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Giganti di Mont'e Prama

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Giganti di Mont'e Prama

Messaggio da skywalker » 18/07/2019, 9:51

I Giganti di Mont'e Prama (Sos gigantes de Monti Prama in lingua sarda) sono sculture nuragiche a tutto tondo. Sono state trovate casualmente in un campo nel marzo del 1974 in località Mont'e Prama nel Sinis di Cabras, nella Sardegna centro-occidentale; le statue sono scolpite in arenaria gessosa locale e la loro altezza varia tra i 2 e i 2,5 metri; raffigurano arcieri, spadaccini, lottatori.

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Tale sito oltre ad essere attorniato da numerose vestigia nuragiche (villaggi, Nuraghi), potrebbe risultare essere l'emergenza di un più vasto insediamento; le prospezioni geofisiche permesse dall'utilizzo di un georadar di avanzata concezione hanno consentito di individuare altre numerose tombe, forse altri giacimenti di statue, nonché altre strutture probabilmente templari: ad oggi tali nuove evidenze non sono state ancora indagate.

Insieme con statue e modelli di nuraghe furono trovati anche diversi betili del tipo "oragiana", in genere pertinenti a una o più tombe dei giganti.

Le statue furono trovate in connessione ad una vasta Necropoli, nella quale furono sepolti in postura assisa dei giovani individui, quasi tutti forse di sesso maschile e dalla muscolatura molto sviluppata, fatto che, in connessione alla iconologia della statuaria ne sottolinea l'appartenenza al ceto dei guerrieri o comunque degli aristocratici; le più antiche sepolture contengono reperti ceramici collocati dagli studiosi nel Bronzo Recente 1300–1200 a.C.; gli indizi antropologici e genetici ricavati dai resti osteologici indiziano l'origine autoctona e nuragica dei guerrieri inumati.

Dopo quattro campagne di scavo fra il 1975 e il 1979, i 5.178 frammenti rinvenuti, tra i quali 15 teste, 27 busti, 176 frammenti di braccia, 143 frammenti di gambe e 784 frammenti di scudo, vennero custoditi nei magazzini del museo archeologico nazionale di Cagliari per trent'anni; solo alcuni dei primi frammenti vennero esposti in un sottoscala del museo; in generale, la scoperta fu trascurata per decenni, come asserì anche Lilliu.

Con lo stanziamento dei fondi nel 2005 da parte del Ministero per i beni e le attività culturali e della Regione Sardegna, le statue sono state ricomposte dai restauratori del C.C.A. (Centro di conservazione archeologica di Roma), coordinati dalla soprintendenza per i beni archeologici per le province di Sassari e Nuoro, in collaborazione con quella per le province di Cagliari e Oristano, presso i locali del centro di restauro e conservazione dei beni culturali di Li Punti a Sassari.

Le sculture ricomposte in seguito al restauro sono risultate in totale trentotto: cinque arcieri, quattro non definiti, sedici pugilatori, tredici modelli di nuraghe; tuttavia le nuove campagne di scavo hanno portato alla scoperta di nuovi esemplari.

A seconda delle ipotesi, la datazione dei Kolossoi – nome con il quale li chiamava l'archeologo Giovanni Lilliu – oscilla dal IX secolo a.C. o addirittura al XIII secolo a.C., ipotesi che potrebbero farne fra le più antiche statue a tutto tondo del bacino mediterraneo, in quanto antecedenti ai kouroi della Grecia antica, dopo le sculture egizie.


