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La Sartiglia

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Messaggio da skywalker » 07/03/2019, 12:12

La Sartiglia
Ad Oristano l’ultima domenica e martedì di carnevale si corre la Sartiglia. La giostra della domenica è curata nelle sue fasi tradizionali dal Gremio (antica corporazione) dei Contadini, quella del martedì dal Gremio dei Falegnami. Il giorno della Sartiglia, terminata la Vestizione de Su Componidori, capo della corsa, si forma il corteo dei cavalieri che si dirige verso la via della Cattedrale dove si svolgerà la Corsa alla Stella. Apre la corsa Su Componidori che si cimenta in una discesa sfrenata al galoppo cercando di cogliere la stella con una spada, sarà poi la volta di tutti quei cavalieri scelti dallo stesso. Solo a Su Componidori e ai suoi aiutanti sarà riservata una seconda discesa con su Stoccu, una lancia di legno. Con­cluse le discese Su Componidori si porta verso la Piazza Manno da dove si lancia a gran galoppo riverso all’indietro sul cavallo e benedice la folla: è questa Sa Remada massima prova di abilità. Si chiude così la corsa in Cattedrale, il corteo si trasferisce nella via Mazzini dove le pariglie (gruppi di 3 cavalieri) si cimenteranno in veloci e spericolate acrobazie. Apre la corsa la pariglia de Su Componidori la quale percorre a gran galoppo la strada senza particolari evoluzioni, seguono quindi via via tutte le pariglie le cui partenze sono segnalate dagli squilli di tromba e dai rulli di tamburo. Finite le pariglie chiude la corsa Su Componidori che al galoppo, ac­compagnato dai suoi aiutanti ripercorre la strada riverso sul cavallo benedicendo la folla con Sa Pippia de Maiu. Finita la corsa il corteo si diri­ge verso la sede del Gremio dove avverrà la Svestizione.

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Messaggio da skywalker » 07/03/2019, 12:12

Oristano antica città medievale
Oristano, antica città di origine medievale, per la sua storia e le straordinarie testimonianze architettoniche e artistiche del suo prezioso passato, rappresenta una delle realtà più importanti dell’immenso e variegato patrimonio culturale della Sardegna. Accogliendo gli abitanti dell’antica città di Tharros, in fuga dalle continue minacce saracene, il villaggio bizantino di Aristanis diviene intorno all’anno Mille il nuovo capoluogo del Giudicato d’Arborea. Tale importante istituzione risulterà la più longeva delle quattro realtà giudicali che caratterizzarono la Sardegna del medioevo. Infatti, la conquista catalano aragonese del Regno di Sardegna, iniziata nel 1323 e che porrà fine all’esperienza dei regni giudicali sardi, potrà annoverare Oristano e il suo antico regno nei territori conquistati, solo nel 1420.

In circa cinquecento anni di storia, dal X al XV secolo, il Giudicato d’Arborea ha espresso una cultura di altissimo livello. Preziosi documenti testimoniano la ricchezza e la raffinatezza di questa città medievale ancora oggi riflessa nei monumenti dell’architettura civile e religiosa. L’antica città, cinta di mura e di torri alla fine del Duecento ad opera del giudice Mariano II d’Arborea, i cui resti sono visibili nel cuore della città, per diversi decenni ha rappresentato il simbolo della lotta contro la conquista catalano aragonese dell’isola. Nella seconda metà del Trecento la capitale e il giudicato arborense, vivono momenti di massimo splendore politico e culturale. Sono i decenni in cui i sovrani Mariano IV e sua figlia Eleonora promulgano la Carta de Logu, il moderno codice di leggi che governa la giustizia nel regno d’Arborea. Lo stesso codice, all’indomani della definitiva conquista ad opera dei catalani aragonesi, sarà esteso a tutto il Regno di Sardegna e rappresenterà la legge nell’intera isola durante tutto il periodo della dominazione spagnola, e in parte di quella sabauda, sino al 1827, anno di promulgazione del Codice di Leggi civili e Criminali emanato da Carlo Felice.

