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Mondiali Calcio

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Re: Mondiali Calcio

Messaggio da skywalker » 26/06/2018, 6:47

Iran-Portogallo 1-1, Ronaldo sbaglia un rigore: lusitani agli ottavi col brivido

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Serata da incubo per CR7, che sbaglia un rigore dopo il gioiello del vantaggio di Quaresma e sfiora l'espulsione per una gomitata a palla lontana. I lusitani rischiano grosso nel recupero: Ansarifard pareggia dal dischetto, Taremi spreca il gol-qualificazione al 48'. Var decisivo in tre occasioni

SARANSK - Nella notte più difficile del suo fuoriclasse, il Portogallo può sorridere soltanto per il passaggio del turno. Quella che sembrava una formalità alla vigilia, e tale è parsa fino al 91′, durante un recupero infinito si è trasformata in un risultato agonico, centrato solamente per una questione di centimetri, quelli che hanno separato Taremi dal gol del clamoroso 2-1. La sfida con l'Iran termina 1-1 e i lusitani strappano in extremis il secondo posto nel girone, dopo 100 minuti che hanno riportato sulla terra Cristiano Ronaldo, tra il rigore del potenziale 2-0 sbagliato e il rischio espulsione nel bel mezzo di una ripresa palpitante. Saluta il Mondiale la bella realtà iraniana, squadra organizzatissima, sempre fedele ai propri principi tattici, e che ha saputo dare battaglia in un girone che pareva dall'esito già scritto al momento del sorteggio.

LA PARTITA A SCACCHI - Fernando Santos prepara bene la gara, immaginando il solito Iran compatto a protezione dell'area di rigore. Rinuncia quindi a Bernardo Silva per aprire il fronte destro con Quaresma e chiedendo il solito grande lavoro a Raphael Guerreiro sulla corsia sinistra, lasciata libera dai tagli tra le linee di Joao Mario. Soprattutto, al posto di Guedes, c'è un centravanti di ruolo come André Silva a togliere pressione su Cristiano Ronaldo. Questo, ovviamente, sulla carta, perché la prestazione del milanista si rivelerà a dir poco impalpabile. Queiroz, impegnato nella sfida del cuore al "suo" Portogallo, cambia leggermente le carte in tavola: non c'è Ansarifard, a cui viene preferito Jahanbakhsh, con lo spostamento di Taremi a sinistra per trasformare il 4-5-1 in un 4-3-3 in ripartenza. La mossa di utilizzare a destra l'esterno dell'AZ paga, perché obbliga Guerreiro a restare più guardingo con le sue sfuriate improvvise. Ronaldo prova subito a scuotere le fondamenta dell'impianto difensivo iraniano, il suo destro non spaventa Beiranvand, molto più a suo agio tra i pali che in uscita. Quando Ezatolahi, sempre pronto ad abbandonare il ruolo di perno della mediana per trasformarsi in un centrale aggiunto, lo anticipa in maniera scellerata, Joao Mario non è sufficientemente freddo per sparare in porta dal limite dell'area.

"TRIVELA" ALL'IMPROVVISO - L'Iran riesce ad addormentare la partita, sperando in un match ancora in equilibrio dopo l'intervallo per sferrare l'assalto nei venti minuti finali della contesa, ma non ha fatto i conti con Ricardo Quaresma. L'ex Inter riceve larghissimo a destra e punta l'area, chiede e ottiene la sponda da Adrien Silva - bravissimo con il tacco - prima di alzare la testa e pensare concretamente al tiro. Lo scocca con l'esterno del destro, gesto tecnico che è da sempre il suo marchio di fabbrica. La "trivela" è chirurgica, Beiranvand non può nulla sulla sfera che si insacca sotto l'incrocio. Un gol da cineteca che arriva a pochi secondi dall'intervallo e che gela le ambizioni dell'Iran, costretto a cambiare i piani nella ripresa. Dietro l'angolo dell'intervallo c'è la potenziale seconda svolta del match.

BEIRANVAND TIENE IN VITA I SUOI - Quinto minuto della ripresa, Ronaldo entra in area e viene travolto da Ezatolahi. Soltanto Caceres non si accorge del rigore ma viene richiamato all'ordine da Irrati, responsabile Var di giornata. All'esame del video, il fischietto paraguaiano non può che indicare il dischetto. Del rigore si incarica, neanche a dirlo, Cristiano Ronaldo. Ma l'esecuzione non è delle migliori, Beiranvand respinge e la furia delle proteste iraniane, tanto vigorose quanto inspiegabili, si placa. C'è ancora vita per la formazione di Queiroz, e serve una splendida chiusura di Pepe per negare ad Azmoun la zampata del pareggio a ridosso del quarto d'ora. La partita diventa improvvisamente nervosa, i due c.t. richiamano in panchina Hajsafi e Quaresma per evitare possibili espulsioni. L'altalena di risultati tra Marocco e Spagna dà ulteriore linfa ai sogni iraniani, Queiroz butta nella mischia Ghoddos e Ansarifard per rimpolpare il settore offensivo, rinunciando alla protezione di Ezatolahi in mediana. Proprio Ghoddos va vicinissimo al pareggio con un destro secco da fuori area dopo una bellissima sponda di Azmoun.

RINASCITA IRANIANA - Mancano nove minuti al novantesimo quando il mondo si ferma. Pouraliganji è a terra per un contatto a palla lontana con Cristiano Ronaldo, le primissime immagini fanno pensare a una violenta gomitata del fuoriclasse del Real Madrid. Le altre angolazioni tendono la mano a CR7, che forse stava cercando solamente di passare sull'ostruzione del centrale. Caceres, che ha vissuto una serata teleguidato dall'alto, corre al monitor. Ci resta almeno un paio di minuti, prima di tornare in campo con un salomonico cartellino giallo in mano. Ma per il ritorno allo schermo basta poco. E' il novantesimo, il pallone si impenna nell'area portoghese su cross di Rezaeian, la testa di Azmoun schiaccia sul braccio di Cedric. Tra il cuoio e la mano galeotta del terzino passano una trentina di centimetri, Caceres lascia correre, Irrati lo invita a riesaminare la vicenda. E' uno di quegli episodi che potrebbero alimentare un dibattito di un'ora e mezza su una qualsiasi trasmissione sportiva italiana, alla fine l'arbitro decide che è calcio di rigore. Ansarifard trasforma con classe e freddezza, i tifosi del Portogallo iniziano a mettersi le mani sugli occhi per non vedere un finale da incubo. Tiro di Ghoddos respinto, la palla arriva a Taremi, che ha sul mancino la chance della qualificazione agli ottavi. Ma il sinistro è strozzato, si spegne sull'esterno della rete e provoca le amare lacrime dell'Iran, andato a un passo dall'impresa. Per Ronaldo e compagni c'è la gioia parziale dell'avanzamento del turno, c'è un rivale scomodo come l'Uruguay alle porte. E' un Mondiale bello e crudele.