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Giganti di Mont'e Prama

Messaggio da skywalker » 18/07/2019, 9:58

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Nella Sardegna prenuragica la scultura era già diffusa durante il Neolitico e l'Eneolitico ma tali manifestazioni artistiche sembrano cessare d'improvviso durante il Bronzo antico, quando, tanto in Sardegna come in Corsica si afferma il cosiddetto "epicampaniforme", ultima espressione della Cultura del vaso campaniforme. Da tale evento nasceranno la Civiltà nuragica e la civiltà Torreana con sviluppi interdipendenti nell'ambito della architettura, della metallurgia e più in generale della cultura materiale. Tuttavia, mentre in Corsica la tradizione scultorea eneolitica prosegue sino al bronzo finale in Sardegna appare interrompersi al mutare dei costumi funerari e all'affermazione delle Tombe dei Giganti. È peraltro presso tali tombe monumentali del Bronzo medio che la scultura permane e progressivamente si riafferma con la creazione di betili, bassorilievi discoidali, grandi stele centinate e gli stessi conci isodomi scolpiti a martellina. Nondimeno, lo strettissimo legame tra le culture delle due isole si rivela anche nella "rinascita" della scultura in Sardegna come si evince dalle somiglianze stilistiche tra statue menhir della Corsica e i bronzetti.

È tra il 1300 a.C. e il 1200 a.C. che nel Sud della Corsica vengono scolpite le prime spade in rilievo nelle stele per poi proseguire nella rappresentazione dei guerrieri in vere e proprie statue stele nel Bronzo finale.[12] I bronzetti nuragici, e quindi le medesime statue di Monte Prama, a seconda che si ritenga più valida la cronologia "bassa" o "alta", presentano una datazione parzialmente o integralmente sovrapponibile alla datazione delle sculture della Corsica. In particolare, se tra statue menhir e bronzetti sussistono delle innegabili differenze tecniche (divergenze plastiche tra bronzo e granito), culturali (codice iconografico), possono evidenziarsi alcune somiglianze nella presenza di placche pettorali, armi disposte diagonalmente nel petto, nella probabile presenza di "maschere" e soprattutto nella rappresentazione del volto.[11] Non a caso, quella che si ritiene essere una delle prime rappresentazioni del volto umano nella Sardegna nuragica è il betilo del tipo "oragiana" ritrovato a San Pietro di Golgo, presso Baunei può costituire il trait-d'union tra le statue-menhir, le statue betilo e i bronzetti.

Nel Sud della Corsica, come in Sardegna, l'evoluzione della scultura appare essere legata a doppio filo al culto funerario del ceto dei guerrieri, e pertanto, a sua volta influenzata dai mutamenti della situazione socio politica sollecitata da non precisati fattori esterni e interni (per la Sardegna vedi infra). Se in Corsica, a partire dal 1250 a.C., le stele armate del Bronzo medio di tradizione eneolitica si evolvono progressivamente nelle statue stele di guerrieri con una attenta rappresentazione della loro panoplia,[16] in Sardegna la scultura figurativa si innesta nel betilo producendo quella che alcuni studiosi considerano come la proto-statuaria della cultura Nuragica, ovvero i cosiddetti cippi dei guerrieri o statue-betilo.
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Messaggio da skywalker » 18/07/2019, 10:00

Proto-statuaria nuragica: le statue betilo

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In un primo momento ritenute sculture puniche o romane, queste in realtà raffigurano dei guerrieri con il tipico elmo "a bustina", crestato e cornuto di tipo nuragico, come suggeriscono le cavità circolari nelle quali erano alloggiati i corni ancora parzialmente presenti nella statua betilo da Bulzi.

Secondo l'archeologa Fulvia Lo Schiavo, le sculture del nord Sardegna testimoniano l'esistenza di una proto-statuaria nuragica, tappa intermedia di una linea evolutiva che dai betili chiamati "a occhi" (o "oragiana") - presenti sia a monte Prama sia nelle tombe dei giganti costruite con conci perfettamente rifiniti - giungerà come esito finale alle statue antropomorfe di monte Prama, in accordo con quanto già sostenuto dall'archeologo Giovanni Lilliu a partire dall'esame del betile di Baunei, e il pilastro - del tutto identico ai betili oragiana - della scultura di Viddalba.

