dell'individualismo, che costituivano allora l'insegnamento ufficiale e la pratica corrente di quella società. Come non di rado era accaduto nel passato, ogniqualvolta che i valori umani hanno attraversato gravi crisi, così allora gli avversari della Chiesa o gli agnostici « riscoprirono », come suol dirsi, ciò che fu sempre una verità lampante ed una pratica tradizionale del cristianesimo: la fraternità degli uomini ed il dovere di giustizia e di amore tra loro. Con questo, tuttavia, non si negano i contributi secondari arrecati da altre correnti non cristiane, in gran parte di natura tecnica e con effetti stimolatori. Al cristianesimo, come idea, sentimento ed altresì prontezza all'azione, si può, a buon diritto, ascrivere il merito di causa determinante del progresso sociale, ma soprattutto quello di aver contenuto la sete di giustizia sociale nell'alveo dei diritti naturali, preservandola dagli eccessi e da rovesciamenti di fronte egualmente ingiusti. Quanto alle forme concrete di attuazione dei principi cristiani, sia sociali che di altro genere, nessuno può ragionevolmente stupirsi, nè muovere rimproveri, se le precedenti istituzioni siano state meno perfette delle seguenti, poichè l'intiero organismo sociale è in perenne sviluppo, come sembra, verso migliori realtà. Nei recenti decenni, del resto, sia in Italia che altrove, l'attuazione della giustizia sociale, promossa sotto l'egida della ispirazione cristiana e da uomini nutriti di cristianesimo, non solo ha avanzato costantemente senza provocare dannose scosse a tutto l'edificio; ma ha dimostrato in opere molteplici quanto siano fecondi quei principi. Una di queste opere è senza dubbio il vostro Ente.

Se non che, come dicevamo poc'anzi, l'assistenza ai figli dei lavoratori non conseguirebbe gli scopi che la Patria si propone e Dio stesso, Padre degli orfani, vuole, se coloro che ne sono incaricati non siano mossi ed animati da intenso senso di carità, da quel calore umano e cristiano di benevolenza, di dedizione e di sacrificio, derivato da Dio ed indirizzato ai prediletti da Lui. Solo in virtù di questa carità ispiratrice di ogni vostra risoluzione e di tutti i vostri atti, l'organismo giuridico ed amministrativo dell'Ente si tramuta, come voi desiderate, in una « grande famiglia ». Più che del nutrimento e del vestito, l'orfano sente il bisogno del calore di una intima bontà, ed insieme della certezza che sorgerà per lui un domani più sereno che non il presente offuscato dalla sventura. Tra le molteplici forme di assistenza esercitate dall'Ente, quella che maggiormente deve essere pervasa dall'ardore della carità è l'opera educativa nei Collegi e nei semiconvitti. Ai loro piccoli ospiti, per dura necessità separati dai nuclei familiari, l'Ente deve poter dire con verità, almeno temporaneamente: io sarò tuo padre, tua madre, i tuoi fratelli; puoi contare su di me. Con viva soddisfazione abbiamo letto negli scritti inviatiCi quanto sia largamente diffuso questo spirito di bontà non solo nei numerosi Istituti diretti da Religiosi e Religiose, ma anche in quelli immediatamente gestiti dall'Ente; abbiamo appreso che è vostro proposito di trattare i fanciulli a voi affidati come « allievi » e « figliuoli », abbandonando nomi, e molto più concetti esprimenti quasi freddezza ed affronto; e come si è da lungo tempo pervenuti a creare in molti Collegi e scuole l'auspicata aura di famiglia, i cui benefici effetti perdurano anche dopo il periodo di Collegio, alimentati dalla frequente corrispondenza epistolare tra educatori e giovani. Sempre questa carità mette in atto gl'illuminati scopi assegnati dalle leggi interne dell'Ente ai suoi Istituti: l'educazione morale, civile e professionale degli allievi ed il loro avviamento e collocamento tra le forze attive della Nazione. Non occorre spendere molte parole verso di voi, che ne siete intimamente persuasi, per indicare su quali basi si può ottenere quella perfetta educazione, cui gli Statuti dell'Ente mirano; principi e metodi cristiani, non mai tramontati, non mai superati, non mai insufficienti a qualsiasi circostanza della vita. Amate, dunque, voi, Dirigenti ed educatori, i fanciulli che Dio, le famiglie e la patria vi hanno affidati. Amateli, per riconoscenza del sacrificio dei loro genitori offerto alla Nazione, col desiderio di tramutare la loro sventura in sorgente di felicità, col proposito di restituirli alle famiglie come validi sostegni, e alla patria come utili cittadini. Amateli con quel senso religioso insegnato fin dai primordi della Chiesa dall'Apostolo S. Giacomo, che indicava nell'assistenza agli orfani una parte rilevante della sostanza del Cristianesimo: « La religione pura ed immacolata, agli occhi di Dio e del Padre, è questa: visitare gli orfani e le vedove nella loro tribolazione, e conservarsi puro da questo mondo » (Iac. 1, 27). Amateli, infine, perchè molto li ama la Chiesa, che di questo amore vi sarà riconoscente.

