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Messaggio da skywalker » 12/06/2018, 20:29

Mondiali di calcio 2018: emozioni e milioni dietro un pallone
Giovedì prende il via l’edizione più costosa della storia

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L’attesa è finita. Giovedì con Russia-Arabia Saudita inizieranno ufficialmente i Mondiali. Un’edizione che noi italiani saremo costretti a vivere da spettatori neutrali. Magari faremo il tifo per questa o quella nazionale, ma mancheranno la passione e le emozioni che sanno trasmettere i colori azzurri, l’inno di Mameli, il pathos della partita vissuta col cuore in gola. A differenza di altre occasioni questa edizione parte senza una squadra favorita. Tesi che non è campata in aria ma supportata dagli istituti di scommesse che accreditano il Brasile (dato in pole position per la vittoria) ad una quota che in questo momentosi aggira sul 5 ma è destinata a cambiare strada facendo. In una competizione aperta le sorprese potrebbero essere all’ordine del giorno. Le squadre favorite sono: Brasile, Germania, Francia, Argentina e Spagna, con Belgio, Portogallo, Inghilterra, Croazia e Uruguay a giocare il ruolo di outsider.

La storia. Sarà l'edizione numero 21 dei mondiali , la prima in Russia. La prima senza l'Italia, da sessant'anni a questa parte. Un Mondiale iniziato sotto i peggiori auspici per il “Fifagate”, la corruzione all'interno del governo del calcio mondiale che avrebbe portato all'assegnazione di Russia 2018 e Qatar 2022 in modo spesso definito poco limpido. L'inchiesta ha fatto crollare l'impero di Sepp Blatter e anche quello di Michel Platini, ma non ha toccato le autorità sovietiche. Che sia un momento solenne, lo testimoniano le parole del presidente Putin: «Abbiamo aperto il nostro paese e il nostro cuore al mondo».

I costi. Un benvenuto costato alla Russia molto più di quanto preventivato, 600 milioni per essere precisi. Una montagna di denaro che hanno portato il costo totale dell'organizzazione del torneo a quasi 12 miliardi di dollari. Trentadue le squadre partecipanti. Sessantaquattro le partite in programma che si giocheranno in dodici stadi, alcuni costruiti dal nulla, altri ristrutturati. Stadi che rischieranno di rimanere inutilizzati in quanto la maggior parte dei club russi sono indebitati. Sullo sfondo c'è anche il pericolo Hooligan. Putin ostenta sicurezza, ma l'aria che tira è pessima. Soprattutto se si amplia lo sguardo a ciò che sta avvenendo in giro per l'Europa dove la violenza ultrà, un po' ovunque, è tornata.

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Emozioni. Le storie scritte sul campo riaccendono le fantasie, fanno sognare, regalano momenti che restano indelebili nella memoria di chi vive il calcio come passione allo stato puro, senza inquinamenti. Molti campioni giocheranno il loro ultimo mondiale: Cristiano Ronaldo, Iniesta e probabilmente il trentunenne Leo Messi. Anche se quando si ha una classe immensa come quella dell’argentino, anche a 35 anni si può esprimere un calcio stratosferico. Quattro anni fa, il mondiale brasiliano doveva essere il trampolino di lancio per la gloria definitiva della “pulce”. Invece non lo è stato. Schiacciato da una responsabilità troppo grande. Quale? Quella di cancellare l'ultima differenza tra sé e l'altro fenomeno “gauchos”: Diego ArmandoMaradona. Chissà che in Russia i dribbling di Messi non riescano a portarlo sul tetto del mondo.

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Gli stadi. Saranno undici le città coinvolte : Ekaterinburg, Kaliningrad, Kazan, Nizhny Novgorod, Rostov sul Don, Samara, San Pietroburgo, Saransk, Sochi, Volgograd e la capitale, Mosca, dove verrà giocata la finale. Gli stadi che faranno da teatro a questo avvenimento saranno invece dodici, dato che a Mosca saranno utilizzati due impianti: alcuni di questi sono stati costruiti per l'occasione, altri invece hanno subito importati lavori di ristrutturazione, ognuno ha la sua storia e le sue particolarità. Ma si tratta di teatri all’avanguardia che arricchiranno un Mondiale da grandi numeri.

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Re: Mondiali Calcio

Messaggio da skywalker » 14/06/2018, 14:25

Mondiali di calcio 2018: Arabia Saudita

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Il 2017 è stato un anno particolare per l' Arabia Saudita, il 2018 rischia diventarlo di più. La selezione è riuscita ad approdare alla fase finale del Mondiale, evitando perfino gli spareggi, ma non senza difficoltà perché, dopo un buon inizio (16 punti in sette partite) sono arrivate due sconfitte (Australia ed Emirati). Ha deciso l'ultimo confronto, che opponeva la squadra dell'olandese Bert Van Maarwijk al Giappone, ed è stato appannaggio dei 'Green Falcols' grazie alla rete di Al-Muwallad. La festa per la qualificazione alla fase finale del torneo iridato, che mancava dal 2006, è stata però rovinata dall' annuncio delle dimissioni del ct. Che non sarebbe rimasto soddisfatto da alcune condizioni dettate dai vertici federali, prima fra tutte il suo trasferimento permanente e definitivo - con famiglia - a Riad. Non sarebbe una storia nuova, come confermano i 25 avvicendamenti in panchina in 20 anni. Un record. Solo Frank Rijkaard e Josè Peseiro sono durati più di un anno. Dopo l'addio del 'gurù olandese, la squadra è stata affidata all'argentino Bauza, quindi al connazionale Juan Antonio Pizzi che la guiderà nell'avventura in Russia. Il nuovo ct dell' Arabia Saudita è reduce dal successo con il Cile nella Coppa America 2016: lasciò la 'Rojà per presunte incomprensioni con alcuni big. Pizzi cercherà di attingere dall'Al-Hilal, la squadra più vincente, ricca e innovativa del Paese. Un esempio? Da diversi anni la società presieduta dal Principe Nawaf Bin Saad riceve 1,2 milioni di dollari dalla Federazione per l'esclusiva tv delle proprie partite. Proprio nell'Al-Hilal giocano gli elementi più rappresentativi della Nazionale di epoca recente. Le quattro partecipazioni consecutive ai Mondiali, fra il 1994 e il 2006, non hanno regalato grandissime soddisfazioni alla Nazionale araba, che è riuscita a centrare 'solò gli ottavi. Ma era una squadra ricca di individualità, tutto il contrario di oggi: la squadra, infatti, fa del collettivo la propria forza. Van Maarwijk ha proposto un calcio essenziale quanto efficace, con tanta intensità in ogni zona del campo. La stella è Osama Abdulrezak Hawsawi, difensore centrale, classe 1984, con un passato fra Al-Hilal, e Al-Ahli. Hawsawi nel 2012 tentò anche la fortuna nell'Anderlecht, ma senza troppa fortuna. È un regista difensivo molto ordinato ed esperto. Migliorare gli ottavi di Usa '94, però, non sarà facile.

