• Bentornato su SardegnaIsland

Sardegna, è allarme spopolamento Abitanti giù del 10% in tre anni

Rispondi
Avatar utente
Non connesso

skywalker
Amministratore
Amministratore
Connesso: No
Messaggi: 13127
Iscritto il: 23/05/2018, 21:10
Località: Sardegna
Umore:
Has thanked: 9 times
Been thanked: 1 time
Gender:
Zodiac:
Contatta:
Italy

Sardegna, è allarme spopolamento Abitanti giù del 10% in tre anni

Messaggio da skywalker » 08/07/2018, 19:36

Sardegna, è allarme spopolamento
Abitanti giù del 10% in tre anni

Immagine

Tra il 2014 e il 2017 la Sardegna ha perso il 10% della sua popolazione.

Un quadro impietoso quello tracciato dalla ricerca "Cenni storici, periferie, città diffusa: sviluppo e squilibri nell'Italia di oggi", realizzata dal Cresme.
L'Italia nello stesso periodo ha perso la bellezza di 310mila abitanti, l'intera popolazione di una città come Catania, e tra il 2017 e il 2036 ne perderà altri 2,8 milioni, pari agli abitanti di Roma.

In un quadro mondiale che vede la popolazione in forte crescita, e in particolare quella giovanile (il 40% della popolazione mondiale ha meno di 24 anni), il Belpaese è ai primi posti per tassi di natalità deboli e saldi naturali negativi.

Nel 2015, per la prima volta dal dopoguerra, la popolazione italiana ha iniziato a diminuire, trend che si è confermato nel 2016 e nel 2017.

E tra le regioni più toccate dalla crisi demografica c'è la nostra, che condivide il terzo gradino del podio (-10%, come dicevamo) con Puglia, Molise, Sicilia e Calabria. La più colpita è la Basilicata, che perde il 13,1% della popolazione, poi la Liguria (-11,8%). Campania e Abruzzo diminuiscono di oltre l'8%, l'Umbria del 7,8%.

Liguria a parte, insomma, è al Sud che si registrano i dati peggiori. Solo Trentino Alto Adige e Lombardia fanno registrare una crescita della popolazione, mentre per Emilia Romagna e Lazio si può parlare di stagnazione.

Dati, quelli del calo demografico, direttamente proporzionali a quelli del pil: più il prodotto interno lordo diminuisce, più le regioni si svuotano.


Immagine


Avatar utente
Non connesso

skywalker
Amministratore
Amministratore
Connesso: No
Messaggi: 13127
Iscritto il: 23/05/2018, 21:10
Località: Sardegna
Umore:
Has thanked: 9 times
Been thanked: 1 time
Gender:
Zodiac:
Contatta:
Italy

Sardegna, è allarme spopolamento Abitanti giù del 10% in tre anni

Messaggio da skywalker » 25/02/2019, 20:10

Nel 2066 isola spopolata come nel dopoguerra
Il report di Sseo: calo deciso in arrivo, si passerà da 1,6 milioni di abitanti a 1,2

Immagine

Un trend che appare ormai inesorabile. I sardi sono in via di estinzione e sembra che nessuno sappia come fermare questo processo. Le più recenti previsioni sono inquietanti. Dicono che nel 2066 la Sardegna avrà una popolazione inferiore a 1,2 milioni, uguale a quella degli anni Cinquanta del ‘900, nell’immediato dopoguerra e prima del boom economico che negli anni Sessanta diede un’iniezione di fiducia grazie anche alle mutate condizioni economiche. Questo perché, a partire dal 2021, ogni anno comincerà a perdere fette sempre più consistenti di popolazione residente.

Due secoli di dati. A diffondere gli allarmanti dati è stato Sseo, il Sardinian socio-economic observatory, sulla base delle proiezioni demografiche predisposte annualmente da Istat. L’associazione no-profit creata da Frantziscu Sanna Carta, in una efficace infografica sul sito sardinianobservatory.org mostra l’evoluzione dell’isola in due secoli di storia, con una parte (quella già trascorsa) frutto di dati reali e una ancora da compiersi per la quale sono state utilizzate delle stime molto attendibili. E conferma il recente report della Cna che parla di oltre 3200 giovani partiti all’isola nel 2018, anno in cui la Sardegna ha fatto registrare 1 milione e 639mila abitanti, 9000 in meno rispetto al 2017.

Il boom del dopoguerra. L’analisi di Seeo parte da lontano, dal 1861 anno dell’unificazione dell’Italia, quando in Sardegna si contavano poco più di 600 mila abitanti. Da allora e sino all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso la popolazione è cresciuta, con rallentamenti dopo la Grande Guerra (molto netto quello tra il 1921 e il 1931, crescita nel decennio limitata al 2%) e un altro tra il 1971 e il 1981, periodo di forti flussi migratori dall’isola verso il resto d’Italia e l’Europa. La maggiore espansione è stata registrata in Sardegna nel decennio che va dal 1951 al 1961, con una crescita nel decennio superiore al 15%.

Inizia il crollo. Dopo una fase del nuovo millennio che fa registrare valori praticamente nulli, sostanzialmente in linea con la non-crescita della popolazione della parte finale del ’900, è previsto un calo che rischia di avere effetti devastanti: nei decenni che andranno dal 2021 in poi la decrescita si farà più consistente e progressivamente più elevata fino a raggiungere picchi quantificati in un -1,2% di popolazione residente all’anno.

Isole a confronto. Un crollo demografico che non riguarda solo la Sardegna, ma è evidente che nella terra dei nuraghi il problema è decisamente più grave che nella maggior parte del resto d’Italia. Un trend irrimediabile? Forse no, se si considera un altro report di Sseo, che qualche tempo fa metteva a confronto le previsioni demografiche della Sardegna con quelle di altre isole paragonabili per caratteristiche sociali, culturali ed economiche. Ebbene, se per la Sardegna l’ipotesi è catastrofica (-34% di abitanti nel 2080), a parte la Sicilia (-16%) e Creta (0%), quasi tutte le altre vantano un trend in crescita . Addirittura, la Corsica, isola gemella per antonomasia, fa registrare un +50%, con Baleari e Cirpoi sul +44%. E, quel che è peggio, la Sardegna sarà l’isola con la più bassa densità abitativa dopo l’Islanda, che non è però una terra ospitale come questa dal punto di vista climatico.

Elementi di speranza. Insomma, essere isola non significa essere condannati allo spopolamento. Significa che altri hanno saputo trovare soluzioni e che occorre avere l’intelligenza e il coraggio per dare una sterzata decisa, magari studiando con umiltà proprio le loro strategie vincenti. Di certo occorre fare in modo di rendere la Sardegna un posto dal quale, bellezze paesaggistiche a parte, non si abbia voglia di fuggire. Occorre lavoro, prima di tutto, ma per far sì che questo sia possibile occorre creare infrastrutture e servizi (energia, internet veloce, trasporti)
che permettano a chiunque di creare economia anche se abita nell’interno. Importante quello che farà la politica, chiamata alla difficile impresa di ridare una speranza per il futuro. È l’unico incentivo che possa portare a uno stop dello spopolamento.
Immagine


Rispondi

Torna a “Notizie e attualità”