Nei primi decenni del Quattrocento, con la conquista catalana, parte dei territori del Giudicato d’Arborea costituiranno il Marchesato di Oristano, titolo e territorio che nel 1478 passeranno direttamente sotto il controllo dello stesso re di Spagna. L’anno successivo Oristano è elevata al rango di Città Regia ricevendo i privilegi e i regolamenti concessi alle città catalane. Tra le prerogative di queste città vi era la possibilità di costituzione dei Gremi, associazioni di mestiere regolamentate secondo gli statuti delle consorelle corporazioni barcellonesi.

Alla città di Oristano di età spagnola si riferiscono i più antichi documenti della Sartiglia. Attualmente non sappiamo se anticamente la stessa autorità cittadina organizzasse l’evento della corsa alla stella in occasione di particolari festività, nè conosciamo in quale momento storico i gremi iniziarono a curarne l’organizzazione. La più antica tradizione, tramandata oralmente dagli oristanesi e in particolare dai partecipanti alla manifestazione, siano essi vecchi componenti dei gremi o anziani cavalieri, vuole che dall’origine la Sartiglia non abbia conosciuto interruzione e che ogni anno, con buone o cattive condizioni climatiche, sia in tempo di guerra che di pace, la Sartiglia si sia corsa e che su Componidori abbia guidato il cerimoniale della corsa. Da cinquecento anni la Sartiglia caratterizza la storia della città. Per questa sua lunghissima storia la corsa penetra nel profondo la cultura e la società della città di Oristano, con la magia di offrirsi in ogni edizione rinnovata e ricca del suo antico passato.

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Messaggio da skywalker » 07/03/2019, 12:13

I Gremi
Le Città Regie del Regno di Sardegna di età spagnola, ovvero le sette città non infeudate di Cagliari, Sassari, Oristano, Alghero, Iglesias, Castelsardo e Bosa, godevano di prerogative speciali, e tra queste vi era la possibilità di istituzione dei gremi. Tali sodalizi riunivano in corporazioni religiose soci che esercitavano un medesimo mestiere, agricoltori, falegnami, ferrai, sarti, calzolai, figoli e carrettieri. L’associazione, posta “in grembo”, ovvero sotto la protezione di uno o più santi, da qui il nome gremio, era regolamentata da statuti di diretta derivazione barcellonese.

La corporazione governava l’attività dell’intera maestranza, regolamentando l’ingresso dei nuovi soci, l’apprendistato dei novizi, l’esame per il passaggio da apprendisti a maestri d’arte, legiferando inoltre in materia di qualità dei prodotti e prezzi dei manufatti. Il mutuo soccorso fra i soci, l’assistenza ai soci indigenti, l’accompagnamento funebre dei soci defunti e la partecipazione alle feste solenni del calendario religioso nonché alle principali feste dell’associazione, erano rigorosamente regolamentati e rispettati dai soci, pena multe ed espulsioni dalla maestranza. In città solo gli appartenenti alla corporazione potevano aprire bottega ed esercitare l’arte. In età sabauda tale vincolo risultò ormai troppo restrittivo per le limitazioni del mercato e del lavoro e, nel maggio del 1864, un’apposita legge, decretò disciolte tali istituzioni.

A partire da quel momento alcuni gremi si trasformarono in “società” che, abbandonati i doveri relativi al mestiere, continuarono a perpetuare culti e feste in onore del santo patrono, altre confluirono nelle nascenti Società di Mutuo Soccorso basate sul mutualismo fra i soci operai. Di recente in alcune città dell’isola sono stati ricostituiti alcuni gremi volti al recupero di antiche feste ormai perdute, mentre storicamente continuano ad operare, senza soluzione di continuità, nelle città di Sassari ed Oristano. Nel capoluogo turritano e in quello arborense da oltre cinquecento anni i gremi perpetuano le principali manifestazioni cittadine, tramandando a Sassari il cerimoniale della processione della discesa dei Candelieri in voto della Madonna Assunta e ad Oristano, la storica corsa equestre della Sartiglia.