Durante la campagna di scavi del 2014 fu rinvenuto un nuovo esemplare di statua betilo. Il nuovo esemplare presenta il consueto volto umano secondo lo schema del naso e dalle profonde arcate orbitali sormontate da una sorta di cresta tipica degli elmi nuragici come nei casi di Ossi e di Viddalba.
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Messaggio da skywalker » 18/07/2019, 10:01

Nell'iconografia dei bronzetti, un ampio numero di manufatti è costituito da protomi di animali, associate a modelli di nuraghe, scolpite sulle pareti di particolari edifici di culto, come nel Pozzo sacro di Irru a Nulvi.

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L'esempio più raffinato in tal senso è costituito dal complesso nuragico di Sa Sedda 'e sos Carros, ubicato nella valle di Lanaithu, in territorio di Oliena e deputato al culto dell'acqua, dove inoltre furono rinvenuti possibili frammenti di statue. Le sculture si presentano entro un edificio di pianta circolare con bacile centrale; le pareti sono costruite con conci isodomi di basalto disposti a filari tra i quali uno è costituito da blocchi di calcare bianco, internamente ornato con una teoria di protomi di ariete (o di muflone). Dalle sculture forate in corrispondenza della bocca l'acqua zampillava nel grande bacile sottostante. Alcuni conci usati come pietrame bruto per livellare il pavimento roccioso mostrano tracce di decorazione a rilievo del tipo dei frammenti di scudo delle statue di mont'e Prama; l'accostamento è rafforzato dalla presenza di un possibile frammento di piede.

Un esempio simile di protomi di ariete scolpite ed esposte allineate si trova nel santuario di Gremanu-Madau. Entrambi i santuari risalgono all'età del Bronzo recente e presentano modelli di nuraghe.

Sempre presso aree cultuali sono presenti anche protomi di toro, come quelle del Pozzo sacro di Serra Niedda a Sorso, del Santuario nuragico di Santa Vittoria presso Serri, del pozzo sacro di Sant'Anastasia presso Sardara, dal sacello nuragico di Cuccuru Mudeju a Nughedu San Nicolò presso Sassari: pure in tutti questi casi sono compresenti i modelli di nuraghe.
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Messaggio da skywalker » 18/07/2019, 10:03

Le sculture in pietra denominate modelli di nuraghe sono state rinvenute in tutta la Sardegna nei principali centri nuragici di culto e nei villaggi. Costituivano la rappresentazione in scala delle torri e dei castelli nuragici, a fini sacrali e/o politici.

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In questi modelli, oltre alla raffigurazione dei particolari architettonici dei monumenti, come i mensoloni su cui si reggevano i terrazzi e gli ingressi monumentali a sesto acuto, si trova rappresentata l'intera gamma tipologica dell'architettura nuragica. Gli scultori ritrassero infatti sia i semplici nuraghi monotorre, sia quelli trilobati, come il Nuraghe Santu Antine presso Torralba, quelli quadrilobati come Su Nuraxi di Barumini, e anche i pentalobati come il Nuraghe Arrubiu di Orroli.

Tra le decine di modelli rinvenuti, su alcuni esemplari l'artigiano nuragico scolpì in altorilievo figure umane o simboli religiosi come:

il modello in arenaria gessosa proveniente dal nuraghe Cann'e Vadosu, nei pressi di Mont'e Prama, raffigurante un nuraghe trilobato con al centro di una facciata una figura umana, da alcuni ricercatori paragonata ai pugili di Mont'e Prama;
il modello rinvenuto presso San Sperate (Cagliari), in località Paulilongu, riferito a un nuraghe quadrilobato, in arenaria quarzosa, con al centro la raffigurazione di un ingresso monumentale e un personaggio con copricapo conico;
il modello in arenaria gessosa di Serra 'e is Araus a San Vero Milis, nel quale lungo il parapetto della torre è posto in rilievo un personaggio con al seguito un toro aggiogato;
il modello in arenaria di un altare monumentale in forma di nuraghe, ritrovato durante gli cavi entro il nuraghe Su Mulinu, a Villanovafranca, che presenta else di spade e un crescente lunare scolpiti in rilievo.
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Messaggio da skywalker » 18/07/2019, 10:08

Le sculture furono gettate per la maggior parte nella necropoli rinvenuta in località Monte de Prama (Mont'e Prama), un rilievo di modesta altitudine (50 m s.l.m.) situato in posizione strategica al centro della penisola del Sinis.

