Mondiali Ciclismo

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Mondiali Ciclismo

Messaggio da skywalker » 17/09/2018, 13:49

Ciclismo, ecco l'Italia per il Mondiale: ci sono Nibali e Aru. Cassani: "Preoccupato ma fiducioso"

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Il ct azzurro ha reso nota la squadra che affronterà la rassegna iridata di Innsbruck il prossimo 30 settembre. Ci sono i due big nonostante la condizione non eccellente, il sardo è stato anche vittima di una brutta caduta alla Vuelta. Di Rocco: "Speriamo di chiudere al meglio una stagione in crescita"

Nulla di deciso fino a due o tre giorni prima del Mondiale di ciclismo in programma il 30 settembre in Austria: Davide Cassani tiene ancora tutto in sospeso in vista della durissima corsa di Innsbruck che assegnerà il titolo iridato dopo 258.5 chilometri e quasi 5000 metri di dislivello con uno strappo finale con punte al 28% (per molti addetti ai lavori il percorso più duro di sempre).

TRA PREOCCUPAZIONE E FIDUCIA - "Sono un po' preoccupato, ma fiducioso", ha detto il ct azzurro nel corso della presentazione della spedizione azzurra per la prova in Austria, andata in scena questa mattina a Milano al 40° piano del grattacielo Generali con vista sul velodromo Vigorelli, diventato fondamentale per gli allenamenti dei postare dopo il sequestro della struttura di Montichiari. Occasione per ripercorrere una stagione trionfale per tutte le specialità del ciclismo azzurro: 76 medaglie, tre in più del 2017, tra uomini e donne, strada, pista, mountain bike e cross country. Cassani è partito dai sentimenti: "E' mai possibile che a 57 anni e dopo 20 anni da commentatore in tv debba essere sempre così emozionato il giorno delle convocazioni? E' più forte di me la passione per la maglia azzurra", dice prima di leggere la lista degli 11 convocati: Aru, Brambilla, Cataldo, Caruso, De Marchi, Formolo, Moscon, Nibali, Pellizotti, Pozzovivo e Visconti (all'ultimo momento è rimasto fuori Villella).


NIBALI E ARU DA TESTARE FINO ALL'ULTIMO - Saranno 8 gli atleti al via. E questa scrematura si annuncia molto complessa per Cassani: "Questa'anno è particolarmente complicato fare delle scelte. Quando abbiamo visto il percorso eravamo tutti contenti perché abbiamo ottimi scalatori. Ma poi...". I riferimenti sono immediati: la caduta di Nibali al Tour e le grandi difficoltà di Aru. "Vincenzo è rimasto 20 giorni senza correre dopo quella caduta maledetta. E' già stato tanto vederlo alla Vuelta. Ma si chiama Vincenzo Nibali e sa come si vince. E Fabio sta vivendo uno degli anni più difficili della sua carriera. Decideremo insieme. Non gli cambia la vita fare o meno un Mondiale. Ho un rapporto franco con i corridori". Due o tre giorni prima Cassani farà il punto dopo aver visto l'esito delle prossime corse (Coppa Sabatini, Giro della Toscana, Memorial Pantani e Trofeo Matteotti) e i test nel ritiro di Torbole: "Vedremo in ritiro ance chi sono gli 8 uomini più idonei per fare squadra".

LA CARTA MOSCON - Con una carta importante da giocare: Gianni Moscon. Può essere il trentino l'uomo sorpresa. Reduce dalla squalifica causata dal pugno a Gesbert al Tour, ha vinto la Coppa Agostoni e conosce benissimo la salita mondiale di Igls perché vive nella città austriaca. "L'ha spianata quella salita tante volte l'ha fatta", scherza Cassani che è tornato a scrivere un libro sul ciclismo: il 9 ottobre uscirà per Rizzoli 'Le salite più belle d'Italia', scritto con il giornalista Beppe Conti per Rizzoli. "Se avesse fatto la Vuelta, sarebbe stato la punta della squadra - spiega Cassani - ma così bisogna capire se ha il fondo necessario. Infatti non farà la cronometro perché ha bisogno di allenarsi senza rinunciare a un 'lungò a ridosso della gara". Secondo il Ct, i favoriti sono Adam Yates, Valverde, Alaphilippe, Kruijswijk, Uran senza dimenticare Sagan.