La mancanza di documenti ci impedisce di conoscere in quale momento storico preciso fu demandata ai gremi l’organizzazione della giostra oristanese. Mentre è documentata la volontà di un canonico della cattedrale arborense vissuto nella metà del Cinquecento di donare al Gremio dei Contadini di San Giovanni Battista un fondo rustico i cui proventi avrebbero garantito le spese della manifestazione. Ancora oggi la tradizione ricorda “su Cungiau de sa Sartiglia”, il fondo la cui rendita avrebbe garantito le spese della corsa in perpetuo, pena la perdita dei diritti su quel terreno da parte del Gremio dei Contadini. Diversamente, il Gremio dei Falegnami di San Giuseppe , storicamente sosteneva le spese dell’organizzazione della corsa attraverso i fondi raccolti dalla questua effettuata dai soci e dagli apprendisti del gremio e dalle offerte fatte alla corporazione da famiglie nobili e benestanti della città.

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Messaggio da skywalker » 07/03/2019, 12:14

Su Componidori
Il cerimoniale della Sartiglia ruota intorno alla figura de su Componidori. Il 2 di febbraio di ogni anno, festa della Candelora , le massime autorità del Gremio dei Contadini e del Gremio dei Falegnami nominano ufficialmente il proprio Componidori. La consegna di un cero benedetto segna l’investitura dei cavalieri che avranno il compito di guidare rispettivamente le corse dell’ultima domenica e martedì di carnevale.

Il giorno della corsa, la vestizione de su Componidori è il primo atto ufficiale. Nella sede designata dal gremio avviene la cerimonia più solenne della Sartiglia: il cavaliere prescelto viene trasfigurato in Componidori. Per mano delle massaieddas, abilissime ragazze vestite dell’antico costume tradizionale oristanese, e con la sovrintendenza di una più esperta, sa Massaia Manna, il cavaliere indossa gli antichi abiti de su Componidori, gelosamente custoditi dal gremio. Indossati i pantaloni di pelle, la candida camicia e il coietto, una giacca anch’essa di pelle che si allunga a modo di gonnellino sul davanti, ricordando il tipico abito da lavoro degli artigiani, viene posta sul viso del cavaliere la misteriosa maschera. È quello uno dei momenti più emozionanti dell’intero cerimoniale della Sartiglia: l’uomo si trasforma in Componidori. La sistemazione sul capo di un velo ricamato e del cilindro ultimano la vestizione di colui che non potrà toccare più terra sino al termine delle corse. Su Componidori del gremio dei Contadini si differenzia da quello del gremio dei Falegnami. Il primo indossa una maschera color terra mentre il secondo ne indossa una chiara color cera. Inoltre sugli sbuffi della camicia de su Componidori della Domenica sono raccolti da nastri rossi, mentre rosa e celeste sono i fiocchi del Componidori del Martedi, il quale reca sul coietto delle borchie d’argento a forma di cuore, mentre il coietto del capocorsa di San Giovanni è stretto sul davanti da lacci di pelle. La figura de su Componidori è sublime. Al termine della vestizione dovrà salire sul cavallo senza toccare il suolo, infatti un artiere accompagnerà il cavallo sino a sa mesitta, il tavolo dove è avvenuta la trasfigurazione del cavaliere: da lì su Componidori monterà sul suo destriero elegantemente bardato. A partire da quel momento su Componidori è la massima autorità che avrà il compito di comandare la corsa e, in seguito al complesso cerimoniale della vestizione, è il simbolo quasi sacro che con il suo incedere ieratico e il suo continuo atto di benedire con sa pippia de maiu, il doppio mazzo di viole mammole, offrirà il suo saluto al gremio, ai cavalieri e a tutta la città.

Giunti sul percorso di gara, dopo aver aperto ufficialmente la corsa con un triplice incrocio di spade con il suo Secondo, da inizio alla corsa alla stella affrontando per primo la sorte. A partire da quel momento, lui e solo lui potrà stabilire chi tra i cavalieri partecipanti potrà avere l’onore della spada, ovvero tentare la fortuna nel cogliere la stella. Ultimate le corse, su Componidori potrà nuovamente tentare di cogliere la stella, questa volta con lo stocco, la lancia di legno, che cederà anche ai suoi due aiutanti di campo. Le corse sul percorso della Cattedrale sono chiuse da sa remada, la grande prova di abilità e coraggio de su Componidori che affronta il percorso a gran galoppo riverso sul cavallo mentre benedice la folla con sa pippia de maiu.