Osama Abdulrezak Hawsawi. Anche il Torino rischiò di entrare nella carriera di Osama Abdulrezak Hawsawi, difensore centrale classe 1984 e stella di prima grandezza dell' Arabia Saudita. Nato alla Mecca, Osama ha giocato nell'Al-Hilal, che è anche la sua squadra attuale, e nell'Al-Ahli. Nel 2012 il difensore e capitano della Nazionale araba cercò fortuna anche in un campionato europeo e approdò in Belgio, a Bruxelles, per indossare la maglia dell'Anderlecht: ma con i biancomalva giocò una sola partita e alla fine tornò indietro, lasciando il clima rigido del Vecchio continente. Non molto tempo addietro si è interessato a lui anche il Torino, ma si trattò solo di informazioni, il suo arrivo in Italia sfumò ancor prima di diventare un'ipotesi. Regista arretrato con un certo senso della posizione, piedi buoni e in grado di sfruttare i suoi quasi 190 centimetri di altezza che lo fanno diventare forte anche nel gioco aereo. Predilige il calcio con il destro, così come la posizione di centrale, proprio nel cuore della difesa, dove si vincono e si perdono le partite. Il suo contratto scadrà quest'anno e non è detto che il Mondiale in Russia non possa rappresentare per lui una buona vetrina, un trampolino di lancio per coltivare ancora qualche sogno di gloria. Anche se, a 34 anni, difficile lasciarsi andare a voli pindarici. Molto chiaramente dipenderà dai risultati dalla 'suà Nazionale.

Questa la lista dell'Arabia Saudita: - Portieri - Assaf Al-Qarni (Al-Ittihad), Mohammed Al-Owais (Al-Ahli), Yasser Al-Mosailem (Al-Ahly), Abdullah Al-Mayuf (Al-Hilal); - Difensori: Mansoor Al-Harbi (Al-Ahli), Yasser Al-Shahrani (Al-Hilal), Mohammed Al-Breik (Al-Hilal), Saeed Al-Mowalad (Al-Ahli), Motaz Hawsawi (Al-Ahli), Osama Hawsawi (Al-Hilal), Omar Hawsawi (Al-Nassr), Mohammed Jahfali (Al-Hilal), Ali Al-Bulaihi (Al-Fateh); - Centrocampisti: Abdullah Al-Khaibari (Al-Shabab), Abdulmalek Al-Khaibri (Al-Hilal), Abdullah Otayf (Al-Hilal), Taisir Al-Jassim (Al-Ahli), Housain Al-Mogahwi (Al-Ahli), Salman Al-Faraj (Al-Hilal), Nawaf

Al-Abed (Al-Hilal), Mohamed Kanno (Al-Hilal), Hattan Bahebri (Al-Shabab), Mohammed Al-Kwikbi (Al-Ettifaq), Salem Al-Dawsari (Al-Hilal), Yahya Al-Shehri (Leganés); - Attaccanti - Fahad Al-Muwallad (Levante), Mohammed Al-Sahlawi (Al-Nassr), Muhannad Assiri (Al-Ahli). Ct: Juan Antonio Pizzi.
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Re: Mondiali Calcio

Messaggio da skywalker » 14/06/2018, 14:26

Mondiali di calcio 2018: Russia

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La marcia di avvicinamento ai Mondiali in casa è stata gravemente segnata da eventi nefasti per la Russia del ct Stanislav Cherchesov. Un infortunio dopo l'altro hanno assottigliato la rosa della Nazionale, facendole perdere ulteriore appeal. Problemi in difesa, ma anche in attacco, con Alexander Kokorin dello Zenit finito ko dopo soli 8' nella sfida di Europa League contro il Lipsia: per lui lesione dei legamenti e addio quasi certo ai Mondiali. Quello di Kokorin è il terzo grave infortunio in casa russa. Prima di lui era toccato ai difensori Viktor Vasin e Georgy Dzhikiya. «Ogni mese ce ne capita una - il commento di Cherchesov - perdiamo pezzi fondamentali. Adesso bisognerà compensare queste assenze». I legamenti di Dzhikiya erano saltati a gennaio, durante un'amichevole, identica sorte per Vasin. In attacco il peso realizzativo della squadra è finito sulle spalle di Fedor Smolov, che gioca nel Krasnodar da centrale, ma - in un possibile 4-3-3 - può anche essere impiegato come esterno. «Non mi lamento - le parole di Cherchesov - ma vedo che il destino ci sta mettendo alla prova». Le alternative a Smolov si chiamano Anton Zabolotny, che gioca nello Zenit, e Alexei Miranchuk, 22 anni, punta della Lokomotiv Mosca. Il centrocampo si affida alla freschezza e alla creatività di Roman Zobnin e Alexander Golovin, tutt'altro che veri leader. Sicuramente Cherchesov non prenderà in considerazione Igor Denisov, talento dal carattere ruvido e sempre pronto a criticare gli stessi allenatori che lo hanno guidato, compreso Spalletti, ai tempi della sua esperienza russa. L'ultima apparizione in Nazionale risale all'Europeo 2016, che si concluse con l'eliminazione dopo la prima fase. Solo Capello scelse di non rinunciare al suo talento, convocandolo anche quando lo Zenit aveva deciso la sua esclusione dalla rosa. Il punto fermo della Russia, conti alla mano e vista l'esperienza, può essere considerato Igor Akinfeev, portiere del Cska Mosca, che ha già superato abbondantemente le 100 presenze in Nazionale. Gli infortuni non sono l'unico problema dei russi, c'è dell'altro. L'ombra del doping si allunga inesorabilmente anche sul calcio, con il centrocampista difensivo Ruslan Kambolov finito in un'inchiesta della Fifa che, però, non lo ha sospeso. Una piccola consolazione in un oceano ancora tutto da scoprire.

Igor Akinfeev. Straordinariamente precoce e atleticamente assai dotato, Igor Akinfeev entra di diritto nella lunga lista dei grandi portieri usciti da casa Russia. Classe 1986, ha esordito fra i pali della Nazionale a soli 18 anni e 20 giorni, in un'amichevole disputata il 28 aprile 2004, diventando il terzo calciatore più giovane ad aver indossato la maglia della Nazionale russa, dopo Eduard Strelcov e Sergej Rodionov. L'infortunio di Malafeev gli ha spalancato prima le porte della Nazionale: ma poi quelle porte si sono presto richiuse di nuovo a favore del rivale, sempre a causa di un infortunio. Malgrado l'età non proprio avanzata si avvicina già alle 700 presenze in carriera, fra Nazionale, Under 21 e Cska Mosca, da sempre il suo club. Non è Yashin e neppure Dasaev, non è Rudakov né Kavazasvili, però Akinfeev è un portiere in grado di garantire continuità di rendimento, pur con qualche errore e vari interventi stilisticamente non proprio impeccabili. Chiaramente il modesto tasso tecnico complessivo della Nazionale non gli ha permesso di conquistare successi, resta il fatto che è attualmente l'estremo difensore con il maggior numero di reti inviolate della Premer Liga. Carisma, reattività e senso della posizione, le sue caratteristiche migliori.