VINCERE PER SCARPONI - E l'Italia avrà anche un motivo speciale per tornare a conquistare un oro mondiale dopo l'ultimo successo con Ballan nel 2008: ricordare Michele Scarponi che a Innsbruck ha vinto la sua ultima corsa. "La discesa finale è stata quella degli ultimi chilometri vincenti della sua carriera - racconta Cassani - questo ricordo ci può spingere a dare ancora di più. Poco prima dell'incidente che lo ha portato via gli avevo detto che avrei avuto bisogno di lui a Innsbruck. Sarà il nostro nono uomo".

SPERANZE MONDIALI - "Non sarà facile a Innsbruck ripeterci sui livelli fin qui espressi - le parole di Renato Di Rocco, presidente della Federazione Ciclistica Italiana, nel corso della presentazione della nuova Maglia Azzurra -, anche per le caratteristiche dei percorsi, ma di una cosa siamo certi: l'attaccamento alla maglia azzurra dei nostri atleti ci assicura che saremo ancora una volta protagonisti all'altezza della considerazione e del prestigio che il ciclismo italiano ha consolidato negli ultimi anni".

MOVIMENTO IN CRESCITA - "Con i Campionati del Mondo su Strada di Innsbruck ci apprestiamo ad affrontare l'ultimo atto di una stagione intensa e impegnativa per le Nazionali azzurre. Una stagione che ha confermato il trend di crescita del ciclismo italiano regalandoci emozioni e soddisfazioni oltre ogni più rosea speranza. Il bottino stagionale della nostra Federazione è di 76 medaglie contro le 73 dello scorso anno - ha aggiunto Di Rocco -. Non c'è bisogno di commenti, solo di un grande ringraziamento per tutti i protagonisti di questa fantastica avventura. Dietro queste medaglie c'è uno spirito di squadra eccezionale, la nostra arma in più".


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Re: Mondiali Ciclismo

Messaggio da skywalker » 30/09/2018, 19:38

Ciclismo, Mondiali: oro al 'vecchio' Valverde. Italia fuori dal podio: Moscon quinto.

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A 38 anni lo spagnolo corona il sogno di una vita precedendo in ua volata a quattro Bardet, Woods e Dumoulin. Il trentino è il primo degli azzurri, Nibali fuori dai giochi: "Mi aspettavo di più, ma all'ultimo giro è arrivato il black out"

NNSBRUCK - Lacrime di gioia che racchiudono il valore di una maglia iridata inseguita da una vita. Alejandro Valverde ci aveva provato per la prima volta nel 2003 ad Hamilton, in Canada, dove aveva conquistato la medaglia d’argento dietro ad Igor Astarloa. Poi altri quattro podi: un argento e tre bronzi. A Innsbruck, in uno dei mondiali più duri di sempre, l’Imbatido fa centro a 38 anni: per ritrovare un campione del mondo così maturo bisogna risalire al 1985, quando vinse l'olandese Joop Zoetemelk. "Finalmente ce l'ho fatta. Il mio pubblico mi acclama, non ci posso credere: è qualcosa di incredibile. La squadra è stata perfetta. Sono arrivato allo sprint convinto: sono partito da lontano ed è andata bene. E' la più bella vittoria della mia carriera". E detto da uno che ha vinto cinque volte la Freccia Vallone e quattro la Liegi...Il punto massimo di una carriera sfavillante fatto di alti, ma anche di qualche neo: da ricordare una lunga squalifica per doping subita 8 anni or sono.

Valverde vince dopo una gara ad eliminazione, piena di tutto e il contrario di tutto: uno di quei giorni in cui il confine tra brillantezza e crisi è esilissimo. Uno sprint a 4 nel quale lo spagnolo precede Romain Bardet (il più tosto dello squadrone francese), il canadese Woods e l’olandesone Tom Dumoulin. Non si gioca per poco la volata Gianni Moscon, quinto e migliore degli azzurri. Lo frega il muro di Gramartboden: 2,8 km con punte del 28%. Lì il trentino, pur stringendo i denti, perde quei metri che successivamente non riuscirà più a recuperare. Resta un po’ di amaro in bocca per gli azzurri: la ‘squadra’, come viene chiamata dai tempi di Alfredo Martini, fa la squadra, forse anche troppo. Nel momento topico manca la punta. Moscon ha oggettivamente fatto il massimo, e vista l'età - 24 anni - rappresenta il nostro futuro.