Su Componidori guida il corteo nel trasferimento verso la via Mazzini. Qui la sua galoppata composta e ordinata con i suoi aiutanti, da inizio alle esibizioni che vedranno la partecipazione di tutte le pariglie del corteo. Al termine, ancora una volta sarà lui a chiudere ufficialmente le corse con un’altra galoppata, questa volta con i suoi compagni di pariglia, riverso sul cavallo mentre saluta e benedice la folla con il suo scettro di mammole. La manifestazione ormai conclusa ha il suo termine nella cerimonia di svestizione del capo corsa. Accostandosi con il cavallo sino a sa mesitta, facendo ancora una volta attenzione affinché non venga infranto il tabù della terra, smonta da cavallo direttamente sul tavolo, dove avverrà la svestizione. Le Massaieddas, tolto il cilindro e il velo, sciolgono le fettucce che per ore hanno stretto la misteriosa maschera. Levata la maschera cessa su Componidori e il volto dell’uomo riappare ai numerosi presenti che salutano e plaudono all’impresa del cavaliere.

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Messaggio da skywalker » 07/03/2019, 12:15

I Cavalieri
I cavalieri rappresentano senza dubbio una della componenti principali della Sartiglia. Ogni anno il passaggio dell’imponente corteo, degli eleganti cavalli riccamente bardati a festa con fiocchi e rasi colorati, montati da cavalieri rivestiti dei preziosi costumi della tradizione sarda e di quella spagnola, esprime la crescente ricerca della ricchezza e della bellezza curata dai cavalieri della Sartiglia.

I protagonisti a cavallo della manifestazione, ormai da alcuni anni, sono 120. In entrambe le giornate partecipano 40 pariglie, ciascuna di tre elementi, comprese le due pariglie dei Componidoris. Tale ordine è relativamente recente giacché nei primi decenni del Novecento, secondo le più antiche immagini in nostro possesso, partecipavano alla Sartiglia poche decine di cavalieri, mentre a partire dagli anni Cinquanta aumentò la partecipazione sino a raggiungere il numero di cento già negli anni Ottanta. Sino a pochi decenni fa partecipavano alla manifestazione oristanese numerosi cavalieri provenienti da altri comuni, in particolare ricordiamo la presenza dei cavalieri di Abbasanta, di Sedilo, di Palmas Arborea, di Sinnai, di Dolianova e di altre comunità della Sardegna dove vi era la tradizione delle corse a pariglia. In questi ultimi anni la partecipazione è riservata quasi esclusivamente a cavalieri oristanesi poiché è cresciuta in città la passione equestre nei giovani che vogliono quindi partecipare alla manifestazione. I cavalieri fanno tutti riferimento all’Associazione Sportiva Dilettantistica “Cavalieri Sa Sartiglia” che, nata nel 1980, coordina circa 200 cavalieri e provvede ogni anno, attraverso le prove di selezione, a segnalare l’elenco dei 120 cavalieri partecipanti.

La preparazione dei cavalieri alla Sartiglia dura un anno intero. Infatti sia chi possiede un proprio cavallo, sia chi dovrà provvedere al reperimento dell’animale attraverso il prestito da parte di un amico o un conoscente, è a lungo impegnato nella fase di preparazione atletica e nell’affiatamento con gli altri componenti della pariglia. Nel corso di questi ultimi anni la preparazione e l’ardimento dei cavalieri oristanesi ha raggiunto livelli di alta scuola. Le esibizioni delle evoluzioni, che rappresentano l’estrema manifestazione dell’affiatamento e della preparazione di sei componenti, i tre cavalli e i tre cavalieri, dimostra i livelli di preparazione e di passione raggiunti dalle pariglie. Ma se il passaggio nella via Mazzini è frutto dell’armonia del terzetto, la straordinaria galoppata nel percorso della Cattedrale rappresenta il momento di abilità e fortuna del singolo cavaliere. Infatti, chi tra i cavalieri ha la fortuna di essere chiamato da su Componidori per tentare la sorte nella discesa alla stella, sperimenta in prima persona ogni volta un’emozione straordinaria, che diventa ancora più forte se coronata dalla fortuna di cogliere quella agognata stella, sospesa ad un nastro verde sotto il campanile della Cattedrale della città.