La rosa della Russia: - Portieri: Akinfeev (Cska Mosca), Gabulov (Club Brugge), Lunyov (Zenit), Guilherme Marinato (Lokomotiv), Dzhanayev (Rubin Kazan). - Difensori: S.Ignashevich (Cska Mosca), Ignatyev (Lokomotiv), Kombarov (Spartak), Smolnikov (Zenit), Kudryashov (Rubin), Granat (Rubin), Neustädter (Fenerbahce), Semyonov (Akhmat), Kutepov (Spartak), Rausch (Dynamo), Mário Fernandes (Cska Mosca). - Centrocampisti: Zhirkov (Zenit), Glushakov (Spartak), Dzagoev (Cska Mosca), Samedov (Spartak), Golovin (Cska Mosca), Yerokhin (Zenit), Cheryshev (Villarreal),

Zobnin (Spartak), Gazinsky (Krasnodar), Kuzyayev (Zenit), An.Miranchuk (Lokomotiv), Shvets (Akhmat), Tashayev (Dynamo). - Attaccanti: Smolov (Krasnodar), Dzyuba (Arsenal Tula), Al.Miranchuk (Lokomotiv), Poloz (Zenit), Zabolotny (Zenit), Chalov (Cska Mosca). - Ct: Stanislav Cherchesov
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Re: Mondiali Calcio

Messaggio da skywalker » 14/06/2018, 14:27

Mondiali di calcio 2018: Uruguay

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Dal 2006 l' Uruguay è nelle mani di Oscar Washington Tabarez, detto 'El Maestrò per la sua precedente carriera di insegnante. È lui il commissario tecnico che, per pochi mesi nei confronti del tedesco Joachim Loew, detiene il record di permanenza sulla panchina della stessa Nazionale. Con lui la 'Celestè ha vinto una Coppa America nel 2011, lo stesso anno in cui Tabarez venne premiato come allenatore dell'anno dall'Iffhs. L' Uruguay si presenta in Russia nel segno del proprio ct e soprattutto per rinverdire i fasti di precedenti exploit mondiali. Il titolo iridato non è oggettivamente alla portata di Luis Suarez e compagni, però il podio potrebbe non essere un obiettivo assolutamente possibile per una squadra che ha dalla sua talento, esperienza e un assetto tattico invidiabile. La rosa è di prestigio, l'attacco addirittura stellare, con il duo offensivo formato da Edinson Cavani e Luis Suarez che fanno la fortuna dei rispettivi club, PSG e Barcellona rispettivamente. Cinque, invece, gli 'italianì che popolano la rosa uruguagia: i doriani Lucas Torreira e Gastòn Ramirez, l'interista Matìas Vecino, lo juventino Rodrigo Bentancur e il genoano Diego Laxalt. Diversi anche gli ex della Serie A, fra i quali l'esperto portiere Fernando Muslera, con un passato fra i pali della Lazio. La difesa fa leva sulla solidità dei centrali Diego Godin e José Gimenez, entrambi pilastri dell'Atletico Madrid. Non tragga in inganno il 3-0 rifilato un anno fa dall'Italia all' Uruguay, nell'amichevole diputata a Nizza. Il secondo posto nel girone di qualificazione alle spalle del Brasile, ma davanti all'Argentina, certifica la grande competitività di una squadra che possiede un tasso tecnico di assoluto livello. Un esempio? Il 3-0 rifilato al Cile, campione del Sudamerica in carica. la 'Celestè sarà una mina vagante al Mondiale in Russia, per la sua capacità di conquistare qualsiasi punteggio contro qualunque avversario. Incrociarla sarà durissima per tutti. Il curriculum sportivo, nel quale spiccano due Coppe Rimet, nel calcio ha scarso valore, ma l'esperienza resta un dato inconfutabile, che mi miscela con la classe e la capacità di cambiare pelle anche durante la stessa partita. Il 3-4-3 è il modulo prediletto dagli uruguagi che, però, possono anche affidarsi al 4-2-2 o al 4-3-3, dipende anche dagli avversari.

Luis Suarez. Il 'suo' ultimo Mondiale si chiuse con una squalifica di quattro mesi e nove turni di sospensione dalla Nazionale, per il morso rifilato a Chiellini. In Russia, Luis Suarez vuole cancellare quella macchia di quattro anni addietro, che ha segnato una carriera agonisticamente scintillante, condita da messe di gol. Luis Suarez è l'uomo di riferimento dell'attacco dell' Uruguay, e lo sarò anche ai prossimi Mondiali in Russia, forse più del collega di reparto Edinson Cavani, una delle stelle del Paris Saint-Germain. Suarez è avviato verso le 500 reti, decine delle quali firmate in Premier League e Liga, non campionati qualunque. È un brutto cliente per qualsiasi difensore e il soprannome di 'Pistolerò, per quel suo modo di esultare come un qualsiasi eroe dei western, gli calza a pennello. Ha fiuto del gol, senso della posizione, potenza, precisione e vede come pochi al mondo la porta. Luis Suarez può essere tranquillamente definito uno degli attaccanti più decisivi in assoluto del panorama mondiale e ha dimostrato di poter giocare anche da esterno nel reparto avanzato di una squadra, il Barcellona nella fattispecie, a destra o a sinistra poco importa.

La rosa dell' Uruguay: - Portieri: Muslera (Galatasaray), Silva (Vasco da Gama), Campana (Independiente). - Difensori: Godin (Atletico Madrid), Coates (Sporting Lisbona), Gimenez (Atletico Madrid), Pereira (Porto), Gaston Silva (Independiente), Caceres (Lazio), Varela (Penarol). - Centrocampisti: Nandez (Boca Juniors), Torreira (Sampdoria), Vecino (Inter), Valverde (Deportivo La Coruna), Bentancur

(Juventus), Sanchez (Monterrey), De Arrascaeta (Cruzeiro), Laxalt (Genoa), Rodriguez (Penarol), Urretaviscaya (Monterrey), Lodeiro (Seattle Sounders FC), Ramirez (Sampdoria). - Attaccanti: Stuani (Girona), Gomez (Celta Vigo), Cavani (PSG), Suarez (Barcellona). - Ct: Oscar Washington Tabarez.
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Re: Mondiali Calcio

Messaggio da skywalker » 14/06/2018, 14:28

Mondiali di calcio 2018: Egitto

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Per la terza volta nella storia, dal 1930 a oggi, l' Egitto si affaccia alla ribalta mondiale. Nelle precedenti due edizioni i 'Faraonì avevano respirato l'aria del torneo iridato sempre in Italia: nel 1934 e nel 1990. Nel primo caso giocarono solo una partita, contro l'Ungheria futura finalista, perdendola e uscendo subito dalla competizione; nella seconda occasione l' Egitto, inserito in un girone di ferro con Inghilterra, Olanda campione d'Europa in carica ed Eire, riuscì a chiudere più che dignitosamente. Due pareggi, però, non gli bastarono per andare avanti e accedere negli ottavi. In quel girone passarono comunque in tre: Inghilterra, Olanda e la ripescata Eire; il sogno degli egiziani si spense proprio all'ultima partita, persa contro l'Inghilterra a Cagliari. Il girone con Russia e Uruguay superfavorite, sulla carta, ai prossimi Mondiali concede poche chance all' Egitto che peraltro deve sciogliere il nodo legato alla presenza o meno di Salah, o in ogni caso alle sue condizioni fisico-atletiche. L'attaccante del Liverpool è uscito con una spalla sublussata (ma non lesionata) dalla finale di Champions, alla quale ha potuto partecipare solo per alcuni minuti, e adesso tiene sui tizzoni un intero popolo. Riuscirà a essere pronto per la Russia? E in che condizioni? Una bella tegola per l' Egitto che fa affidamento sulla sua vena realizzativa, sul suo estro e la classe di livello mondiale. «Io farò l'impossibile per esserci e spingere la 'mià Nazionale - le parole del bomber dei 'Reds' -. Ci sono ancora tanti giorni al nostro esordio (il 20 giugno, ndr) e posso recuperare: sono fiducioso». Salah, protagonista assoluto e a suon di gol in Premier, è il 'front-man' della Nazionale guidata dall'hombre vertical Hector Cuper. È stato proprio l'ex romanista, con una doppietta al Congo sul filo di lana, a regalare la qualificazione a Russia 2018. Da non sottovalutare, sebbene il livello sia diverso, Mahmoud Hassan. Sempre in Premier gioca un altro attaccante egiziano di belle speranze, Ramadan Sobhi, dello Stoke city, classe 1997 e un futuro molto brillante davanti. La difesa appare granitica: spicca il nome di Ahmed Hegazi, che indossa la maglia del West Bromwich Albion, come il gigantesco Ali Gabr che, con i suoi 193 centimetri, rappresenta un garanzia assoluta nel gioco aereo. Ayman Ashraf, difensore dell'Al-Ahly garantisce assieme qualità e quantità. In porta l' Egitto ha già battuto un record nella storia dei Mondiali, con Essam El-Hadary che, dall'alto dei suoi 45 anni, diventerà il portiere più anziano nella storia della Coppa del mondo. Il suo rendimento non sempre è stato all'altezza della sua fama, tanto da metterlo in discussione, però l'esperienza è indiscutibile. Il centrocampo è in mano ai giocatori dell'Al-Ahly, con Abdullah El-Said come punto di riferimento. Salah è il finalizzatore assoluto e totale della manovra. Sempre se ci sarà, ovviamente.