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Un altro frammento scultoreo – precisamente una testa – fu ritrovata altrove presso il pozzo sacro di Banatou di Narbolia, a circa 2 km dal nuraghe S'Uraki, poco distante dalla necropoli,[36] insieme con vari reperti ceramici sia punici sia nuragici.

Oltre alle statue del Sinis occorre segnalare una scultura rinvenuta nella Sardegna meridionale a San Giovanni Suergiu, nel Sulcis confrontata da alcuni studiosi con le statue di mont'e Prama.

Il Sinis fu frequentato fin dal periodo neolitico – come attesta l'importante sito archeologico di Cuccuru s'Arriu – noto per una necropoli del Neolitico medio, nelle tombe della quale era di norma presente un idolo femminile in stile volumetrico. Successivamente sono attestate tutte le culture che si avvicendarono nell'Isola nel corso dei millenni.

Tra queste è rilevante la presenza della Cultura del vaso campaniforme di cui si ha traccia anche altrove in Sardegna e che prelude alla Cultura di Bonnannaro. Sarà poi quest'ultima a dar vita alla Civiltà nuragica.

Per la sua felice posizione geografica, nell'antichità la penisola del Sinis fu una testa di ponte per le rotte verso le Baleari e la penisola iberica, da sempre relazionate alla Sardegna. Nell'arcipelago delle Baleari sorgeva infatti la Civiltà talaiotica, sotto vari aspetti simile alle Civiltà nuragica e torreana.

Il Sinis è inoltre favorito dalla vicinanza al Montiferru, luogo in cui è ubicato un antico vulcano sede di importanti miniere di ferro e di rame, anch'esso strettamente controllato tramite numerosi nuraghi.

Il toponimo Monte 'e Prama significa in lingua sarda "Monte delle Palme", probabilmente dovuto al fatto che la località era ricoperta da palme nane, un tempo abbondanti nel Sinis. L'area nella quale è situata la necropoli è riportata con il toponimo "M. Prama" sulle mappe catastali del Comune di Cabras, e sulle mappe 1:25000 dell'Istituto Geografico Militare al foglio 216 N.E.

La lettera M di tale dicitura dà luogo a diverse interpretazioni tra le quali Monti, Monte, Montiju, diciture tuttora in uso nella lingua sarda. Nel passato l'uso di tale toponimo indicante la presenza delle palme nane in loco, era documentato in alcuni scritti. Secondo la testimonianza del teologo e scrittore Salvatore Vidal, nella sua opera Clypeus Aureus excellentiae calaritanae del 1641, parlando del Sinis riporta il toponimo Montigu de Prama. Il frate minore Antonio Felice Mattei scrisse nel 1700 una storiografia delle diocesi e dei vescovi sardi e parlando delle località del Sinis menziona Montigu Palma.
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Messaggio da skywalker » 18/07/2019, 10:09

I frammenti delle sculture furono rinvenuti al di sopra di una necropoli situata sulle pendici del monte Prama, sovrastata da un nuraghe complesso ubicato sulla sommità dell'altura. Le tombe che la compongono sono del tipo a pozzetto e per lo più risultarono prive di corredo funerario. In quelle finora esaminate sono stati rinvenuti – in posizione seduta – resti umani sia maschili sia femminili, di età compresa tra i tredici e i cinquanta anni, uno per ogni tomba.