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Messaggio da skywalker » 07/03/2019, 12:16

La vestizione
La mattina della corsa su Componidori (il Capocorsa), dopo la visita alle scuderie per salutare gli amici e colleghi cavalieri, si reca presso la casa del presidente del gremio. Da qui, verso mezzogiorno, parte la sfilata diretta verso la sede dove avverrà il rito della Vestizione. Il gruppo dei tamburini e trombettieri, apre il corteo composto dalle “massaieddas”, le giovani ragazze vestite nel costume tradizionale oristanese che portano sulle corbule gli abiti de su Componidori. Seguono quindi “sa Massaia manna”, la donna che dovrà sovrintendere al cerimoniale della vestizione, i componenti del gremio che custodiscono le spade e gli stocchi per la corsa e su Componidori. Una sala o una piccola piazza allestita per l’occasione, gremita di gente, accoglie il corteo.

Il cavaliere, tra gli applausi della folla e il rullo dei tamburi raggiunge quindi “sa mesitta”, il tavolo sul quale si compirà il rito. A partire da quel momento, solo al rientro dalle corse, al termine della cerimonia della svestizione, potrà nuovamente scendere dal tavolo e quindi toccare il suolo. Seduto sullo scanno il cavaliere indossa gli antichi abiti, aiutato dalle giovani ragazze. I costumi indossati da is Componidoris, i due cavalieri che rispettivamente guideranno la corsa della domenica e quella del martedì, sono caratterizzati da indumenti e da colori caratteristici del proprio gremio. I fiocchi rossi raccolgono gli sbuffi della candida camicia indossata da su Componidori del gremio di San Giovanni. Sono rosa e celesti quelli che sostengono le maniche del capocorsa del gremio di San Giuseppe. Sulla camicia viene indossato il coietto. Questa giacca smanicata, che termina a gonnellino a protezione sulle gambe e che ricorda l’antico indumento da lavoro, è stretta sul petto del cavaliere che guida la corsa della domenica da lacci di pelle.

È chiusa da borchie d’argento a forma di cuore nell’abito indossato da su Componidori della corsa del martedì che indossa, sopra i sui pantaloni, un ulteriore pantalone corto di pelle. L’impiego delle fasce intorno alla fronte e sotto il mento prepara il viso ad accogliere la maschera. Un brindisi d’augurio e un ultimo saluto segna l’ormai imminente metamorfosi del cavaliere. L’eccezionale squillo di tromba e l’incessante rullo dei tamburi accompagna la posa della maschera sul viso del cavaliere ormai trasfigurato in Componidori. Con la posa della misteriosa maschera il passaggio è avvenuto. Per tutti ora è su Componidori. La maschera impenetrabile color terra distingue su Componidori dei contadini, quella pallida ed impassibile è indossata da su Componidori dei falegnami. La cucitura di altre fasce per un migliore assetto della maschera e il posizionamento del velo ricamato e del cilindro sul capo avviano il cerimoniale alla conclusione. Ultima le operazioni la sistemazione di una camelia sul petto de su Componidori.

Sarà rossa quella del capocorsa della Domenica, rosea quella de su Componidori del martedì. Cessa in quel momento il tripudio di trombe e tamburi. Cessano gli applausi. In religioso silenzio un artiere introduce nella sala il cavallo del capocorsa che viene accompagnato sotto “sa mesitta”. Dal tavolo su Componidori monta sul cavallo. In quel momento il presidente del gremio gli consegna sa Pippia de maiu, il doppio mazzo di pervinche e viole mammole, simboleggianti la primavera che incalza. Con segni di benedizione, salutando il presidente del gremio, l’intera maestranza e tutti i presenti, il Componidori si porta verso l’uscita e riverso sul cavallo esce della sala. Nel piazzale lo accolgono i suoi due aiutanti di campo, tutti i cavalieri e una folla immensa festante. Dopo aver benedetto e salutato tutti i presenti si compone quindi il corteo diretto alla volta del sagrato della Cattedrale per dare inizio alla corsa alla stella.