Mohamed Salah. Fantasia e classe, assist e soprattutto gol. Mohamed Salah., dopo essere passato non senza lasciare traccia in Italia, è diventato bomber del Liverpool. Non più ala di punta con il vizio del gol, dunque, ma vero e proprio terminale offensivo dei 'Reds'. Idem nella Nazionale egiziana che, per la terza volta nella propria storia, partecipa alla fase finale di un Mondiale. Ma ora è in ansia per il gioiello di casa, arrivato alla finale di Champions per sfidare Ronaldo e uscito dopo 30' per infortunio. Chissà cos'ha pensato il ct dell' Egitto, Hector Cuper, quando ha visto carambolare sul terreno di gioco di Kiev Salah, trascinato giù da Sergio Ramos. L' Egitto ha tremato e solo la diagnosi post infortunio ha parzialmente tranquillizzato tutti. La sublussazione della spalla non è certo un piccolo inconveniente. Ci vorrà del tempo per guarire, altri giorni per rimettersi in carreggiata. E il Mondiale bussa alle porte. È vero che l'esordio dell' Egitto è fissato per il 20 giugno, dunque mancano diversi giorni, ma la domanda è lecita: in che condizioni sarà il piccolo-grande 'Faraonè? Solo il campo potrà dirlo. Sicuramente il suo infortunio tiene in ansia un'intera nazione che fa leva sulle scorribande dell'ex attaccante di Fiorentina e Roma. «Io voglio esserci e ci sarò», ha rassicurato l'asso egiziano. La dimensione e il peso della sua stagione in Inghilterra sono enormi, così come il valore dei suoi gol, peraltro spesso da cineteca. Ha vinto il premio come calciatore africano dell'anno, che non andava a un egiziano da un quarto di secolo. Il Liverpool ha pagato Salah 42 milioni, prelevandolo dalla Roma, adesso potrebbe venderlo a 142 milioni. A 25 anni si può già parlare di maturità raggiunta e ancora Abramovich si morde le mani per esserselo fatto scappare, visto non rientrava nei piani di Mourinho, ai tempi del Chelsea. Nel calcio, si sa, il gioco di squadra è importante, ma in un Mondiale i singoli possono pesare parecchio. Tutto dipenderà dal suo recupero o meno. Sarà al top? al 50 per cento o al 70? Nella Fiorentina e nella Roma partiva quasi sempre dai 40-45 metri, palla al piede, arrivando meno lucido sottoporta; Klopp nel Liverpool lo ha avanzato di una quindicina di metri e Salah si è trasformato in un bomber implacabile, che segna gol belli e importanti. Ma soprattutto decisivi.

La rosa dell'Egitto: - Portieri: El-Hadary (Al Taawoun), Ekramy (Al Ahly), Awad (Ismaily), El-Shenawy (Al Ahly). - Difensori: Fathy (Al Ahly), Elmohamady (Aston Villa), Abdel-Shafy (Al Fateh), Hegazi (West Bromwich Albion), Gaber (Los Angeles FC), Gabr (West Bromwich Albion), Samir (Al Ahly), Hafez (Lens), Ashraf (Al Ahly), Tarek (Orlando City), Hamdy (Zamalek). - Centrocampisti: Elneny (Arsenal),

Said (KuPS), Shikabala (Al Raed), Hassan (Kasimpasa), Sobhi (Stoke City), Hamed (Zamalek), Kahraba (Al Ittihad), Warda (Atromitos), Morsy (Wigan), Abdel Aziz (Zamalek). - Attaccanti: Salah (Liverpool), Mohsen (Al Ahly), Hassan Kouka (Sporting Braga), Gomaa (Al Masry). - Ct: Hector Cuper
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Re: Mondiali Calcio

Messaggio da skywalker » 14/06/2018, 14:29

Mondiali di calcio 2018: Spagna

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Vincere in Russia per dimenticare il flop brasiliano e rinverdire i fasti del quadriennio d'oro, ma meglio sarebbe dire 'epopeà, 2008-2012 (due Europei e il Mondiale sudafricano). La Spagna del nuovo corso firmato Julen Lopetegui deve ancora dimostrare di essere all'altezza dei suoi illustri predecessori Vicente Del Bosque e Luis Aragonés, ma certo ha dalla sua una qualità tecnica che ben poche delle 32 nazionali approdate in Russia hanno. Dopo Xavi, Iniesta, Piquè, Torres, Casillas e Ramos, la scuola iberica ha sfornato negli ultimi anni altri talenti e altri fuoriclasse - in tale abbondanza da consentire al suo ct di rinunciare a talenti come Alvaro Morata - facendo ben presto dimenticare la debacle del 2014 (per la prima volta nella storia la squadra Campione del Mondo viene dopo appena 2 partite a un Mondiale). E mettendo anche in un cantuccio quel suo gioco unico, il 'tiki-takà, amato e odiato in tutto in mondo ma di certo anche ammirato e vincente. Se la Roja di Aragones e, sopratutto, di Del Bosque avevano rinunciato a priori a moduli e varianti tattiche per consegnare la squadra a giocatori di prima grandezza, il nuovo corso di Lopetegui è adesso diventata un'altra cosa. Da prigioniera di sè stessa, la Spagna post-Brasile si è trasformata in una 'nuovà squadra, non più involuta e sterile ma di nuovo incisiva e ficcante. Merito del neo ct che, forte dell'esperienza maturata al timone dell'Under 21, è riuscito prima a seminare e poi a raccogliere i frutti del suo lavoro e a dare avvio alla seconda generazione d'oro del calcio spagnolo. La Spagna 2018 non è così più prigioniera del possesso palla e grazie al mix di esperienza e talento è riuscita a creare una nazionale vera e, sopratutto, competitiva dove i vari Asensio, Isco, Thiago Alcantara giocano a menadito lo spartito scritto a memoria da Iniesta, Busquets, Koke, Saul, David Silva. Uguagliare le performance degli eroi del 2008-2012 non è una chimera, a patto che i principi tattici ricercati da Lopetegui siano letti a una sola voce. La qualità c'è, sta al ct e alla vecchia guardia riuscire a trasformarla ancora una volta in un magia pura, così da poter tornare a competere per un Mondiale. Dopo il flop brasiliano e la delusione all'Europeo 2016 in Francia dove fu eliminata dall'Italia di Conte, la Spagna - fondata come sempre sul blocco Real-Barcellona - è stata brava a ripartire e a godere dei frutti della nuova generazione, dove alle novità più talentuose si mescola la maturità della vecchia guardia (Piquè, Ramos, Carvajal, Jordi Alba, Diego Costa). Il gruppo B al Mondiale è più che alla portata (Portogallo, Iran, Marocco), con l'unica incognita legata all'esordio (15 giugno), subito con Cristiano Ronaldo, che potrebbe diventare il trampolino di lancio o, viceversa, trasformarsi in un boomerang.