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Allo stato attuale (2012) il complesso funerario può essere suddiviso in due aree: la prima con forma di parallelepipedo fu indagata nel 1975 dall'archeologo A. Bedini; la seconda è un'area disposta a serpentina scavata tra gli anni 1976 e 1979 da Maria Ferrarese Ceruti e Carlo Tronchetti. Parallela a quest'ultima si trova una strada lastricata, delimitata da alcune lastre in pietra calcarea infisse a coltello. La costruzione della strada risulterebbe coeva alla monumentalizzazione della necropoli.

Planimetria della necropoli di monte Prama.
Lo scavo "Bedini" ha riportato alla luce un'area con trentatré tombe a cista litica ma costruite con roccia diversa da quella dell'area a serpentina. Tali ciste risultarono essere per lo più prive dei lastroni di copertura in quanto divelti dai lavori agricoli che in tutti i secoli successivi interessarono l'area. Quella che vien definita "area Bedini" risulta esser stata edificata in tre diverse fasi:

la prima fase – a causa della loro arcaicità – è rappresentata dalle tombe a pozzetto circolare. Queste somigliano alle tombe ritrovate nel Tempio di Antas situato nella Sardegna meridionale e dedicato al Sardus Pater il dio eponimo dei Sardi nuragici;
la seconda fase fu quella interessata dal rivestimento delle tombe con lastre di pietra;
nella terza – coeva alla parte di necropoli scavata dall'archeologo Carlo Tronchetti – si ebbe l'apposizione delle statue.
Nella parte scavata da Carlo Tronchetti, l'inizio della necropoli è indicato – sia in ordine cronologico sia spaziale – da una lastra in pietra infissa a coltello giustapposta alla prima tomba del lato Sud. Il lato Nord comprende invece le tombe di età più recente ed è anch'esso delimitato da una lastra in pietra infissa a coltello. A fianco dei lastroni di copertura del tracciato a serpentina sono state rinvenute ulteriori fossette utilizzate per deporre ossa umane.[45] A causa della presenza dell'"area Bedini", le ultime tre tombe edificate non seguono il naturale tracciato ma ripiegano sul fianco delle precedenti sepolture. La necropoli risulta attualmente (2012) non ancora completamente scavata.

È inoltre documentata un'area posta a venti metri dal settore di Bedini, nella quale furono rinvenuti lastre di copertura e fusti, definiti dall'archeologo Giovanni Lilliu, di "colonne", ma che per diametro e caratteristiche rientrano appieno nelle sezioni modulari dei modelli di nuraghe rinvenuti nel resto della necropoli.
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Messaggio da skywalker » 18/07/2019, 10:10

Secondo alcuni archeologi che scavarono il sito (C. Tronchetti, A. Bedini) le statue avevano come scopo la monumentalizzazione della necropoli. Un indizio in tal senso sarebbe fornito dalla tomba numero sei dell'area scavata dall'archeologo Carlo Tronchetti, all'interno della quale fu rinvenuto un frammento di scarto di lavorazione di uno scudo, rendendo plausibile la realizzazione in loco delle statue, che sarebbero dunque state costruite appositamente per la necropoli. In base ad alcune considerazioni circa le caratteristiche scultoree, alcuni studiosi ritengono che anche betili e modelli di nuraghe furono scolpiti appositamente per adornare la necropoli o il santuario.

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Supponendo l'originaria unitarietà di statue e necropoli, alcuni studiosi hanno ipotizzato che la necropoli potesse richiamarsi all'antica tradizione delle tombe dei giganti; costituirebbero degli indizi in tal senso il tracciato a serpentina e la presenza dei betili. Secondo tale ipotesi le statue sarebbero state collocate sopra le lastre di copertura delle tombe costituendo in tal modo un viale monumentale. Secondo un'altra ipotetica ricostruzione, le sculture sarebbero state disposte a semicerchio nei lati est e ovest della necropoli, rendendo ancora più forte - in tal caso - il richiamo alla tomba dei giganti e alla sua esedra megalitica. Allo stato attuale delle conoscenze (2011), entrambe le ipotesi non sono sorrette da validi riscontri per ammissione degli archeologi stessi.