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Messaggio da skywalker » 07/03/2019, 12:17

La corsa alla stella
Al termine della cerimonia della vestizione de su Componidori, il corteo dei cavalieri guidato dal capocorsa e preceduto dai trombettieri, dai tamburini e dal gremio dei Contadini la domenica e dei Falegnami il martedì, si dirige alla volta della via della Cattedrale di Santa Maria Assunta. Il passaggio del corteo è uno dei momenti più emozionanti della manifestazione. L’abbraccio della città e dei numerosi turisti provenienti da tutte le parti del mondo è forte. Rapisce l’imponenza dei cavalli, l’eleganza dei cavalieri rivestiti degli antichi costumi della tradizione sarda e spagnola, l’esplosione dei colori delle bardature, il tripudio delle trombe e dall’incedere dei tamburi. Ma su tutto colpisce l’eleganza imponente e ieratica de su Componidori, il re della corsa e della città che per un giorno attira su di se le attenzioni e le aspirazioni di tutta una comunità.

Il triplice incrocio di spade tra su Componidori e il suo secondo da inizio alla corsa. Il ritmo segnato dai tamburi rende solenne questa fase iniziale della giostra che si svolge proprio sotto il nastro verde che sostiene la luminosa stella di latta. A partire da quel momento inizia la sfida. Su Componidori per primo tenterà la sorte cercando di cogliere al gran galoppo il bersaglio, poi sarà la volta dei suoi due aiutanti di campo. Successivamente potranno cimentarsi nell’impresa tutti i cavalieri cui il capocorsa darà l’onore della spada. Infatti lui e solo lui potrà scegliere chi tra i cavalieri partecipanti potrà affrontare il percorso della Cattedrale e tentare di cogliere la stella. La felice galoppata di chi coglie il bersaglio è motivo di grande gioia per il cavaliere, per il gremio e per tutto il pubblico che accoglie con un boato la stella centrata. Il cavaliere abile e fortunato potrà rientrare sul percorso, godersi il tributo dei tamburini, dei trombettieri e il caloroso applauso della folla festante. A lui rimarrà in ricordo una piccola stella d’argento consegnatagli in premio. I cavalieri che per sorte e straordinaria abilità riusciranno nell’impresa di cogliere un’altra stella nella seconda giornata di Sartiglia riceveranno in premio una piccola stella d’oro.

E d’oro potrà essere nella stessa giornata di corsa il premio per i cavalieri della pariglia di testa cui è riservato l’onore di tentare nuovamente la sorte con lo stocco, ovvero la lancia di legno. Infatti, quando su Componidori decide di avviarsi verso la conclusione della corsa, rientra sul percorso riportando le spade utilizzate e consegnate alla massima autorità del gremio riceve lo stocco, la lancia di legno. Solo a lui e ai suoi compagni di pariglia sarà concesso l’onore di affrontare nuovamente il percorso in cattedrale e tentare di cogliere l’agognata stella con lo stocco. Ultimate le discese con lo stocco su Componidori si reca nuovamente sul sagrato della cattedrale e riconsegnando la lancia di legno riceve il suo scettro di mammole.

È quello uno dei momenti più emozionanti e toccanti della corsa. I tamburini con un ritmo straordinario accompagnano su Componidori che benedicendo la folla si dirige verso la Piazza Manno, punto di partenza delle discese alla stella. Lo squillo di trombe e il rullo dei tamburi annuncia sa Remada, il coraggioso atto compiuto da su Componidori che chiude ufficialmente la corsa alla stella riverso sul cavallo, affrontando a gran galoppo il percorso salutando e benedicendo il gremio e tutti i presenti. La galoppata termina nel piazzale dove sostano tutti i cavalieri che con grida di giubilo e applausi salutano l’estremo atto compiuto dal capo della corsa. Da quel momento si ricompone il corteo dei cavalieri che ripercorrendo la via Duomo e passando dal corso Umberto e dalla piazza Roma, si dirige verso la via Mazzini, teatro dove si svolgeranno le evoluzioni a pariglia