Andres Iniesta. E stato l'uomo del gol decisivo nella finale di Johannesburg contro l'Olanda nel 2010, ma anche l'uomo che per dieci anni, insieme ad altri 'elettì, ha illuminato le giocate di un 'certo' Leo Messi. 'Don' Andres Iniesta a detta di molti, se non di tutti, avrebbe meritato di vincere un Pallone d'Oro. E ora si presenta al passo d'addio sul palcoscenico del Mondiale, dopo averlo fatto poche settimane fa al Camp Nou: il 'nuovo iniziò per Iniesta si chiama Vissel Kobe, la squadra che milita nella J1, la Serie A giapponese. In poco meno di 20 anni di carriera (stabile in prima squadra dal 2002), ha vinto tutto quello che c'era da vincere, sia indossando ma maglia della Roja, sia quella blaugrana con la quale è diventato quello che è: unico, imprescindibile e vincente. L'ultimo riconoscimento, dal sapore agrodolce, è arrivato postumo, con le scuse di France Football per non avergli mai fatto vincere un Pallone d'Oro. Idolo dei tifosi di mezzo mondo (in Champions quest' anno è stato sistematicamente salutato con applausi dai tifosi avversari ogni volta che è uscito dal campo), don Andres è anche un fenomeno di modestia, al quale non interessano più di tanto i riconoscimenti personali. Per lui viene sempre prima il 'noì dell' 'iò. Insegnamenti che, insieme a un altro demiurgo della calcio spagnolo e catalano come Xavi, ha trasmesso in vent'anni di carriera a tutti i suoi compagni di squadra e che, al di là dei trionfi di club, gli sono valsi due campionati Europei e un Mondiale, e tutti di fila, uno dei cicli irripetibili nella storia del calcio. Prototipo del centrocampista moderno per eccellenza: massa leggera, fisico agile e tatticamente versatile, ricopre con identico elevato rendimento molteplici ruoli di attacco e centrocampo. Ecco perchè è sempre stato ritenuto insostituibile nella Spagna e nel Barcellona, da chiunque fosse in panchina, Pep Guardiola, Luis Enrique, Luis Aragon, Vicente Del Bosque e, ora, Julen Lopetegui. E dire che don Andres ha anche sofferto nella sua vita di una leggera forma di depressione da cui si sollevò proprio mettendo alle spalle di Stekelenburg il gol della vittoria iridata nel 2010. Quel gol storico gli servì anche per condividere con il mondo il ricordo di Dani Jarque, compagno di squadra nelle selezioni giovanili e grande amico, scomparso dieci mesi prima all'Espanyol in seguito ad un arresto cardiaco. Quella tragedia toccò in modo particolare il numero 8 blaugrana, cui la sorte tolse qualche anno dopo anche un altro amico: Tito Villanova. Questa sarà la sua ultima passerella mondiale, come questa che si è appena chiusa è stata anche l'ultima stagione con l'amato Barca, con cui ha vinto otto volte la Liga, sette Supercoppe di Spagna, cinque Coppe del re, quattro Champions League, tre Supercoppe Uefa e tre Mondiali per club. Il futuro si chiamerà Giappone e Vissel Kobe, dove pochi giorni fa è stato accolto come quel che merita: una leggenda del calcio. Ma don Andres ha scelto il Giappone non solo per i soldi (tanti), ma anche per un altro business. Quello dei vigneti, la sua passione. Iniesta è infatti un apprezzato produttore di vini in Spagna con i suoi 'Dulce Corazon' e il 'Corazon Locò, pregiati vini della 'Bodega Iniestà, una volta tanto assist al palato più che a Leo Messi.

Convocati della Spagna: - Portieri: De Gea (Manchester United), Reina (Milan), Kepa (Athletic Bilbao). - Difensori: Carvajal (Real Madrid), Odriozola (Real Sociedad), Piqué (Barcellona), Sergio Ramos (Real Madrid), Nacho (Real Madrid), Azpilicueta (Chelsea), Jordi Alba (Barcellona), Nacho Monreal (Arsenal). - Centrocampisti: Busquets (Barcellona), Saúl (Atletico Madrid), Koke (Atletico Madrid), Thiago Alcantara (Bayern Monaco), Iniesta (Barcellona), David Silva (Manchester City), Isco (Real Madrid), Asensio (Real Madrid), Lucas Vazquez (Real Madrid). - Attaccanti: Iago Aspas (Celta Vigo), Rodrigo (Valencia), Diego Costa (Atletico Madrid). - Ct: Julen Lopetegui.
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Re: Mondiali Calcio

Messaggio da skywalker » 14/06/2018, 14:30

Mondiali di calcio 2018: Portogallo

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Ha perso, da favorito, un Europeo giocato in casa e ne ha vinto uno disputato in Francia da outsider. La storia del calcio portoghese è fatta di scivoloni e di sorprese. Da sempre considerata mina vagante nei tornei continentali o iridati che siano, la squadra di Fernando Santos, vero artefice del 'miracolò del 2016, ha però un'arma che solo l'Argentina può vantare di avere in rosa: il fuoriclasse. Cristiano Ronaldo non è solo il goleador dei lusitani, ne è l'anima e il capitano, anche se il ct campione d'Europa può contare anche su altri giocatori di classe ed esperienza, talenti puri e calciatori navigati come Moutinho, Carvalho, Pepe, William, Quaresma, Bernardo Silva. Prima dell'exploit francese, il miglior piazzamento dell'ultimo decennio è stato il secondo posto nell'Europeo 2004, dopo una finale persa incredibilmente in casa contro la Grecia dei miracoli. Per ritrovare un posto analogo al Mondiale bisogna addirittura risalire al 1966, terzo alle spalle dei padroni di casa dell'Inghilterra e della Germania Ovest. E anche quel Portogallo aveva un 'padronè assoluto, il devastante Eusebio, espressione di un calcio che non c'è più e l'unico in grado di competere - per classe, talento e temperamento - col CR7 degli anni Duemila. Altro piazzamento onorevole il Portogallo lo colse nel 2006: quarto nella rassegna iridata in Germania, alle spalle proprio dei tedeschi, della Francia e dell'Italia, mentre l'ultima rassegna iridata in Brasile si concluse con la cocente eliminazione al primo turno. In quello che è considerato da sempre il 'Brasile d'Europà, c'è spazio anche per uno spicchietto di Serie A: non l'interista Cancelo (bocciato dal ct), ma il n.9 del Milan Andrè Silva, il terzino del Napoli, Mario Rui, l'ex interista Joao Mario (ora al West Ham ma sempre di proprietà nerazzurra). Santos ha mantenuto in buona parte il blocco dei calciatori che hanno trionfato in Francia nel 2016, aprendo le porte della nazionale a qualche nome destinato ad avere un futuro importante. Un nome su tutti: Gonçalo Guedes, esterno d'attacco classe '96 in forza al Valencia. Il Portogallo esordirà subito contro la Spagna il 15 giugno e a seguire Marocco (20 giugno) e Iran (25 giugno). Sulla carta, ha tutto per approdare agli ottavi e magari sognare un'altra sorpresa.