IRAN-PORTOGALLO 1-1 (0-1)
Iran (4-5-1): Beiranvand; Rezaeian, Hosseini, Pouraliganji, Hajsafi (11′ st Mohammadi); Jahanbakhsh (25′ st Ghoddos), Omid, Ezatolahi (30′ st Ansarifard), Amiri, Taremi; Azmoun. All.: Queiroz
Portogallo (4-4-2): Rui Patricio; Cedric, Pepe, Fonte, Raphael Guerreiro; Quaresma (24′ st Bernardo Silva), Adrien Silva, William Carvalho, Joao Mario (38′ st Joao Moutinho); André Silva (50′ st Guedes), Cristiano Ronaldo. All.: Fernando Santos
Arbitro: Caceres (PAR)
Reti: 42′ pt Quaresma, 48′ st rig. Ansarifard
Ammoniti: Raphael Guerreiro, Hajsafi, Azmoun, Quaresma, Ronaldo, Cedric
Recupero: 3′, 7′


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Re: Mondiali Calcio

Messaggio da skywalker » 26/06/2018, 6:49

Spagna-Marocco 2-2, Aspas firma la rimonta e regala il primato alle Furie Rosse

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Due volte in svantaggio (in gol Boutaib ed En Nesyri), pur senza brillare, la nazionale di Hierro pareggia nel finale e conquista la vetta del gruppo B. Agli ottavi affronterà i padroni di casa della Russia
KALININGRAD - Succede tutto in un minuto e, alla fine, nel gruppo B a sorridere è la Spagna. Le Furie Rosse pareggiano 2-2 in extremis contro il Marocco e grazie all'1-1 tra Iran e Portogallo conquistano la vetta del girone, in virtù del maggior numero di gol segnati rispetto ai lusitani. A pochi minuti dal triplice fischio gli uomini di Hierro sembravano condannati al secondo posto, ma in pochi istanti i gol di Aspas e di Ansarifard cambiano volto alla classifica. Il primato, però, non basta a scacciare i dubbi alimentati dalla prestazione opaca degli iberici, apparsi troppo vulnerabili in difesa e poco fluidi negli ultimi metri.

Il Marocco fa subito capire di non essere disposto a mollare neppure di un millimetro: i nordafricani entrano in campo con grande determinazione e sorprendono la Spagna al 14', approfittando di una clamorosa incomprensione tra Iniesta e Sergio Ramos. Boutaib si invola verso l'area avversaria e beffa De Gea sotto le gambe. Gli iberici impiegano pochi minuti per riorganizzare le idee e si aggrappano all'intramontabile talento di Iniesta, che si fa subito perdonare con una bruciante accelerazione sulla sinistra e un assist perfetto per Isco, al quale non resta che appoggiare in rete da pochi passi. La sfida sale di giri e si infiamma anche sotto l'aspetto nervoso, con accesi duelli che inducono il fischietto uzbeko Irmatov a estrarre diversi cartellini gialli.

La retroguardia spagnola conferma di non essere nella sua serata migliore, quando al 25' concede a Boutaib di presentarsi ancora tutto solo davanti a De Gea: questa volta l'attaccante nordafricano si allunga troppo la palla e centra in pieno il portiere del Manchester United, bravo a chiudere lo specchio. A illuminare la manovra delle Furie Rosse continua a pensarci Iniesta, ma gli uomini di Hierro sfiorano soltanto il vantaggio in un paio di circostanze, senza riuscire a fare male a Mohamedi prima dell'intervallo.

Nella ripresa gli iberici fanno la partita, rivelandosi però piuttosto inconcludenti. Il possesso palla delle Furie Rosse è sterile e le occasioni migliori sono di marca marocchina: la più nitida porta la firma di Amrabat che con un meraviglioso esterno destro colpisce in pieno l'incrocio dei pali al 55'. La Spagna risponde con l'inzuccata di Isco salvata sulla linea da Saiss. La gara sembra destinata a scivolare via senza ulteriori sussulti, ma nel finale si accende improvvisamente. Sugli sviluppi di calcio d'angolo En Nesyri sovrasta Sergio Ramos e batte De Gea, pungendo nell'orgoglio le Furie Rosse, affatto intenzionate a perdere.

E così, ancora su un tiro dalla bandierina, la Spagna trova il pareggio grazie al delizioso colpo di tacco di Aspas. L'arbitro annulla per fuorigioco, ma dopo l'intervento del Var torna sui suoi passi e convalida. Gli effetti speciali non sono terminati e da Saransk arriva la notizia del pareggio dell'Iran che permette alle Furie Rosse di vincere il girone. Agli ottavi la Spagna affronterà i padroni di casa della Russia, contro i quali probabilmente sarà necessaria una prestazione di ben altro spessore per non salutare anzitempo la rassegna iridata.

SPAGNA-MAROCCO 2-2 (1-1)
SPAGNA (4-2-3-1): De Gea; Carvajal, Piqué, Sergio Ramos, Jordi Alba; Busquets, Thiago (29′ st Asensio); Silva (39′ st Rodrigo), Isco, Iniesta; Diego Costa (29′ st Aspas). In panchina: Arrizabalaga, Reina, Nacho, Saul Niguez, Koke, Vazquez, Odriozola, Azpilicueta, Monreal. Ct: Hierro.
MAROCCO (4-2-3-1): Mohamedi; Dirar, Da Costa, Saiss, Hakimi; El Ahmadi, Boussoufa; N. Amrabat, Belhanda (19′ st Fajr), Ziyech (40′ st Bouhaddouz); Boutaib (27′ st En Nesyri). In panchina: Bounou, Tagnaouti, Mendyl, Benatia, El Kaabi, Harit, S.Amrabat, Carcela, Ait Bennasser. Ct: Renard.
ARBITRO: Irmatov (Uzb).
RETI: 14'pt Boutaib, 19'pt Isco, 36'st En Nesyri, 47'st Iago Aspas.
NOTE - Spettatori: 30 mila circa. Ammoniti: El Ahmdadi, N.Amrabat, Da Costa, Boussoufa, El Kajoui, Achraf. Angoli: . Recupero: 2′, 4'+3′.
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Re: Mondiali Calcio

Messaggio da skywalker » 26/06/2018, 6:51

Uruguay-Russia 3-0: la firma di Suarez e Cavani, Celeste agli ottavi da prima

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La squadra di Tabarez chiude il girone al primo posto, padroni di casa secondi. Nel primo tempo gol dell'attaccante del Barcellona e autorete di Cheryshev su tiro di Laxalt. Nel finale si sblocca anche il Matado
SAMARA - L'Uruguay fa suo il gruppo A battendo nettamente per 3 a 0 i padroni di casa a Samara e ora attende l'avversaria che affronterà il 30 giugno a Sochi. Punteggio pieno (9 punti) e zero gol subiti per i sudamericani che non potevano chiudere meglio la fase iniziale del Mondiale. Russia stavolta non pervenuta. Adesso entrambe attendono di sapere chi affronteranno negli ottavi: Spagna, Portogallo e Iran in lizza, con le prime due nettamente favorite.

