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Messaggio da skywalker » 19/02/2019, 9:04

Il machismo nel pallone, la carica degli ex calciatori contro Wanda Nara: ''Fuori dallo spogliatoio''

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Costacurta, Marocchi, Collovati & C. Al centro della scena non ci sono Icardi e la scandalosa consorte quanto ormai la categoria dell'"ex calciatore maschio latino". Ex giocatori che adesso esercitano la professione di commentatore tv e si pavoneggiano a colpi di sessismo
Alessandro Costacurta, Giancarlo Marocchi, Fulvio Collovati & C. Al centro della scena non ci sono più Mauro Icardi e la scandalosa consorte Wanda Nara quanto ormai la categoria dell' "ex calciatore maschio latino". Solitamente uno che fu campione - ma qualche volta anche normalissimi giocatori con bella presenza e parlata sciolta - che adesso esercitano la professione di commentatore tv, e si pavoneggiano con un po' di quel sano innato machismo del pallone, ricchissimo di concetti tipo: lo spogliatoio è sovrano, lo spogliatoio è sacro, lo spogliatoio comanda. E poi ancora le donne non capiscono nulla di pallone, le donne non si devono impicciare. Ci manca che stiano in cucina e siamo al completo.
Insomma non vedeva l'ora la categoria dell'ex calciatore maschio latino ora commentatore tv di rovesciarsi sulla scandalosa Wanda Nara, la mangiatrice di calciatori, quella che si spoglia volentieri per un tweet, che va in tv a parlare di pallone, che osa esprimere giudizi. Parlare addirittura, che orrore, di tattica. Che si permette, la sfacciata, di fare l'agente di un grande calciatore come Maurito Icardi. Il binomio moglie+agente ha fatto boom, come se il calcio non fosse pieno di parenti maschi alfa che fanno l'interesse di figli, fratelli, nipoti, cugini nella maniera più intrusiva e insinuante possibile. Pure loro spaccano gli spogliatoi, anche se oggettivamente non possono permettersi di farsi fotografare in tanga.
Tra parentesi la storia della coppia glamour e scandalosa, che esagera coi selfie chiappe all'aria, fa a pugni spesso anche una realtà quotidiana ben diversa. Mauro (26 anni domani) e Wanda (32) - pure 'sta storia di lei 6 anni più grande di lui mica va tanto bene, lo ha chiaramente plagiato... - gestiscono una famiglia con cinque bambini. Per cui la vita sfrenata della coppia ipertatuata e molto spogliata spesso è piena anche di feste di ragazzini, palloncini colorati, e prole da accompagnare magari alla scuola calcio. Con tanto di sassata alla macchina o pubblico ludibrio di fischi non appena a San Siro si rendono conto che i due reprobi sono in tribuna a vedere Inter-Samp.


Insomma il mondo del calcio, come quello dello spettacolo, è fatto così, oggi anche ipersocial, senza più vita privata, tutto spudoratamente pubblico. Però poi ci vuole il maschio latino a tenerne le redini e dettare le regole, se no sai che casino, e tu femmina fermati sulla porta di questo benedetto invalicabile spogliatoio. Cioè precisiamo, se nello spogliatoio entra Mino Raiola - il più spudorato e intrusivo degli agenti di calcio - va bene, se Wanda Nara dice che a Mauro Icardi non gli arrivano più i palloni per fare gol apriti cielo. La Wandissima paga lo scotto e la gelosia anche di fare la commentatrice tv al pari e a fianco dei colleghi maschi: tutto fa show, anche se poi lei buca l'audience più di tutti, e a notte fonda della classica domenica del pallone stanno tutti alla tv a vedere Tiki Taka con Wanda in lacrime e Marotta al telefono in diretta che addirittura la consola e le tende la mano. L'Inter ormai è meglio dell'Isola dei Famosi. Guarda caso però il polpettone tv diventa velenoso quando la moglie di Maurito sta trattando il rinnovo del contratto del marito.

Così mentre in questa ultima settimana si assisteva alla degradazione pubblica di Maurito Icardi e alla fustigazione della spudorata soubrette, l'ex calciatore maschio latino mostrava tutto il suo ego da gallo cedrone. Giancarlo Marocchi è stato chiarissimo e ha sentenziato da vero padrone e conoscitore del sacro recinto: "E' importante che la moglie esca dallo spogliatoio".

Fulvio Collovati è stato quasi ingenuo e tenero nella sua affermazione, ferma alla società italiana anni 60: "Quando sento una donna parlare di tattica mi si rivolta lo stomaco, non ce la faccio. Mia moglie Caterina non si è mai permessa di parlare di tattica con me". Praticamente un dinosauro, un maschilista tutto d'un pezzo - lo ammette lui stesso - niente affatto convinto di queste donne che si impicciano di tutto. Ci mancava, chi porta i pantaloni in questa casa? Preoccupante, ma francamente anche da ridere. Il peggio però lo ha raggiunto forse Alessandro Costacurta, uno quasi sempre politically correct, volto pulito del giocatore evoluto, ma nel calcio convintamente maschilista e sessista. "In questi casi io vado da mia moglie e le dico: non devi parlare dei miei compagni così. Altrimenti ti caccio di casa".
Ecco, siamo venuti al punto: ti caccio di casa... Forza Martina (Colombari), non c'è più tempo da perdere, fallo anche tu per la Wandissima: se proprio deve essere guerra dei sessi allora mano al mattarello.