Cristiano Ronaldo. Issandosi lassù, vicino al cielo, quella sera del 3 aprile allo Juventus Stadium, Cristiano Ronaldo ha messo per una volta forse tutti d'accordo. Più che la rovesciata, che entrerà di diritto nei libri di storia del calcio, l'asso portoghese si è preso anche l'applauso spontaneo arrivatogli dai tifosi avversari. Ennesima perla di una carriera inimitabile, che ne fanno uno dei protagonisti più attesi della rassegna iridata. Dopo quell'acrobatica rovesciata, a Kiev è arrivata anche la sua 5/a Champions e tante altre giocate d'autore. Di questo fuoriclasse, nato a Funchal il 5 febbraio 1985, si è ormai detto e scritto tutto. È considerato, insieme a Messi, il calciatore più decisivo in assoluto dell'ultimo decennio, come anche i 5 Palloni d'Oro e la miriade di trofei e premi conquistati stanno lì a dimostrare. È lui il padre-padrone del Portogallo e del Real Madrid, è lui che ha trascinato i lusitani alla fase finale dei Mondiali in Brasile: prototipo dell' attaccante moderno, CR7 è un giocatore fantasioso, agile, potente, veloce. Se in forma, marcarlo diventa praticamente impossibile. Sa giocare per la squadra ed è dotato di un tiro preciso e velenoso. Se è vero che un giocatore non fa una squadra, CR7 rappresenta l'eccezione. Con lui, si dice, la sua squadra parte sempre dall'1-0 e, soprattutto, non è tipo di giocatore da sparire quando la posta si alza e il gioco si fa duro. Se Pelè e Maradona sono stati il calcio, se Crujff l'ha cambiato, se Messi è considerato da tutti la quintessenza del gioco più bello del mondo, l'unico in grado di competere con quei 'mitì, negli ultimi anni anche C. Ronaldo si è ripreso tutto: gloria, record, aggettivi e osanna dai quattro angoli del mondo. Dileggiato da Josè Mourinho come la copia sbiadita di quello brasiliano, per il fuoriclasse portoghese c'è stato però di recente anche l'endorsement di Gigi Buffon, non uno qualsiasi («vale Maradona, Messi e Pelè»): parole che suonano finalmente come uno sdoganamento ufficiale per un calciatore che entra di diritto nell'Olimpo del calcio. Anche se ci sarà sempre chi - al di là dei numeri e delle cifre pazzesche (120 gol in Champions) - gli preferirà la 'Pulcè per via di quel suo carattere spocchioso e arrogante, che pretende sempre il pallone tra i piedi e che si stizzisce quando i compagni sbagliano. Ma è anche quello che invita Chantal Borgonovo alla finale di Parigi, quello che si concede al tifoso invasore per un selfie, proteggendolo dagli animosi steward, quello che nelle sfide più accese mostra sempre i muscoli cercando così di spronare i compagni più timorosi. Oggi, a 33 anni compiuti, unico calciatore ad aver vinto nello stesso anno solare Champions, Europeo, Mondiale per club e Pallone d'oro, CR7 viene finalmente celebrato non tanto per quello che ha fatto ma per quello che è: «Un marziano». Capace di ribaltare le partite, vincerle da solo, mentre già pensa a quella che verrà, perchè i grandissimi campioni hanno sempre bisogno di nuove sfide e altri stimoli, e CR7 - sta qui la sua forza - non è mai sazio.

Convocati del Portogallo: - Portieri: Rui Patrício (Sporting), Beto (Göztepe), A.Lopes (Lione). - Difensori: Bruno Alves (Rangers), Pepe (Besiktas), José Fonte (Dalian Yifang), Cedric Soares(England Southampton), R.Guerreiro (Borussia Dortmund), R.Pereira (Porto), Mário Rui (Napoli), Rúben Dias (Benfica). - Centrocampisti: JoÒo Moutinho (Monaco), William Carvalho (Sporting), JoÒo Mário (West Ham), Bernardo Silva (Manchester City), Adrien Silva (Leicester), Manuel Fernandes(Lokomotiv Mosca), Bruno Fernandes (Sporting). - Attaccanti: Cristiano Ronaldo (Real Madrid), Quaresma (Besiktas), André Silva (Milan), Gelson Martins (Sporting), Guedes (Valencia). - Ct: Fernando Santos.
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Re: Mondiali Calcio

Messaggio da skywalker » 14/06/2018, 14:32

Mondiali di calcio 2018: Marocco

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Sempre Hervé Renard, ancora una volta Hervé Renard. Il tecnico francese non solo è stato il primo allenatore della storia in grado di vincere due Coppe d'Africa con due nazionali diverse (lo Zambia nel 2012 e la Costa d'Avorio nel 2015), ma adesso è anche l'uomo in grado di riportare il Marocco al Mondiale dopo 20 anni (ultima apparizione nel 1998). Ora in Russia ci sarà da scalare una montagna (nel Gruppo B è stato inserito con Spagna e Portogallo, oltre all'Iran), ma l'entusiasmo può portare anche a sopperire a qualche normale lacuna. I 'Leoni dell'Atlantè sono riusciti a staccare il passi per la Russia dopo gli ultimi quattro tentativi andati a vuoto. Eppure 20 anni fa i 'Leonì, eliminati nella fase a gruppi, erano andati vicini a una clamorosa promozione agli ottavi, poi rimasta lettera morta a causa della beffarda rete della Norvegia, capace di battere nei minuti finali il Brasile, poi finalista, che condannò Hadji e compagni ad una precoce ritorno a casa. Da allora si sono susseguite solo eliminazioni e delusioni a cui Renard, profondo conoscitore del calcio africano, è riuscito a porre fine con la sua sapiente capacità tattica e 'africanà. Ha infatti in passato allenato in Ghana, Angola, Zambia, Costa d'Avorio e Algeria, ed è ora riuscito nel miracolo di far risorgere il calcio marocchino, puntando sopratutto sulla solidità difensiva: la sua nazionale è riuscita a non subire neanche una rete in tutti e sei gli incontri dei playoff. Con un solo giocatore nato in Patria (Dirar, ex Monaco e adesso al Fenerbahce) e tantissimi altri giocatori nati e cresciuti in Europa, Renard ha però potuto contare su una straordinaria nidiata di talenti formatisi nei club del vecchio Continente. Dopo la precoce eliminazione nell'ultima Coppa d'Africa, nei quarti contro l'Egitto, il tecnico francese ha cambiato modulo, abbandonando la difesa a tre e lasciando spazio alla fantasia, la vera forza della sua nazionale: Boussoufa (gioca negli Eau), Belhanda (Galatasaray), Ziyech (Ajax), Fajr (Getafe), Amrabat (Leganes), Harit (Schalke) e Boufal (Southampton). La grande speranza del calcio marocchino si chiama invece Achraf Hakimi, classe '98 e oggi in prima squadra nel Real Madrid di Zidane che stravede per questo giovane terzino destro considerato l'erede di Carvajal. Comunque andrà in Russia, il calcio marocchino sa di avere grandi prospettive, corroborate non solo dai risultati della nazionale ma anche dei club (il Wydad Casablanca ha vinto la Champions League africana dopo 25 anni), il tutto sotto la regia del nuovo presidente della Federcalcio, Faouzi Lekjaa. Un'ulteriore spinta potrebbe arrivare dalla politica, visto che il Marocco dopo la vicenda della rinuncia all'organizzazione della Coppa d'Africa 2015 (causa virus dell'Ebola), adesso punta forte sul Mondiali 2026 che la vede in concorrenza contro Stati Uniti-Canada-Messico che si presentano unite. È la 5/a volta che ci prova dopo i no ricevuti nel 1994, nel 1998, nel 2006 e nel 2010 e stavolta la speranza è d'obbligo, di pari passo alla qualificazione dei Leoni dell'Atlante al Mondiale dopo 20 anni.