SUAREZ APRE LE DANZE - 4-4-2 per Tabarez che in attacco si affida ai soliti Suarez e Cavani con gli 'italiani' Laxalt, Vecino, Torreira e Bentancur a centrocampo. In difesa con Godin ci sono Caceres e Coates e Nandez esterni. Cherchesov risponde col 4-2-3-1 con Dzyuba punta avanzata e Samedov, Al. Miranchuk e Cheryshev poco dietro. Zobnin e Gazinsky a centrocampo. La partita imbocca presto la strada per Montevideo quando dopo 10' Gazinsky atterra al limite dell'area Bentancur. Suarez si incarica di battere la punizione e beffa Akinfeev con un destro basso sul palo difeso dal portiere. Ma la Russia reagisce subito e Muslera, oggi alla centesima presenza con la Celeste, si deve impegnare per evitare il pareggio di Cheryshev. Al 17' pericoloso Dzyuba che dopo un angolo manda la palla di poco alta con un bel colpo di testa.

RUSSIA, AUTOGOL ED ESPULSIONE - Ma la Russia finisce qui perché l'Uruguay colpisce ancora al minuto 23: angolo di Torreira, palla messa fuori area e conclusione di Laxalt con Cheryshev che devia sfortunatamente e batte Akinfeev. Sudamericani vicini al tris poco dopo: Bentancur viene fermato da Akinfeev, quindi c'è un salvataggio davanti alla porta con Cavani in agguato. Piove sul bagnato per i russi al 36' quando Smolnikov, già ammonito, abbatte Laxalt e rimedia il secondo giallo lasciando i suoi in 10 contro 11. Il ct Cherchesov sacrifica Cheryshev per inserire il difensore Mario Fernandes.
MATCH BLOCCATO - A inizio secondo tempo il ct russo rimpiazza Gazyinski con Kuzyaev. Ma la Russia soffre l'inferiorità numerica e non riesce a fare male all'Uruguay che gestisce il possesso palla e si difende senza affanno. Verso il quarto d'ora tocca a Smolov entrare in campo al posto di uno spento Miranchuk. Tabarez dà invece spazio a De Arrascaeta: fuori Nandez. Succede molto poco nella prima parte del secondo tempo anche perché l'Uruguay non ha bisogno di spingere e la Russia fatica ad attaccare.

NEL FINALE LA FIRMA DI CAVANI - Quando le energie calano la Russia collassa. E allora l'Uruguay cerca in tutti i modi di far segnare Cavani come al 36'quando dopo un contropiede il Matador serve Suarez che poi cerca ancora il compagno invece di concludere ma sbaglia. Poco dopo ci prova da fuori Rodriguez e un Akinfeev non sicurissimo devia in angolo. Break di Smolov sul fronte opposto ma Muslera intercetta il cross basso. Cavani al 41' semina il panico nell'area russa ma quando conclude salva Ignashevich. Qualche secondo dopo angolo direttamente in porta di De Arrascaeta e Akinfeev salva. L'Uruguay insiste e trova il 3-0 all'ultimo minuto: angolo, colpo di testa di Godin con il portiere che respinge come può, ma in agguato c'è Cavani che insacca siglando il suo primo gol a Russia 2018.

Uruguay-Russia 3-0 (2-0)
Uruguay (4-4-2): Muslera, Coates, Godin, Caceres, Nandez (28′ st Rodriguez), Vecino, Torreira, Betancur (18′ st Arrascaeta), Laxalt, Suarez, Cavani (48′ st Gomez) (12 Campana, 23 Silva, 4 Varela, 5 Sanchez, 11 Stuani, 13 Gastón Silva, 16 Pereira, 20 Urretaviscaya, 2 Gimenez). All.: Tabarez
Russia (4-2-3-1): Akinfeev; Smolnikov, Kutepov, Ignashevich, Kudriashov, Gazinsky (1′ st 7 Kuziaev), Zobnin; Samedov, Cheryshev (38′ pt Mario Fernandes), Al Miranchuk (15′ st Smolov), Dzyuba (5 Semenov, 12 Lunev, 14 Granat, 16 An Miranchuk, 17 Golovin, 18 Zhirkov, 20 Gabulov, 21 Erokhin, , 9 Dzagoev). All.: Cherchesov
Arbitro: Diedhiou (Sen)
Reti: nel pt 10 Suarez, 23′ Cheryshev (aut.); nel st 45′ Cavani
Angoli: 4 a 2 per l'Uruguay
Recupero: 2′ e 4′
Espulsi: Smolnikov per doppia ammonizione
Ammoniti: Gazinskiy e Betancur per gioco falloso
Spettatori: 41.970
Var: 0
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Re: Mondiali Calcio

Messaggio da skywalker » 26/06/2018, 6:54

Arabia Saudita-Egitto 2-1, El-Hadary nella storia: gioca a 45 anni e para un rigore

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Cuper regala al portiere dell'Al-Taawoun la possibilità di battere il record di Mondragon e di diventare il giocatore più anziano a scendere in campo ai Mondiali. L'estremo difensore si toglie la soddisfazione di parare anche un tiro dal dischetto ma la sua prodezza non basta agli africani: i sauditi infatti replicano all'iniziale gol di Salah con Al-Faraj e Al-Dawsari nel recupero

VOLGOGRAD - Se Arabia Saudita-Egitto guadagnerà un posto nella storia lo si deve a Hector Cuper. Il ct dei Faraoni, infatti, vista la nullità della posta in palio, ha deciso di dare a Essam El-Hadary, portiere dell'Al-Taawoun, la possibilità di entrare nel libro del Guinness dei primati dei Mondiali. A 45 anni e 6 mesi è diventato il calciatore più anziano di sempre ad essere sceso in campo nella rassegna iridata e ha strappato il record ad altro portiere, il colombiano Mondragon, che a Brasile 2014 scese in campo per 5′ all'età di 43 anni e 3 giorni. El-Hadary, al contrario di Mondragon, non si è accontentato, però, di fare atto di presenza. Alla 159/a gara in nazionale, si è tolto anche la soddisfazione di festeggiare il fresco primato parando un rigore nel primo tempo. Insomma modo migliore per tramandare ai posteri un giorno già di per sé storico non poteva davvero trovarlo.

SALAH A CASA A TESTA BASSA - Pur inutile ai fini della qualificazione agli ottavi, il match ha comunque regalato tante emozioni. Ha vinto all'ultimo secondo l'Arabia Saudita che, così, si è presa la soddisfazione di cogliere i primi 3 punti lasciando ai Faraoni lo scomodo ultimo posto nel girone, a quota 0. Salah, tra i protagonisti più attesi di Russia 2018, torna a casa a testa bassa malgrado 2 gol in 2 gare. La manifestazione, già partita male vista l'impossibilità di scendere in campo nella sfida d'esordio con l'Uruguay, si è chiusa nel peggior modo possibile. La sua rete dell'illusorio vantaggio non è servita ancora una volta a nulla. Non solo: ha pure sulla coscienza un grave errore sull'1-0 che, molto probabilmente, avrebbe cambiato il corso della partita.