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Messaggio da skywalker » 15/03/2019, 7:14

Europa League, Inter-Eintracht 0-1: la squadra di Spalletti fuori dall'Europa
I tedeschi gelano San Siro con un gol ad inizio partita, i nerazzurri non riescono mai a dare l'idea di riuscire a recuperare. Troppe assenze e troppi uomini in condizioni critiche fra i padroni di casa

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C'è chi salva la faccia a una Nazione, calcisticamente parlando, cioè l'Eintracht che vince al Meazza 1-0; e poi c'è l'Inter. Che più corta non si può. In termini di giocatori disponibili ma non solo. Di solito, in questi casi, tocca ai più esperti e ai più celebrati prendere per mano i... superstiti. Invece ci sono "grandi firme" che, mentre suona forte l'allarme, restano algide, decentrate, apparentemente impassibili mentre la barca cola a picco.

La condanna è persino beffarda, perché l'Eintracht si vede offerta su un piatto d'argento non la torta che al pranzo pre-partita viene offerta al chairman ospite, ma la qualificazione. Il match ha storia breve. Cinque minuti e il jet europeo vola via. Un pallone perso male, poi una partita giocata senza idee, con soluzioni solo individuali e dei pochi che gettano il cuore oltre l'ostacolo. Un caos organizzato. Eppure l'Eintracht, che crea un numero incredibile di occasioni da gol, passa per un gol, un gol solo, regalato dalla difesa di casa. Ironia della sorte. Si salva solo Handanovic, un bastione insuperabile per chi gli si pone davanti. E poi i "bambini", gettati nella mischia, simbolo dell'impotenza della panchina.
Pazza Inter, amala... recita l'inno. Davvero dura però dare retta al ritornello, stasera, nel primo tempo, che l'Eintracht domina al punto che - al riposo con il vantaggio di un gol - questo vantaggio gli sta persino strettissimo. Pronti via e dopo 5' il primo patatrac di una squadra che vede minate le sue poche, assolute certezze. De Vrij commette un grossolano errore, confidando nella sua fisicità, ignorando quella di Jovic che l'olandese sfida con un colpo di testa all'indietro che si rivela un boomerang. Contatto tra i due, il difensore cade e Jovic può comodamente scavalcare con un pallonetto Handanovic uscito nella terra di nessuno.

Le amnesie continuano, tra una squadra, l'Inter, che porta palla, e un'altra che la fa girare, si allunga nel pressing e si restringe in difesa, come una fisarmonica che sa il fatto suo. Dopo 45' il pil dell'Inter è fatto di uno scatto con il timer giusto di Keita, rientrante, che si allunga il pallone facilitando il compito in uscita di Trapp; dall'altra parte invece i tedeschi hanno colpito una traversa con haller a porta vuota, dopo un diagonale di Kostic smanacciato da Handanovic; e ancora trovano sulla loro strada un Handanovic all'altezza su conclusione di un Gaçinovic partito a sua volta in campo aperto e poi ancora coraggioso nel mettere la mano per spostare il pallone sui piedi di Haller, pronto a ribadire in porta. La manovra nerazzurra è lenta fin dall'origine, perché la cerniera centrale Vecino-Borja gioca al rallentatore. Candreva e Politano ingaggiano duelli personali, Perisic è quello di questa stagione, anonima, abulica; più ombre che luci, mentre Keita paga la lunga inattività.
Qualcosa deve cambiare, ma cosa? Certo Spalletti non può fare affidamento sulla panchina, dove siede mezza Primavera, oltre a Padelli, Ranocchia e Brozovic. Non cambia nulla, Politano corre finché ne ha ed è il solo a cercare di dare un senso a qualcosa che un senso non ce l'ha. Keita da prima punta viene fagocitato dai corpulenti avversari, Candreva gira al largo e non ha alternative al suo solito cross, di Perisic vice-campione del mondo non c'è traccia. Entra pure Ranocchia, ma si assesta in difesa. La ripresa è da scapoli-ammogliati, con gli uni a buttarla come viene e gli altri a non sfruttare dieci situazioni di larga superiorità numerica.
Brutta, bruttissima gara. E il marchio di fabbrica di una storia europea, per l'Inter, quest'anno, contrassegnata dal farsi male, in casa propria.

INTER - EINTRACHT FRANCOFORTE 0-1
Inter (4-2-3-1): Handanovic, D'Ambrosio, De Vrij, Skriniar, Cedric (17' st Ranocchia), Vecino, Borja Valero (28' st Esposito), Candreva, Politano (35' st Merola), Perisic, Keita (27 Padelli, 40 Gavioli, 67 Zappa, 77 Brozovic). All.: Spalletti.

Eintracht Francoforte (3-4-1-2): Trapp, Hinteregger, Hasebe, N'Dicka, Da Costa, Rode (44' st Paciencia), Willems (27' st Stendera), Kostic, Gacinovic (14' st De Guzman), Haller, Jovic (1 Ronnow, 3 Falette, 23 Russ, 33 Tawatha). All.: Peintinger.

Arbitro: Hategan (Rom).

Rete: nel pt al 5' Jovic.

Note: Angoli: 7-5 per Inter. Recupero: 1' e 6'. Ammoniti: D'Ambrosio, Borja Valero, Haller, Rode, Paciencia, Skriniar per gioco falloso. Spettatori: 49.866.
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