Medhi Benatia. Il Marocco rivede il Mondiale dopo ben 24 anni, merito di girone di qualificazione che ha chiuso senza subire nemmeno un gol e che ha in Medhi Benatia il suo punto di riferimento. Di madre algerina e padre marocchino, il giocatore ex Udinese, Roma, Bayern Monaco e oggi caposaldo della difesa della Juventus, nasce a Courcouronnes, piccola cittadina nella periferia parigina. A 13 anni gioca nel Clairefontaine, tra i grandi vivai del calcio transalpino dove sono usciti giocatori del calibro di Henry, Anelka e Matuidi. Lì si fa notare dal Marsiglia che a soli 16 anni lo ingaggia, per poi girarlo in prestito (Tour, Lorient, Clermont). Considerato uno dei talenti più cristallini, la federcalcio francese prova a 'nazionalizzarlò ma Mehdi, fedele ai natali paterni, decide per la maglia rossoverde. Un infortunio al ginocchio rende però la strada verso il successo più impervio del previsto: è il 2008, Benatia ha appena 20 anni e già la sua carriera è a rischio. A fine stagione l'OM lo svende al Clermont Foot, club di Ligue2, che punta sulla voglia di rivalsa del giovanissimo marocchino. In due anni colleziona 57 presenze e soprattutto prestazioni di assoluto livello, tanto da diventare titolare inamovibile del Marocco. Lo nota l'Udinese e con Guidolin in panchina, Mehdi esplode definitivamente, tanto da diventaRE, nel 2013, capitano della nazionale. A fine 2013 passa alla Roma, dove disputa la sua miglior stagione. Il ragazzino spaventato di sette anni prima non c'è più, Mehdi è diventato un uomo, ha messo sù famiglia con Cecile e tutti i più grandi club d'Europa lo vogliono. Alla fine la spunta il Bayern Monaco e Mehdi lascia il paese che forse più lo ha amato per trasferirsi in Baviera. A Monaco vince due volte la Bundesliga, ma il rapporto con Pep Guardiola non decolla, così nell'estate 2016 Benatia accetta il trasferimento in prestito alla Juventus. Dopo un anno di 'apprendistatò, a studiare Buffon, Chiellini, Barzagli e Bonucci, con l'addio di quest'ultimo, Benatia diventa un perno insostituibile dello scacchiere difensivo di Massimiliano Allegri. E dire che un anno prima, mentre ancora faceva panchina alla Juve, per coerenza decise di non rispondere a una convocazione in nazionale: «Voi conoscete l'attaccamento che ho per il mio Paese - spiegò su Fb - ma ho deciso di rinunciare alla nazionale, fino a quando la situazione con il mio club evolverà. Nonostante il mio status di capitano, io non sono al di sopra delle regole». Un gesto da grande capitano, ma soprattutto da grande uomo poi diventato perno insostituibile della squadra campione d'Italia e dei Leoni. A primavera è stato protagonista, calcisticamente parlando, di una morte e resurrezione: 'colpevolè prima della spallata su Vazquez che infranse al 93' le speranze di resurrezione bianconere e poi del gol di Koulibay nel big match scudetto contro il Napoli, Mehdi si è preso la rivincita nella finale di Coppa Italia contro il Milan, firmando una doppietta, degna del miglior bomber.

Convocati del Marocco: - Portieri: Mounir El Kajoui (Numancia), Yassine Bounou (Girona), Ahmad Reda Tagnaouti (Ittihad Tanger). - Difensori: Mehdi Benatia (Juventus), Romain Saiss (Wolverhampton), Manuel Da Costa(Basaksehir), Badr Benoun (Raja Casablanca), Nabil Dirar (Fenerbahce), Achraf Hakimi (Real Madrid), Hamza Mendyl (Lille). - Centrocampisti: M'bark Boussoufa (Al Jazira), Karim El Ahmadi (Feyenoord), Youssef Ait Bennasser (Caen), Sofyan Amrabat (Feyenoord), Younes Belhanda (Galatasaray), Faycal Fajr(Getafe), Amine Harit (Schalke 04). - Attaccanti: Khalid Boutaib (Malatyaspor), Aziz Bouhaddouz (St. Pauli), Ayoub El Kaabi (Renaissance Berkane), Nordin Amrabat (Leganes), Mehdi Carcela (Standard Ligi), Hakim Ziyech (Ajax). - Ct: Hervè Renard
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Re: Mondiali Calcio

Messaggio da skywalker » 14/06/2018, 14:33

Mondiali di calcio 2018: Iran

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È una delle cenerentole del Mondiale ma è stata addirittura la seconda nazionale a qualificarsi per la rassegna iridata. È l' Iran allenato dal portoghese Carlos Queiroz che si è garantito il pass per la Russia con addirittura due gare d'anticipo sul termine del terzo round dei gironi. Ha vinto 6 delle prime 8 gare pareggiando solo con Siria e Cina e vincendo il gruppo senza problemi. Nel turno precedente aveva dominato, facendo 20 punti in 8 giornate. A far scattare la festa per le strade di Teheran e di tutto il Paese hanno provveduto le reti di Azmoun e Taremi, scomodando addirittura il presidente Rouhani, che ha twittato: «La vostra vittoria ci ha reso tutti felici, congratulazioni». L' Iran in Russia non è però una novità (ci sarà per la 5/a volta a un Mondiale), ci si era già qualificato quattro anni fa, anche se adesso comincia il difficile, visto che se la dovrà vedere nel girone di qualificazione con Portogallo, Spagna e Marocco. Quattro anni fa lasciò il Brasile con un punticino (frutto del pareggio con la Nigeria), anche se si comportò più che dignitosamente, perdendo di misura contro l'Argentina e 3-1 contro la Bosnia. Sotto la gestione di Carlos Queiroz (ha allenato, tra gli altri, Real, United e nazionale portoghese) la nazionale iraniana ha però fatto il salto di qualità, come dimostrano i risultati delle qualificazioni, guadagnando in autostima e intraprendenza. I suoi punti di forza sono il terzino Beiranvand che gioca nel club iraniano del Persepolis, il veterano Jalal Hosseini (difensore centrale), i giovani terzini Mohammadi e Rezaeian, i talentuosi centrocampisti Saeid Ezatolahi e Saman Ghoddos, mentre davanti occhi sulla coppia destinata a far parlare di sè durante la rassegna iridata: Alireza Jahanbakhsh (AZ Alkmaar) e soprattutto Sardar Azmoun (Rubin Kazan). L' Iran esordirà il 15 giugno contro il Marocco, per poi affrontare la Spagna il 20 giugno e il Portogallo il 25 giugno.