L'incompletezza degli scavi rende impossibile stabilire quale fosse il reale aspetto della necropoli e la sua effettiva estensione. Rimangono inoltre dubbi sulla originaria ubicazione delle statue. A fronte di tali problemi, alcuni studiosi teorizzano un adiacente santuario nuragico nel quale le statue sarebbero state originariamente posizionate. Costituirebbe un indizio in tal senso l'esistenza di un'area posta a venti metri dagli scavi di A. Bedini e C. Tronchetti nella quale furono rinvenuti fusti di modelli di nuraghe monotorre e lastroni, probabilmente utilizzati come copertura delle tombe scavate da A. Bedini, oppure come basamento di una platea per il posizionamento dei modelli di nuraghe come aveva già suggerito l'archeologo G. Lilliu.

Le recenti ricerche effettuate dall'Università di Cagliari con l'utilizzo di un georadar, hanno individuato un'area vasta almeno sei ettari dotata di strutture artificiali e dunque create dall'uomo. Le nuove indagini pertanto sembrano convalidare la tesi dell'esistenza di un santuario nuragico a Mont'e Prama. L'esistenza di altri monumenti di carattere sacro nei pressi della necropoli è suggerito dalla presenza di tipici conci utilizzati per l'edificazione dei pozzi sacri. Altri ricercatori ritengono che non si possa completamente escludere la presenza di un megaron nuragico al di sotto dell'edificio romano in opera cementizia, situato nei pressi della necropoli.
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Messaggio da skywalker » 18/07/2019, 10:12

Malgrado Mont'e Prama sia soprattutto un sito funerario i rituali mortuari non sono stati dettagliatamente studiati. Alcuni studiosi, sebbene nelle tombe più antiche non siano stati trovati reperti orientali, ipotizzano influenze Fenice e Villanoviane per spiegare la comparsa della particolare sepoltura con una tomba a pozzetto e la inumazione assisa del defunto. Le tombe possono essere a pozzetto semplice od a cista e semicista. Le tombe a pozzo semplice sono costituite da una semplice fossa circolare, probabilmente ricoperte da un mucchio di pietre, visibile in superficie, come ad Antas; le tombe della fase successiva, sono collocate, nel settore Bedini e Tronchetti, provviste di parete in pietra (cista o semicista) e lastrone di copertura.

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Le sepolture sono uniformi, presentando tutte l'individuo solitamente in postura seduta con le gambe flesse e unite al torace. I defunti furono deposti seduti sul fondo di pozzetti individuali, generalmente con le spalle rivolte a est, tranne poche eccezioni (es: pozzetto J).

È prevalente l'idea tra gli studiosi che si tratti di sepolture primarie; tuttavia alcuni autori non escludono la presenza di sepolture anche secondarie, in ragione della forte frammentarietà dei resti scheletrici.

Simili tombe e identiche sepolture sono presenti in Europa, e nella medesima epoca delle sepolture più antiche di Prama, nel Bacino parigino (XV-X sec a.C.); il rituale della postura assisa potrebbe dunque derivare dal retaggio delle tradizioni megalitiche europee dove è attestato sin dal Mesolitico.

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In Sardegna tale peculiare rituale trova confronti in altre necropoli, tra le quali spicca quella di Antas, posta al di sotto del tempio del Sardus Pater e poco distante dal santuario Nuragico delle acque ipogee, della grotta de Su Mannau; presso una delle tombe di Antas, fu ritrovata una statuina raffigurante un personaggio in nudità rituale armato di lancia, per alcuni studiosi, tra le più antiche raffigurazioni del dio Sardus. Le tombe di Antas non sono state datate al C-14 pertanto sono convenzionalmente attribuite nel IX sec. a.C.