SALAH ILLUDE L'EGITTO - I sauditi sono partiti determinati a fare la partita, hanno calciato due volte da fuori senza velleità ma, alla prima verticalizzazione degli africani, sono stati puniti (22'): Said ha imbeccato Salah che, dopo aver preso d'infilata i difensori centrali avversari, ha scavalcato con un bel pallonetto di controbalzo Al-Mosailem in uscita. L'attaccante del Liverpool ha avuto immediatamente la palla del 2-0 ma ha dimostrato che la frequentazione per due anni di Totti non gli è servita: su un altro lancio in contropiede ha tentato di scavalcare di nuovo con un 'cucchiaio' Al-Mosailem ma non ha inquadrato lo specchio della porta spedendo il pallone a fil di palo. L'Arabia ha continuato a sbandare ma a graziarla ha pensato anche Trezeguet che ha sciupato altre due buone opportunità per raddoppiare.

EL-HADARY PARA UN RIGORE - Passata la paura, la squadra di Pizzi si è ripresa e al 40' si è procurato il rigore (fallo di mano di Fathy su un cross di Al-Shahrani) per pareggiare i conti. Sul dischetto è andato Al-Muwallad che ha calciato con potenza ma non ha fatto i conti con la reattività del sempreverde El-Hadary che è volato sulla destra ed ha alzato il pallone sulla traversa.

AL-FARAJ PAREGGIA I CONTI DAL DISCHETTO - L'eroe egiziano nulla ha potuto, però, al 6' di recupero quando l'arbitro colombiano Roldan ha decretato un secondo penalty ai sauditi, stavolta per una lieve trattenuta di Gabr a Al-Muwallad. Il Var lo ha richiamato, provando a fargli cambiare idea, ma il direttore di gara ha ritenuto l'episodio meritevole comunque della massima punizione. Sul dischetto, stavolta, è andato Al-Faraj che ha spiazzato il portiere egiziano.

AL-DAWSARI FA FELICE L'ARABIA SAUDITA - Sulle ali dell'entusiasmo l'Arabia Saudita nella ripresa ha insistito, prendendo saldamente in mano il comando delle operazioni. El-Hadary si è reso ancora protagonista bloccando le conclusioni di Bahebr, Al-Moghawi e del subentrato Assiri ma nulla ha potuto al 95' sul destro al volo in diagonale di Al-Dawsari, bravo a trovare l'angolo opposto da posizione defilata su assist di Otaif. Non sarà di certo, però, questo gol a togliere il sorriso dal volto al portiere egiziano, da oggi per sempre nella storia.

ARABIA-SAUDITA-EGITTO 2-1 (1-1)
Arabia Saudita (4-5-1): Al-Mosailem; Al-Burayk, Osama, Motaz, Yasser; Hattan (19′ st Asiri), Salman Al-Faraj, Otayf, Hussain, Al-Dawsari; Fahad (34′ st Al-Shehri). (1 Al-Muaiouf, 22 Al-Owais, 4 Al-Boleahi, 15 Omar Hawsawi, 2 Al-Harbi, 11 Khaibri, 7 Al-Jassim, 12 Kanno, 15 Al-Khaibari, 10 Al-Sahlawi). All.: Pizzi.
Egitto (4-2-3-1): El Hadary; Fathi, Ali Gabr, Hegazy, Abdelshafy; Elneny, Tarek Hamed; Salah, Abdallah (50′ pt Warda), Trezeguet (35′ st Kahraba); Mohsen (18′ st Sobhi). (23 El Shenawy, 16 Ekramy, 4 Gaber, 3 Elmohamady, 20 Samir, 15 Hamdi, 12 Ashraf, 5 Morsy, 18 Shikabala). All.: Cuper.
Arbitro: Roldan (Colombia).
Reti: nel pt 22′ Salah, 50′ Salman Al-Faraj (rigore); nel st 50′ Al-Dawsari.
Angoli: 7-2 per l'Arabia Saudita.
Recupero: 5′ e 4′.
Ammoniti: Ali Gabr, Fathi per gioco scorretto.
Var: 1.
Spettatori: 36.100.
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Re: Mondiali Calcio

Messaggio da skywalker » 26/06/2018, 20:15

Australia-Perù 0-2: Guerrero spinge i sudamericani a un successo atteso 40 anni

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Il centravanti, uomo simbolo della Blanquirroja (già eliminata), serve l'assist a Carrillo per il gol del vantaggio nel 1° tempo e poi raddoppia a inizio ripresa, mettendo in ginocchio i Socceroos a cui servivano i 3 punti per sperare. L'ultima affermazione peruviana (4-1 sull'Iran) in una fase finale risaliva ai Mondiali di Argentina 1978

SOCHI - Il Perù torna a festeggiare una vittoria alla fase finale dei Mondiali quaranta anni dopo il 4-1 rifilato all'Iran nell'edizione di Argentina 1978. Non serve ad evitare l'uscita di scena dopo i ko di misura con Francia e Danimarca nel gruppo C (le due formazioni europee staccano il pass per gli ottavi), ma il 2-0 all'Australia al Fisht Stadium di Sochi rende comunque merito alla Blanquirroja che saluta Russia 2018 cancellando lo zero nella casella punti e cogliendo un successo sostanzialmente meritato. Un'affermazione sulla quale c'è la nitida impronta di Paolo Guerrero, il centravanti che ha seriamente rischiato di saltare la rassegna iridata per la lunga vicenda-doping, tra sentenze, appelli e contro-reclami: suo l'assist a Carrillo per il vantaggio e suo il raddoppio che ha chiuso i giochi in avvio di secondo tempo. Alla vigilia della sfida i Socceroos nutrivano ancora qualche timida speranza di qualificarsi agli ottavi, ma dovevano fare bottino pieno e sperare in un ko dei danesi contro i Bleus: nessuna delle due circostanze si è verificata e quindi anche i gialloverdi guidati dall'olandese Van Marwijk devono mestamente lasciare il Mondiale.

CARRILLO INFIAMMA I TIFOSI PERUVIANI A SOCHI - Nonostante l'eliminazione anticipata, i tifosi peruviani rispondono alla grande all'appello della loro nazionale, arrivando in massa allo stadio, e al 18′ del primo tempo sono premiati grazie al gol di Carrillo: un fantastico lancio di Yotun dalla propria trequarti è stato controllato sulla sinistra da Guerrero che, partito sul filo del fuorigioco, ha atteso l'inserimento di Carrillo, servito sul lato opposto dell'area di rigore, trovando il centrocampista del Watford che, di prima intenzione, ha fatto partire uno splendido diagonale che si è infilato alle spalle del portiere Ryan.

L'AUSTRALIA DUE VOLTE VICINA AL PAREGGIO - Una rete che ha gelato gli australiani, partiti con buone intenzioni a caccia del successo speranza. Nella prima frazione i gialloverdi hanno avuto le chance per segnare, senza riuscire a concretizzarle: al 27′ Rogic è partito in dribbling prolungato e, entrato in area, ha fatto partire una conclusione di sinistro su cui Gallese ha salvato con i piedi. Pochi minuti più tardi è stato Ramos, insieme all'altro difensore centrale Santamaria, ad anticipare Leckie al momento della conclusione a porta vuota su assist da sinistra dello stesso Rogic.