Sardar Azmoun. Superstar in patria, l'iraniano Sardar Azmoun, stella della nazionale guidata da Carlos Queiroz, è cresciuto a vista d'occhio in Russia, prima col Rostov, poi col Rubin Kazan, tanto da attirare su di sè le attenzioni anche di club più prestigiosi. Classe '95, il 'Messi iranianò come viene battezzato in Patria, dove non dimenticano le 22 reti messe a segno in 28 presenza con la nazionale, è un talento con i piedi ma anche un grande personaggio social, come dimostrano i suoi 1,6 milioni di follower su Instagram. Ha soli 23 anni, ma è già finito sul taccuino di Igli Tare, il ds della Lazio che lo avrebbe portato già a Formello la scorsa estate (ci riproverà la prossima) per sostituire il partente Keita, se non fosse sopravvenuto il contenzioso tra i due club russi sulla paternità del cartellino (tanto da finire sul tavolo del Tas che ha poi dato ragione al Kazan). Attaccante dal gol facile, Azmoun ha tutto per diventare una stella, anche se si schernisce quando lo si paragona al fuoriclasse argentino: «Io non dribblo le difese come Messi. Non capisco il perché di questo paragone». Iraniano di origini turkmene, Sardar viene da una famiglia di sportivi: suo padre ha giocato con la nazionale iraniana di pallavolo e inizialmente il giovane Azmoun per qualche anno ne ha seguito le orme prima di darsi al calcio nelle giovanili dei cinque volte campioni del Sepahan. Il suo modello è Ali Daei, considerato un mito in patria, mentre tra i giocatori stranieri ha un debole per Zlatan Ibrahimovic. Lasciato l' Iran appena maggiorenne, Azmoun - un fisico aitante (186 cm per 79 kg) e una tecnica invidiabile - dopo la 'gavettà nel campionato russo, ora con la Coppa del Mondo ha l'occasione per mettersi in vetrina: «Una delle mie ambizioni è di giocare in Premier - ha confessato - Ho sempre immaginato di giocare un giorno con l'Arsenal di Wenger, un tecnico famoso per la fiducia che ha nei giovani». Nessun dubbio invece quando gli si chiede quale sia il suo più grande sogno: «vincere un giorno la Champions». Intanto ha stregato tutti la sera del 23 novembre 2016 quando con un suo gol contribuì alla storica vittoria del Rostov sulla corazzata Bayern Monaco. Il ct Queiroz, che tra United, Madrid e Portogallo ne ha visti tanti di talenti, non ha dubbi: «Ha tutto per imporsi ai massimi livelli, può diventare una grande stella del calcio asiatico».

I convocati dell' Iran: - Portieri: Beiranvand (Persepolis), Mazaheri (Zob Ahan Esfahan), Hosseini (Esteghlal), Abedzadeh (Maritimo). - Difensori: Hosseini (Persepolis), Beitashour (Los Angeles FC), Rezaeian (Oostende), Ghafouri (Esteghlal), Khanzadeh (Padideh), Ansari (Persepolis), Mohammadi (Akhmat), Montazeri (Esteghlal), Aghaei (Sepahan), Noorafkan (Esteghlal), Pouraliganji (Al-Sadd), Hosseini (Esteghlal), Cheshmi (Esteghlal). - Centrocampisti: Shojaei (AEK Atene), Ezatolahi (Amkar Perm), Ghoddos (Ostersund), Dejagah(Nottingham Forest), Abdollahzadeh (Foolad), Ebrahimi (Esteghlal), Torabi ( Iran Saipa), Rafiei (Al-Khor), Hajsafi (Olympiacos), Karimi (Sepahan), Gholizadeh (Saipa), Amiri (Persepolis). - Attaccanti: Ansarifard (Olympiacos), Azmoun (Rubin Kazan), Ghoochannejhad (Heerenveen), Jahanbakhsh (AZ Alkmaar), Taremi (Al-Gharafa), Rezaei (Charleroi). - Ct: Carlos Queiroz
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Re: Mondiali Calcio

Messaggio da skywalker » 14/06/2018, 14:34

Mondiali di calcio 2018: Danimarca

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La Danimarca torna ai Mondiali senza Morten Olsen. Dopo la delusione per la mancata partecipazione ad Euro 2016, lo storico ct danese, da 15 anni alla guida della nazionale, si dimette di comune accordo con la federazione. Viene ingaggiato al suo posto il norvegese Age Hareide, già allenatore della Norvegia e di alcune quotate squadre di club scandinave, allo scopo di portare la squadra alla qualificazione al mondiale 2018 in Russia. Operazione riuscita grazie all'exploit negli spareggi contro l'Irlanda. Nel girone di qualificazione a Russia 2018 la Danimarca è inserita con la favorita Polonia, la Romania, Montenegro, l'Armenia e il Kazakistan. Dopo un avvio stentato la squadra inanella una serie di vittorie consecutive che la portano al secondo posto finale dietro alla Polonia e quindi agli spareggi con un'altra seconda qualificata per giocarsi un posto al mondiale. Qui la Danimarca riesce a ottenere la qualificazione dopo aver battuto l'Irlanda agli spareggi (pareggio per 0-0 in casa e vittoria per 5-1 in trasferta con tripletta di Christian Eriksen). Nella sua bacheca spiccano la vittoria ottenuta all'Europeo del 1992 e la seconda edizione della FIFA Confederations Cup nel 1995. Ai Mondiali il migliore risultato ottenuto sono stati i quarti di finale nel 1998. La Nazionale danese degli anni ottanta fu una delle squadre più spettacolari nella storia del calcio mondiale, pur non avendo vinto né l'europeo, né il mondiale. Nella classifica mondiale della FIFA, istituita ad agosto 1993, la Danimarca ha ottenuto come miglior piazzamento il 3º posto di maggio 1997, mentre la posizione peggiore è stata il 51º posto di aprile 2017. Occupa attualmente il 12º posto della graduatoria.

I convocati della Danimarca: - Portieri: K.Schmeichel (Leicester City), Ronnow (Brondby), Lössl (Huddersfield Town), Hansen (Midtjylland). - Difensori: Kjaer (Siviglia), Durmisi (Betis), P.Ankersen (FC Copenhagen), Boilesen (FC Copenhagen), M.Jorgensen (Huddersfield Town), Stryger Larsen (Udinese), Knudsen (IpswichTown), Bjelland (Brentford), Vestergaard (Borussia Mönchengladbach), Christensen (Chelsea), Dalsgaard (Brentford). - Centrocampisti: Kvist (FC Copenhagen), Eriksen (Tottenham), Schöne (Ajax), Delaney (Werder Brema), Pione Sisto (Celta Vigo), Mi.Jensen (Rosenborg), Lerager (Bordeaux), Krohn-Dehli (Deportivo La Coruna), Hojbjerg (Southampton), Wass (Celta Vigo), Ma.Jensen (Nordsjaelland), Skov (FC Copenhagen). - Attaccanti: Bendtner (Rosenborg), N.Jorgensen (Feyenoord), Y.Poulsen (RB Lispia), Cornelius (Atalanta), Braithwaite (Bordeaux), Fischer (FC Copenhagen), Dolberg (Ajax), Zohore (Cardiff City). - Ct: Age Hareide
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