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Messaggio da skywalker » 07/03/2019, 12:18

La corsa delle pariglie
La corsa delle pariglie si svolge nella via Mazzini, un percorso che risulta fuori dall’antica città murata. Infatti, passando dalla duecentesca torre di Mariano II, idealmente il corteo della manifestazione, si immette sulla strada che anticamente si snodava intorno all’anello fortificato di difesa della città medievale, giungendo sino alla torre di Portixedda. Al termine della sfilata lungo l’intero percorso della via Mazzini, i cavalieri si dirigono verso i viottoli che si immettono nel vicolo che termina con un il caratteristico portico, simbolo del punto di partenza delle spericolate evoluzioni dei cavalieri. Su questo percorso, secondo l’ordine di sfilata, tutte le pariglie partecipanti potranno cimentarsi sul percorso. Ancora una volta la presenza in pista di cavalli e cavalieri è annunciata dai rulli dei tamburi e dagli squilli delle trombe.

“Su Brocci”, il piccolo tunnel che si immette nella via Mazzini, proietta le pariglie sul sagrato della chiesa di San Sebastiano. Da qui prendono il via le spericolate acrobazie dei cavalieri che dopo mesi di preparazione danno sfogo al proprio entusiasmo e alle proprie abilità. Apre le serie delle evoluzioni la pariglia de su Componidori. La totale salvaguardia dell’incolumità del capocorsa e del suo importante incarico impediscono alla sua pariglia di compiere evoluzioni. I tre cavalieri compiono il passaggio con i cavalli appaiati guidati dai cavalieri laterali mentre il capocorsa affronta il percorso con le mani sulle spalle dei compagni. Seguono quindi gli spericolati passaggi dei cavalieri che si spingono in spettacolari evoluzioni. In questi ultimi anni esibizioni di alta scuola segnano uno spettacolo unico e irripetibile. L’ultimo passaggio sul percorso è ancora una volta affrontato da su Componidori con la sua pariglia. La chiusura della corsa è segnata dal passaggio del capocorsa che esegue un’altra Remada.

Questa volta affronterà il percorso con i suoi compagni che a gran galoppo guideranno i cavalli mentre lui riverso sulla groppa del cavallo saluta e benedice la folla con sa pipia de maiu. Il capocorsa raggiunge quindi la compagine dei cavalieri che salutano il suo arrivo con tripudio di applausi mentre lui continua a benedire e salutare con il suo scettro di mammole e viole.

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Messaggio da skywalker » 07/03/2019, 12:19

La svestizione
Al termine della corsa delle pariglie il corteo si ricompone e ritorna sul percorso della via Mazzini. Ormai all’imbrunire, la sfilata dei cavalli e dei cavalieri segna la fine della corsa. In particolare nella giornata del martedì, il clima della festa della chiusura della manifestazione della giornata ma anche dell’intera annata, è sottolineata dal pubblico e da tutti i partecipanti alla manifestazione.

In particolare il dono delle preziose coccarde dei cavalli da parte dei cavalieri al pubblico in visibilio esalta l’atmosfera della festa. Al termine della sfilata il corteo formato dai trombettieri, dai tamburini, dal gremio e dai cavalieri, si dirige alla volta della sede del gremio dove è avvenuta la vestizione de su Componidori.

Raggiunto il locale, egli saluta tutti i cavalieri e i presenti ed entra, riverso sul cavallo, all’interno della sala. Raggiunta “sa mesitta”, nel più totale silenzio, il capocorsa può quindi balzare sul tavolo congedando il suo cavallo ad un artiere. Il tripudio di trombe e tamburi, le grida di esultanza e gli applausi salutano il rientro de su Componidori. Inizia quindi la cerimonia della svestizione. Levati il cilindro e il velo, lo straordinario rullo dei tamburi segna il momento in cui viene tolta la maschera: in quell’attimo su Componidori ritorna cavaliere. Da quel momento il gremio, i cavalieri e tutti i presenti si recano da lui per salutarlo e congratularsi.

La festa continuerà sino a tarda notte.

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