GUERRERO RADDOPPIA A INIZIO RIPRESA - Nella ripresa, dopo cinque minuti dal rientro dagli spogliatoi, è arrivato il gol dell'uomo-simbolo del Perù, quel Guerrero che, favorito da un rimpallo, spalle alla porta, ha messo di rete con il mancino un bel diagonale sporcato dal tocco di Milligan sul quale il portiere Ryan ancora una volta non ha potuto nulla: il 36esimo centro con la maglia della nazionale per l'attaccante. Intorno al quarto d'ora altre due occasioni per l'Australia, stavolta entrambe da calcio d'angolo con la prima di Behich finita fuori e la seconda, del veterano Tim Cahill, gettato nella mischia nel tentativo di recuperare, respinta con il corpo dal solito provvidenziale Ramos. Nel finale la formazione sudamericana del ct argentino Ricardo Gareca, forte del doppio vantaggio, ha saputo mantenere il controllo della sfida con una difesa ordinata e un miglior palleggio e possesso palla, chiudendo l'avventura iridata in maniera positiva e persino qualche rimpianto per come sono andate le sfide con Francia e Danimarca.

AUSTRALIA - PERU' 0-2 (0-1)
AUSTRALIA (4-2-3-1): Ryan; Risdon, Sainsbury, Milligan, Behich; Jedinak, Mooy; Leckie, Rogic (27' st Irvine), Kruse (13' st Arzani); Juric (8' st Cahill). (12 Jones, 18 Vukovic, 2 Degenek, 6 Jurman, 8 Luongo, 14 McLaren, 3 Meredith, 11 Nabbout, 21 Petratos). All. Van Marwijk.
PERU' (4-2-3-1): Gallese; Advincula, Ramos, Santamaria, Trauco; Tapia (18' st Hurtado), Yotun (1' st Aquino); Carrillo (33' st Cartagena), Cueva, Flores: Guerrero. (2 Caceda, 21 Carvallo, 5 Araujo, 3 Corzo, 22 Loyola, 14 Polo, 2 Rodriguez, 11 Ruidiaz). All. Gareca.
ARBITRO: Karasev (Russia) 6.
MARCATORI: nel pt 18' Carrillo (P); nel st 5' Guerrero (P).
AMMONITI: Jedinak (A), Yotun (P), Arzani (A), Rogic (A), Hurtado (P) e Milligan (A) per gioco falloso.
ANGOLI: 8-3 per l'Australia.
RECUPERO: pt 1', st 4'.
SPETTATORI: 44.073.
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Re: Mondiali Calcio

Messaggio da skywalker » 26/06/2018, 20:18

Danimarca-Francia 0-0, scandinavi e transalpini avanti a braccetto

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Alla 37/a partita arriva la prima gara senza reti ai Mondiali 2018. Un risultato che consente agli uomini di Deschamps di mantenere il primato nel girone e ai biancorossi di approdare agli ottavi dopo 16 anni. Gara con pochissime emozioni
Eccolo il primo 0-0 dei Mondiali. Arriva alla 37/a partita e lo confezionano Francia e Danimarca che, in tal modo, avanzano a braccetto agli ottavi, conservando, rispettivamente, il 1° e il 2° posto nel gruppo C. Non è stata una gara spettacolare, evidentemente condizionata dall'importanza della posta in palio. Il risultato va evidentemente bene ai danesi, che schieratisi con un abbottonato 4-5-1 hanno centrato l'obiettivo di entrare tra le prime 16 della rassegna iridata dopo 16 anni, respingendo anche l'ultimo, ipotetico, assalto dell'Australia, va bene anche ai transalpini che hanno conservato il primato e, contemporaneamente, fatto risparmiare energie preziose ai titolari.

DESCHAMPS FA AMPIO TURNOVER - Vista la qualificazione già ottenuta, infatti, Deschamps ha attuato un ampio turnover: fuori Lloris, Pavard, Umtiti (non al meglio), Mbappé e i diffidati Pogba e Matuidi, spazio a Mandanda, Sidibe, Kimpembe, N'Zonzi, Dembelé e Lemar. Sul fronte opposto, invece, Hareide ha piazzato Braithwaite nel tridente d'attacco al posto dello squalificato Poulsen e ha preferito Martin Jorgensen e l'atalantino Cornelius a Schone e a Nicolai Jorgensen.

PRIMO TEMPO COL VAR SILENZIOSO PROTAGONISTA - In un primo tempo piuttosto bloccato, in cui la Francia ha esercitato un leggero ma sterile predominio territoriale, i brividi sono, per lo più, arrivati da alcuni episodi dubbi nelle due aree di rigore (due in quella danese, tre in quella francese) in cui l'arbitro Ricci, però, si è districato piuttosto bene, coadiuvato dal Var che ha sempre avallato le sue decisioni, non ritenendo opportuno dover fargli cambiare idea. I transalpini hanno impensierito Schmeichel in appena due circostanze, con un sinistro in girata di Giroud e con un diagonale di poco largo di Dembelé, la Danimarca ha replicato costringendo Mandanda ad un'uscita a valanga per impedire a Eriksen di approfittare di un assist al bacio di Cornelius su un perfetto contropiede.

FEKIR ENTRA E REGALA L'UNICO BRIVIDO - Nella ripresa, dopo un tentativo da fuori di Griezmann, bloccato senza difficoltà da Schmeichel, la notizia del 2-o del Perù sull'Australia ha liberato da ogni paura la Danimarca che, per almeno 20', ha provato a fare qualcosa di più, uscendo dal guscio. La squadra però non è riuscita ad andare oltre due conclusioni da lontano di Eriksen che non hanno impensierito particolarmente Mandanda. Deschamps ha deciso di risparmiare anche Hernandez e Griezmann e, paradossalmente, le uniche emozioni le ha regalate il subentrato Fekir che con due insidiose conclusioni dal limite ha spaventato Schmeichel, bravo comunque a farsi trovare sempre attento. Fa festa, così, la Danimarca che ora, agli ottavi, affronterà la Croazia. La Francia, invece, si troverà di fronte a Kazan la mina vagante Argentina.