È l'augurio che Noi rivolgiamo al vostro provvido ed attivo Ente, sulla soglia del secondo decennio. Elevando le Nostre suppliche a Dio Onnipotente, affinchè si degni di fecondare coi celesti favori la vostra attività, v'impartiamo di cuore la Nostra paterna Apostolica Benedizione.
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Re: Fill'e Fortuna e la storia dell'ENAOLI di Iglesias

Messaggioda skywalker il martedì 17 aprile 2018, 11:42

L'ENAOLI di Iglesias:
Storia di un'stituzione.
Presentazione delle carte
A cura della dott.ssa Daniela Aretino

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La Dott.ssa Aretino

https://www.dropbox.com/s/x94bnzk9qtzskry/ENAOLI%202018resize.pdf?dl=0
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Re: Fill'e Fortuna e la storia dell'ENAOLI di Iglesias

Messaggioda skywalker il martedì 17 aprile 2018, 11:45

Cuore Rossoblu ha scritto:Ma quanto è interessante questo argomento. Bravo bravissimo Sky per averlo aperto e un grazie di cuore al personale dell'Archivio Storico di Iglesias che ha messo a disposizione questi preziosi e rari documenti.
Se i muri dell'attuale IPIA potessero parlare chissà quante storie racconterebbero.... quanti pianti, quante gioie, quante sconfitte e amarezze, ma anche tante soddisfazioni e riscatti di vita.
I documenti che "gelosamente" e fortunatamente son custoditi nell'archivio Storico, adesso son patrimonio di tutti... chissà quanti ragazzi son diventati dei validi uomini grazie all'opportunità avuta dal famoso Istituto ENAOLI.
Mi piace tanto questo argomento e son sicura che sarà di interesse per tante persone e .... chissà che qualche Enaolino non si ritrovi a leggere queste pagine e magari possa aggiungere qualcosa in merito.

Adesso mi ripropongo di leggere il libro "Fill'e fortuna" che dai primi stralci letti ieri nella presentazione sembra molto intrigante. ;) ;)


Grazie Cuore. Mi è sembrato giusto dare maggiore visibilità a questa storia che fa parte delle nostre radici e che merita una maggior visibilità.
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Re: Fill'e Fortuna e la storia dell'ENAOLI di Iglesias

Messaggioda skywalker il martedì 17 aprile 2018, 11:49

Presentazione del libro Fill'e Fortuna
Gli obiettivi pedagogici dell'ENAOLI
La loro trasfigurazione letteraria.
a cura della prof.ssa Barbara Guardo

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A sinistra la Prof.ssa a desta la Prof.ssa Guardo

https://www.dropbox.com/s/dpxfg9wkjdmgtu0/Slides%20solo%20Barbararesize.pdf?dl=0
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