Il costume funerario con postura assisa di Mont'e Prama, fu rinvenuto da Taramelli presso Bopitos oramai andate distrutte; in tali Allée couverte, dalle quali discendono le tipiche Tombe dei Giganti nuragiche, almeno quattro individui giacevano nella tipica postura poi utilizzata presso Monte Prama.
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Messaggio da skywalker » 18/07/2019, 10:13

I segreti di Mont’e Prama svelati dai file del georadar
Il geofisico Ranieri ha mostrato i risultati delle ricognizioni effettuate nel 2014. Molte delle 60mila anomalie sono in un terreno in cui è stata piantata una vigna

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Quale futuro si prospetta per l’area archeologica di Mont’e Prama? Alla domanda, più che lecita visto il silenzio calato sul sito da oltre un anno, pare che nessuno, Soprintendenza in primis, abbia intenzione di rispondere. A spezzare il silenzio ci ha provato il geofisico Gaetano Ranieri, autore, insieme all’archeologo Raimondo Zucca, di un progetto finanziato dalla Fondazione di Sardegna e dall’assessorato regionale alla Cultura, che prevedeva l’utilizzo del Georadar. Ranieri, nelle sale del Parco dei Suoni, ha mostrato al pubblico la grande quantità di documenti cartografici originati dall’indagine, eseguita con il georadar su gran parte della collina di Mont’e Prama.

Lo strumento ha setacciato decine di ettari, rilevando oltre 60mila anomalie, ben evidenziate dalle carte commentate dallo studioso. Si vedevano distintamente corpi di varie dimensioni, squadrati e tondeggianti, linee orizzontali e verticali precise e perfino una struttura che poi si è rivelata una statua con la testa ancora attaccata al busto. Tutto ben evidenziato da una scala cromatica che metteva in rilievo le anomalie nel sottosuolo. Immagini che hanno alimentato la curiosità e stimolato le domande del pubblico. Ranieri però non ha mai affermato che ad ogni anomalia corrispondesse un reperto: «Per sapere di cosa si tratta – ha osservato – occorre indagare».

Gli scavi, però, non dovrebbero riprendere in tempi brevi. Prima occorre provvedere a espropriare i terreni confinanti con l’area da indagare. E dove, nel 2013, è passato il georadar che ha rilevato la presenza delle anomalie mostrate da Ranieri, nel 2015 è stato impiantato un vigneto: oltre sette ettari coltivati a Vernaccia, Vermentino, Nieddera e Cannonau più altri 2 ettari e mezzo di piante madri per legno americano, cioè: portainnesto per la vite. Circa 11.500 viti, gran parte delle quali innestate e già in produzione. Eppure le ricerche effettuate da Gaetano Ranieri (primo studioso a utilizzare il georadar nell’esplorazione sistematica del sottosuolo) e dall’archeologo Raimondo Zucca, rivelarono fin da subito che in quel terreno sarebbe stato opportuno approfondire le ricerche.

I risultati delle indagini, verificate e georeferenziate, infatti vennero consegnati ai finanziatori del progetto e alla soprintendenza, che concesse le autorizzazioni per l’impianto del vigneto. A questo punto l’auspicio di tutti è che chi deve provvedere a formalizzare gli espropri, pagando il giusto al legittimo proprietario, lo faccia quanto prima e che gli scavi riprendano. La collina di Mont’e Prama potrebbe davvero rappresentare la scoperta archeologica più importante del secolo, come è stato affermato più volte dagli stessi studiosi che fin dal 1974, dopo il rinvenimento del primo frammento di statua da parte del contadino Battista Meli, indagarono nel sito, riportando alla luce le statue dei guerrieri, dei pugilatori e degli arcieri e molti altri importantissimi reperti, datati tra l’XI e l’VIII secolo a. C.

Nello stesso periodo, a Xi’an, in Cina, Yang Zhifa,

anche lui un contadino, mentre scavava un pozzo rinvenne le prime statue dei soldati terracotta. Da allora Xi’an ogni anno è meta di milioni di visitatori. A Mont’e Prama, invece, i turisti si devono accontentare di guardarlo da dietro le maglie di una rete di recinzione.
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