DANIMARCA-FRANCIA 0-0
Danimarca (4-3-3): Schmeichel; Dalsgaard, Kjaer, Christensen, Stryger; Delaney (47'st Lerager), M.Jorgensen, Eriksen; Sisto (15'st Fischer), Cornelius (30'st Dolberg), Brathwaite (2 Krohn-Dehli, 3 Vestergaard, 5 Knudsen, 7 Kvist, 9 N.Jorgensen, 16 Lossl, 19 Schone, 22 Ronnow, 20 Poulsen). Ct Hareide.
Francia (4-2-3-1): Mandanda; Hernandez(5'st Mendy), Kimpembe, Varane, Sidibè; Nzonzi, Kantè; Lemar, Griezmann (23'st Fekir), Dembelè (33'st Mbappè); Giroud (1 Lloris, 2 Pavard, 5 Umtiti, 6 Pogba, 12 Tolisso, 14 Matuidi, 17 Rami, 20 Thauvin, 23 Areola). Ct Deschamps.
Arbitro: Ricci (Brasile).
Angoli: 4-2 per la Danimarca.
Recupero: 2′ e 3′.
Var: 0.
Ammoniti: M.Jorgensen.
Spettatori: 78011.
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Re: Mondiali Calcio

Messaggio da skywalker » 27/06/2018, 8:21

Islanda-Croazia 1-2, Badelj e Perisic spengono le speranze vichinghe

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La nazionale di Dalic vince ancora e chiude a punteggio pieno il gruppo D: sfiderà la Danimarca. I nordici trovano il momentaneo pareggio con il rigore di Gylfi Sigurdsson, ma si arrendono nel finale al gol dell'interista
ROSTOV SUL DON - La Croazia non si ferma più. Anche con le seconde linee la nazionale di Dalic batte 2-1 l'Islanda, resta a punteggio pieno e per la prima volta nella sua storia chiude in vetta alla classifica e da imbattuta la fase a gironi dei Mondiali. All'Islanda non basta il cuore contro la tecnica dei Vatreni, in difficoltà nel finale di primo tempo, ma micidiali nella ripresa quando si aprono maggiori varchi. Eppure il risultato di San Pietroburgo, con l'Argentina che si impone 2-1 sulla Nigeria, era ideale per l'Islanda alla quale sarebbe bastato vincere con un solo gol di scarto per staccare il pass per gli ottavi. Il sigillo dell'interista Perisic, però, nega agli uomini di Hallgrimsson la possibilità di tentare il tutto per tutto nel disperato forcing finale e fa felici Messi e compagni.

Dalic attua un radicale turnover rispetto alla gara con l'Argentina, modificando la formazione per nove undicesimi, con le sole conferme di Modric e Perisic. Nonostante la rivoluzione, la Croazia tiene bene per buona parte del primo tempo. I Vatreni si limitano a controllare e provano ad addormentare il ritmo amministrando il possesso palla. Costruire gioco non è certamente la caratteristica migliore dell'Islanda che fatica in fase di impostazione e commette molti errori di misura. Con il passare dei minuti, però, i vichinghi rompono gli indugi e realizzano che è giunto il momento di provare ad alzare l'intensità.

Dalla mezz'ora in poi la squadra del ct Hallgrimsson guadagna metri, schiaccia la Croazia nella sua metà campo e arriva a collezionare buone occasioni da rete. Al 41' Finnbogason sradica la palla dai piedi di Badelj sulla trequarti, scambia nello stretto con Gylfi Sigurdsson e calcia sfiorando il palo. Poco dopo, sugli sviluppi di un corner, Kalinc esce male e respinge sui piedi di Bjarnason, ma rimedia sul tiro a botta sicura dell'ex Pescara con un intervento d'istinto. Il portiere croato, poi, si supera in pieno recupero quando vola a deviare il fendente da fuori di Gunnarsson.

Nella ripresa la Croazia appare subito più propositiva. Badelj fa le prove generali del vantaggio con un bolide deviato sulla traversa al 52' e un minuto dopo spezza l'equilibrio con un'incursione perfetta in area a coronare la percussione di Perisic sulla sinistra. L'Islanda reagisce con orgoglio e si riversa in avanti: al 56′ la traversa ferma Ingason, mentre al 73' Bjarnason non si coordina bene su un invitante assist di Finnbogason. Il meritato pareggio arriva su rigore, concesso per un netto fallo di mano di Lovren e trasformato con potenza da Gylfi Sigurdsson.

All'Islanda, complice il pareggio che sta maturando a San Pietroburgo tra Argentina e Nigeria, servirebbero altri due gol ma all 86' l'Albiceleste passa in vantaggio e riaccende l'entusiasmo dei tifosi nordici che fanno salire alto l'urlo del "geyser sound". Neppure il tempo di prepararsi all'assalto finale, però, che Perisic si incunea in area e incrocia con il mancino dove Halldorsson non può arrivare. Il Mondiale dell'Islanda termina qui, la Croazia ribadisce la sua candidatura a recitare un ruolo da assoluta protagonista.

ISLANDA-CROAZIA 1-2 (0-0)
ISLANDA (4-2-3-1): Halldorsson; Saevarsson, Ingason, Ragnar Sigurdsson (26′ st Sigurdarson), Magnusson; Gunnarsson, Halfredsson; Gudmundsson, Gylfi Sigurdsson, Bjarnason (45′ st Traustason); Finnbogason (40′ st A. Gudmundsson). In panchina: Schram, Runarsson, Arnason, Eyjolfsson, A.F. Skulason, Fridjonsson, O.I. Skulason, Gislason, Bodvarsson. Ct: Hallgrimsson.
CROAZIA (4-2-3-1): Kalinic; Jedvaj, Corluka, Caleta-Car, Pivaric; Kovacic (37′ st Rakitic), Badelj; Pjaca (25′ st Lovren), Modric (20′ st Bradaric), Perisic; Kramaric. In panchina: Subasic, Livakovic, Vrsaljko, Vida, Strinic, Brozovic, Rebic, Mandzukic. Ct: Dalic.
ARBITRO: Mateu Lahoz (Spagna).
RETI: 8′ st Badelj, 31′ st rig. G. Sigurdsson, 45′ st Perisic.
NOTE: serata serena, terreno in ottime condizioni. Ammoniti: Pjaca, Hallfredsson, Finnbogason, Jedvaj, Saevarsson. Angoli: 10-5. Recupero: 2′ pt, 4′ st.
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Re: Mondiali Calcio

Messaggio da skywalker » 27/06/2018, 8:23

Nigeria-Argentina 1-2, magia Messi: ma è Rojo che manda la Selección agli ottavi

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Un bel gol del difensore del Manchester United proietta i sudamericani alla sfida con la Francia, dopo una partita giocata sul filo dei nervi. Splendido vantaggio del 10, pari su rigore di Moses, quindi la zampata a 4' dalla fine che fa impazzire Maradona sugli spalti
SAN PIETROBURGO - Tutta la verità sulle tumultuose ore successive al tracollo dell'Argentina con la Croazia si scoprirà probabilmente nei prossimi anni, con le conferme o le smentite degli spifferi che raccontavano di un Sampaoli sfiduciato dal gruppo. Sugli almanacchi finirà invece la qualificazione sofferta dell'Albiceleste, che resta in Russia dopo aver assistito al suo stesso funerale in questi cinque giorni di tritacarne emotivo. Non è una bella Argentina, quella che piega la Nigeria più di pancia che di testa. Gioca un tempo dignitoso, poi rivede i fantasmi dopo il pari delle Super Aquile. Sbanda, trema, soffre, rischia a più riprese il ko. Poi, con praticamente tutte le punte a disposizione in campo, è un difensore come Rojo a vestirsi da centravanti per firmare il gol qualificazione. È un turbinio di emozioni, l'incubo eliminazione che svanisce, Diego Armando Maradona (vittima di un malore all'intervallo) che arringa la folla dalla tribuna sfoderando un doppio dito medio che non brilla per eleganza ma rischia di diventare la fotografia di una notte senza alcun filo logico.