L'acuto speravamo potesse darlo Vincenzo Nibali: lo Squalo tiene fino all’ultimo giro, poi alza bandiera bianca. Un mondiale del genere non si improvvisa, soprattutto dopo una vertebra fratturata appena due mesi fa ed un recupero prodigioso ma inevitabilmente incompleto. "Magari mi aspettavo qualcosa di più all'ultimo giro, quando il forcing era veramente molto alto e i chilometri si facevano sentire sulle gambe, invece è arrivato il black-out, quindi mi sono spento completamente. Cosa posso dire? Penso di avercela messa tutta fino alla fine, purtroppo di più non potevo fare", è l'analisi di Nibali.

"Abbiamo corso, io e tutta la Nazionale, col cuore e abbiamo dato tutto il possibile. In cima, a pochi chilometri dall'arrivo, sono entrato nella fuga buona e ho provato a tenere: ho cercato di gestirmi ma ho pagato gli sforzi fatti sulla salita finale. Poi ho provato soltanto ad arrivare al traguardo in buona posizione - commenta Moscon -. Dopo 6 ore e 40 di corsa è difficile avere buone sensazioni, comunque ci ho provato: complimenti a Valverde. Io e l'Italia, ripeto, le abbiamo provate tutte". Senza rimpianti il ct Cassani: ""Oggi i ragazzi hanno lottato alla grande. Per poco Moscon non è rimasto con i favoriti anche se battere Alejandro Valverde sarebbe stato difficilissimo. Devo ringraziare i ragazzi perché sono stati una squadra, hanno corso di gruppo e hanno fatto quello che avevamo previsto".

Un po' di cronaca, a partire da una fuga che monopolizza oltre metà gara. Hnik (Repubblica Ceca), Didier (Lussemburgo), Van Rensburg (Sudafrica), Fominykh (Kazakistan), Asgreen (Danimarca), Britton (Canada), Koshevoy (Bielorussia), Laengen (Norvegia), Mullen e Dunne (Irlanda), Ludvigsson (Svezia). Vantaggio di 17', non male ma neanche tale da generare una sorpresa. Asgreen e Laengen sono gli ultimi sopravvissuti, ripresi quando la gara entra nel vivo. Dietro qualche segnale sinistro per la Francia la danno i contrattempi in serie di Barguil: prima un incidente meccanico, poi il mancato rifornimento, quindi una caduta sul filo dei nervi in fase di recupero. Mancavano un centinaio di km e stavano arrivando i primi verdetti, a cominciare da Peter Sagan, che capisce subito che il circuito per lui è troppo duro e non lotta più di tanto.

Dicevamo della 'squadra'. Azzurri sempre nel vivo. Caruso, De Marchi, Pozzovivo sugli scudi: nella tornata finale arriva anche un forcing che fa pensare a qualche stoccata importante. Azione ad effetto, ma col senno del poi, forse potevano essere risparmiate un po' di energie preziose per stare più vicini a Moscon. Dopo l'ultima salita dell'Igls (quella ripetuta sette volte nel circuito) resta solo il danese Valgren. Lo raggiungono Izagirre, Rui Costa (un altro iridato), Moscon, Lutsenko e Roglic. Prima del Gramartboden arrivano i pezzi da novanta: Alaphilippe, il grande favorito della vigilia, si scioglie, il peso della Francia va su Bardet. Lui e Valverde sono il ciclismo tradizionale, il canadese Woods (uno che faceva il mezzofondo nell'atletica, settimo ad un mondiale juniores) è la rottura. Tre al comando, Dumoulin va a zig zag quando la strada è al 28%: la sua immagine è dura e romantica, poi c'è la classe, che permette al buon Tom non solo si sbarazzarsi di Moscon, ma anche di giocarsi la volata. Qui fa tutto Valverde: l'occasione della vita non ammette rischi, lui si mette davanti ai 500 metri e ci resta sulle linea del traguardo. Sul palco della premiazione, ad attenderlo per il passaggio di consegne, Peter Sagan: lo slovacco riesce ad essere simpatico protagonista anche quando perde.

ORDINE D'ARRIVO DEL MONDIALE
1 Alejandro Valverde (Spagna) 6:46:41
2 Romain Bardet (Francia)
3 Michael Woods (Canada)
4 Tom Dumoulin (Olanda)
5 Gianni Moscon (Italia) 0:00:13
6 Roman Kreuziger (Republica Ceca) 0:00:43
7 Michael Valgren Andersen (Danimarca)
8 Julian Alaphilippe (Francia)
9 Thibaut Pinot (Francia)
10 Rui Costa (Portogallo)
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