LA FESTA DI SAMPAOLI - In uno scenario totalmente privo di spartito, può capitare veramente di tutto. Anche che Jorge Sampaoli, l'uomo che un'intera popolazione avrebbe voluto vedere rispedito a calci a casa, esulti come un pazzo nel momento in cui Rojo raccoglie al volo, con il destro, il cross di Mercado. La corsa disperata dell'ex c.t. del Cile, che parrebbe aver recepito anche le critiche sul look (oggi una semplice tuta sociale bianca), può avere il sapore della rivincita, dopo giorni in cui non deve essere stato semplice convivere con una pressione che l'Argentina sembrava essersi scrollata di dosso con una convincente prima parte di gara. Stravolgendo la formazione vista con la Croazia, Sampaoli ha schierato Banega da intermedio nel centrocampo a 3 insieme a Perez e Mascherano, aprendo Di Maria come ala sinistra e utilizzando Messi a ridosso di Higuain, partendo dal centro destra. Proprio sull'asse Banega-Messi è nato il gol del vantaggio. Splendido il lancio dell'ex interista, sublime la preparazione al tiro della stella del Barcellona. Controllo iniziale di coscia, pallone portato avanti dolcemente con un tocco di piede sinistro, diagonale destro imparabile per Uzoho, decisivo qualche minuto più tardi in uscita bassa su Higuain. Il palo colpito da Messi poco dopo la mezz'ora, su una punizione tutt'altro che irresistibile, è stato l'ultimo sussulto di un primo tempo in cui la Nigeria è parsa troppo disordinata per essere vera.

ILLUSIONE MOSES - Ighalo per Iheanacho è stata la mossa di Rohr per provare a smuovere le carte in tavola ma ad accorrere in suo aiuto ci ha pensato Mascherano, con una sciocca trattenuta su Ndidi: calcio di rigore trasformato con freddezza da Moses, "el Jefecito" è il lontano parente del giocatore che ha incantato l'Europa per poco più di un decennio. Sampaoli, preso dal panico alla vista di un'Argentina nuovamente preda delle sue stesse paure, ha iniziato a cambiare tutto. Pavon per Perez, quindi Meza per un Di Maria crollato drammaticamente alla distanza, infine Agüero per Tagliafico, in un all-in di pura disperazione. In mezzo, due chance sprecate da Ighalo: destro al volo di poco a lato dopo un intervento scellerato testa-mano di Rojo, che ha costretto Cakir al Var, e una conclusione da due passi sul corpo di Armani. Anche Higuain aveva fallito una buonissima occasione, alzando troppo la mira dal cuore dell'area, tre minuti prima del pandemonio provocato dal destro di Rojo. L'Argentina è ancora in Russia, troverà la Francia agli ottavi. Ma prima dovrà ritrovare se stessa, aiutata dalla scossa di nervi che le ha permesso di non salire su un aereo che era già in fase di rullaggio.

NIGERIA-ARGENTINA 1-2 (0-1)
Nigeria (3-5-2): Uzoho; Balogun, Ekong, Omeruo (45′ st Iwobi); Moses, Etebo, Mikel, Ndidi, Idowu; Musa (47′ st Simy), Iheanacho (1′ st Ighalo). All.: Rohr
Argentina (4-3-3): Armani; Mercado, Otamendi, Rojo, Tagliafico (35′ st Agüero); Perez (15′ st Pavon), Mascherano, Banega; Messi, Higuain, Di Maria (26′ st Meza). All.: Sampaoli
Arbitro: Cakir (TUR)
Reti: 14′ pt Messi, 6′ st rig. Moses, 41′ st Rojo
Ammoniti: Balogun, Mikel, Banega, Messi, Mascherano
Recupero: 2′ e 4′
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Re: Mondiali Calcio

Messaggio da skywalker » 27/06/2018, 8:25

Beiranvand, il portiere pastore che sogna l'Italia: ''Ho fermato Ronaldo ma volevo di più''

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Il numero 1 dell'Iran è stato tra i protagonisti della prima fase del mondiale, grande personalità tra i pali, ha stregato anche CR7: ''Avevo ancora molto da dimostrare, ero qui per fare conoscere le mie qualità, le mie potenzialità e non l'ho fatto abbastanza"
SARANSK - A notte fonda, Alireza Beiranvand era ancora nel ventre della Mordovia Arena di Saransk a raccontare di sé, con pazienza a fierezza, parlando con i giornalisti iraniani a uno a uno, trovando un interprete per soddisfare un paio di russi e infine allargando un sorriso orgoglioso davanti all'unico italiano: "Venire a giocare da voi è uno dei miei sogni". Il miglior portiere del mondiale è il figlio di una famiglia di pastori nomadi che viene da Sarabias, un paesino di mille anime montagne del Lorestan, dove l'unica possibilità per un bambino è dare una mano al babbo col gregge e l'unico svago è il Dal Paran, un gioco in cui si fa a gara a chi tira le pietre più lontano e in cui Alireza era bravissimo. Difatti adesso quando lancia con le mani il pallone, che deve sembrargli una piuma, lo fa arrivare settanta metri più in là, preciso come l'assist di un centrocampista.

La sua storia l'hanno raccontata tutti, in questi giorni: la fuga in bus a Teheran, ragazzino quattordicenne (adesso di anni ne ha 25) per inseguire un sogno che suo padre ostacolava, la vita di espedienti nella capitale a fare il garzone ovunque capitasse, che fosse un autolavaggio, una sartoria o una pizzeria, dove un giorno uno dei suoi primi allenatori andò a cenare e lui dovette nascondersi per la vergogna di farsi beccare a fare un lavoro così umile. Le notti a dormire sotto i ponti, poi nel dormitorio di una moschea. E i provini, che hanno piano piano disvelato le doti di questo portiere pazzescamente bravo, alto (1,94) e solido nella muscolatura, elastico, reattivo, coraggioso. Nel fisico e nello stile ricorda molto Donnarumma, e se la sua fama si era già piuttosto diffusa in medio oriente (è il titolare del Persepolis, la squadra iraniana più prestigiosa, e della nazionale ormai da tre anni), nel mondo occidentale è (era) ancora un personaggio semisconosciuto. "Lui è fortissimo", assicura il ct Carlos Queiroz, "e come lui ci sono tanti iraniani che potrebbero tranquillamente giocare nei principali campionati europei. Ma nei loro confronti c'è una sorta di pregiudizio che io non riesco a capire. Il risultato è che il calcio iraniano non riesce a svilupparsi, fino a quando i migliori non emigrano".

Beiranvand a vederlo da vicino fa impressione, anche per quello sguardo che ti punta, per la stretta della mano e per la determinazione delle cose che dice. "Grazie per i complimenti, ma non so cosa farmene. Se il rigore che ho parato a Ronaldo ci avesse permesso di qualificarci, avrei fatto festa per cinque giorni. Invece adesso sono completamente vuoto, non ho emozioni. Se non la delusione". Già contro Marocco e Spagna era stato impeccabile, superato soltanto da un gol fortuito e fortunoso di Diego Costa. Col Portogallo si è superato, anche se la partita l'aveva cominciata con un'uscita a vuoto. Ma chi sa di portieri dice che la dote più importante per un numero uno è la cosiddetta "personalità dell'errore", quella che ti consente di mettere subito da parte uno sbaglio e di non sbagliare più, invece di farsi tormentare dall'insicurezza. Karius, quello dei disastri nella finale di Champions, è per esempio uno che la personalità dell'errore non ce l'ha. Alireza Beiranvand invece sì. Poco dopo quella mezza papera ha rimproverato a brutto muso un compagno, Ezatolahi, perché non aveva detto retta al suo urlo ("Miaaaa!") e l'ha anticipato togliendogli rischiosamente la palla dalle mani. E nella ripresa è andato a parare un rigore che Cristiano, il glaciale Cristiano, non aveva tirato neanche male, angolandolo con discreta potenza alla sinistra del portiere. Alireza non ha battuto ciglio: prima ha fatto l'occhiolino a un compagno, poi si è messo a saltellare e a mulinare le interminabili braccia stando un metro dentro la porta, da cui è scattato come una pantera appena il tiro di Ronaldo è partito. Ne ha intuito la direzione, l'ha respinto e ha ancora trovato il riflesso per allungare le mani sulla palla, bloccarla, e proteggerla con il suo corpo enorme.

Alla fine, però, non c'era traccia di soddisfazione nei suoi occhi e nelle sue parole, che pronuncia con voce calma e calda: "Sono molto deluso, perché non era questo il mio scopo, quando sono venuto al Mondiale. Avevo ancora molto da dimostrare, ero qui per fare conoscere le mie qualità, le mie potenzialità e non l'ho fatto abbastanza. È dura dovere fare già le valige con il cammino ancora incompleto. È vero, qualcosa ho mostrato, ma ci sono ancora tante cose di me che non si sono viste e sono molto deluso per questo. Adesso mi sento vuoto, senza emozioni".
Un sorriso glielo ha strappato la parola Italia, dove per altro ha giocato, senza troppa fortuna, l'idolo della sua infanzia: "Il mio modello è sempre stato Van der Sar. Di quelli che giocano adesso chi mi piace di più è invece Oblak". Ai giornalisti iraniani ha assicurato di "voler giocare nel Persepoli ancora per cinque anni". Ha parlato dell'orgoglio "provato a giocare per questa nazionale. Devo ringraziare tutti i miei compagni e soprattutto mister Queiroz. Ora penso a una sola cosa: a riprovarci fra quattro anni in Qatar".

Ma al suo provvisorio contatto con l'occidente, a quell'italiano curioso di lui, ha confessato un'altra cosa: "Uno dei miei sogni era di dimostrare qui in Russia tutto il mio valore, di essere all'altezza dei più grandi portieri che giocano in Europa. Ci sono riuscito solo in parte, penso che le mie potenzialità non le abbiate conosciute del tutto. Posso fare meglio di così. Ma trovare un posto in un top club mondiale rimane il mio obiettivo". Ci vorranno un paio d'anni, assicurano i giornalisti iraniani ("Adesso il Persepolis non molla"), ma ce la farà. D'altronde, è più breve la strada dall'Iran all'Europa che quella dalle montagne dei pastori nomadi ai bassifondi di Teheran.
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Re: Mondiali Calcio

Messaggio da skywalker » 27/06/2018, 20:11

Anche la Germania ha la sua Corea: 2-0, crollo tedesco, campioni fuori dai mondiali

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I detentori del trofeo, apparsi sempre fuori partita, cedono nel finale: nel recupero di Kim e Son. Arriva una eliminazione al primo turno che non si verificava da 80 anni
KAZAN - Troppo facile: il calcio è quello sport che si gioca undici contro undici e una volta nella vita la Germania esce al primo turno. C'è una Corea per tutti, quella di Joachim Löw, e diciamo lui in rappresentanza dei tedeschi tutti, si è materializzata in un luminoso pomeriggio di Kazan, la capitale del Tatarstan, lungo le rive del Volga, un angolo di mondo lontano che si imprimerà nella memoria storica, geografica e calcistica di più e più generazioni. La Germania non era mai uscita dal Mondiale al primo turno, mai. Dal 2002 arrivava perlomeno tra le prime quattro e quello che è successo in Russia ha dell'incredibile, se si pensa che il peggior risultato tedesco nella storia della Coppa del Mondo sono gli ottavi di finale del 1938. Ottant'anni dopo, il disastro.

La Corea del Sud ha vinto 2-0 una partita che la Germania avrebbe perso comunque, anche pareggiandola, visto che il successo della Svezia sul Messico la obbligava a battere gli asiatici. I tedeschi sono stati qualificati fino al 5' st, cioè fino al primo gol svedese di Ekaterinburg, un evento che li ha mandati in tilt, anche se prima non è che fossero sembrati così lucidi. Eppure sarebbe bastata una vittoria minima, su misura, contro una squadra non forte e già eliminata. Va bene che la Corea ha dato l'anima e ha festeggiato con trasporto un successo epocale, per quanto inutile, ma la Germania ha dato l'idea di essere una squadra vuota, sfinita, finita.

Ha attaccato tutto il tempo, ha raggiunto il 70% di possesso palla eppure le occasioni da gol si contano sulle dita di una mano sola: un destro di Reus rimpallato e una mischia con ultimo tocco di Hummels nel primo tempo, poi una bella parata (l'unica veramente difficile) di Jo su un colpo di testa di Goretzka proprio all'inizio della ripresa e poi più niente, se non un altro paio di colpi di testa di Gomez (centrale) e di Hummels (sbagliatissimo) mentre la Corea produceva un contropiede dopo l'altro, sprecandoli però tutti perché Son non può giocare da solo, e quelli attorno non sono alla sua altezza. I coreani hanno avuto il merito di non cedere, di lottare soltanto per la gloria e alla fine l'hanno ottenuta, trovando il gol del recupero con lo stopper Kim Younggwon, convalidato dall'arbitro perché solo grazie al Var s'accorto che l'ultimo tocco, quello che ha rimesso in gioco il coreano nell'area piccola, era stato di Kroos.

E nel sesto minuto di recupero c'è stato ancora il tempo per il raddoppio incredibile di Son, lanciato in una metà campo completamente deserta da Ju, che aveva rubato palla nientemeno che a Neuer, spintosi disperatamente in avanti. Quel gol dice tutto, della Germania: Neuer non era in area ad aspettare il cross della staffa ma ai limiti a ricevere sui piedi un falle laterale, mentre alle sue spalle c'erano tre compagni che si stavano disinteressando dell'azione. È stata l'immagine definitiva di una squadra smarrita, crollata all'improvviso sotto il peso della sua stessa usura. Löw non ha avuto il coraggio di dare una svolta secca alle cose, stavolta ha silurato Müller ma non Khedira, ha lanciato Goretzka ma non Brandt, ha lasciato che la squadra andasse alla deriva. Una volta della vita capita anche ai tedeschi.
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